Il mercato del lavoro americano continua a sorprendere in positivo. A maggio, l'occupazione nei settori non agricoli è aumentata di 172.000 unità, un risultato nettamente superiore alle stime del mercato, che indicavano una crescita compresa tra 85.000 e 105.000 nuovi posti. Il tasso di disoccupazione si è mantenuto stabile al 4,3%, in linea con le aspettative, muovendosi all'interno di un intervallo ristretto tra il 4,3% e il 4,5% da luglio 2025.
A rafforzare ulteriormente la lettura positiva contribuiscono le revisioni dei mesi precedenti: il dato di marzo è stato rivisto al rialzo di 29.000 unità, quello di aprile di ben 64.000, per un totale di 93.000 posti in più rispetto alle stime iniziali. Il quadro occupazionale degli ultimi mesi appare quindi più solido di quanto si ritenesse.
Non mancano tuttavia alcune ombre. L'occupazione nelle attività finanziarie è scesa di 22.000 unità a maggio, risultando in calo di 107.000 unità rispetto al picco di maggio 2025. Il settore trasporti e magazzinaggio resta in flessione di 92.000 unità rispetto al massimo di febbraio 2025. Anche la disoccupazione di lunga durata merita attenzione: le persone senza lavoro da almeno 27 settimane sono rimaste stabili a circa 2 milioni, ma in aumento di 524.000 unità su base annua, rappresentando il 27,5% del totale dei disoccupati. A questi si aggiungono 4,8 milioni di lavoratori impiegati part-time per ragioni economiche, che avrebbero preferito un impiego a tempo pieno. Segnali che invitano a non leggere il report in chiave eccessivamente ottimistica.
Sul fronte salariale, la retribuzione oraria media nel settore privato è cresciuta di 12 centesimi a maggio, pari a +0,3% mensile, raggiungendo 37,53 dollari, con una variazione annua del 3,4%, in lieve calo rispetto al 3,6% di aprile. Un dato rassicurante sotto il profilo inflazionistico, che indica come il mercato del lavoro stia creando occupazione senza alimentare una spirale salariale preoccupante.
Tuttavia, per la Federal Reserve il quadro complessivo complica l'ipotesi di un taglio dei tassi nel breve periodo e aumenta leggermente la probabilità di un rialzo nel medio-lungo termine. A confermare questa lettura è il Beige Book della Fed, che fotografa un'economia in crescita — dieci dei dodici distretti hanno registrato un'espansione lieve o moderata, con un netto miglioramento del comparto manifatturiero rispetto ad aprile — ma con rischi inflazionistici in aumento. Il principale motore delle pressioni sui prezzi è oggi lo shock energetico, con effetti a cascata su spedizioni, alimentare, fertilizzanti e packaging. I consumi restano biforcati: le famiglie con redditi più elevati mostrano tenuta, mentre quelle di fascia media e bassa evidenziano segnali di stress crescente.
In sintesi, l'economia americana si conferma in buona salute strutturale, con un mercato del lavoro più resiliente del previsto. Ma il ritorno delle pressioni inflazionistiche, trainato dai costi energetici, rimette la Federal Reserve in una posizione di attesa vigile, ben lontana da qualsiasi svolta accomodante.