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Data di pubblicazione 17 giugno 2026
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Autore: Alberto Cascione

Fed: tutto sulla prima riunione con il nuovo governatore

Tassi fermi: ma quali indicazioni ha dato il nuovo governatore? Cosa aspettarsi?

La Federal Reserve ha deciso all'unanimità di mantenere i tassi di interesse invariati nell’intervallo tra il 3,5%–3,75%: è la quarta volta consecutiva che il costo del denaro resta fermo. Si tratta della prima decisione presa sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh, e il comunicato ufficiale è apparso più breve del solito, senza alcun riferimento esplicito a possibili tagli futuri — un segnale di discontinuità nello stile comunicativo rispetto alla gestione precedente.

Dietro l'apparente unanimità, però, si nasconde una Fed profondamente divisa sulle prospettive per il resto dell'anno. Il "dot plot", il grafico dei punti, mostra che 9 membri prevedono almeno un rialzo nel 2026, 6 ne anticipano addirittura due o più, mentre altri 9 non si aspettano variazioni o ipotizzano persino dei tagli. Rispetto alle indicazioni precedenti, è stato rimosso ogni riferimento a possibili riduzioni dei tassi, il che rafforza l'idea che la prossima mossa, se ci sarà, sia più probabilmente un rialzo.

Sul fronte macroeconomico, il quadro resta complesso: le stime di inflazione sono state riviste al rialzo, con l'inflazione core, cioè quella di fondo, attesa intorno al 3,3% per il 2026, segnale di pressioni persistenti e di una strada più lunga del previsto per tornare all'obiettivo del 2%. Allo stesso tempo, la crescita resta solida (PIL 2026 stimato al 2,2%) e il mercato del lavoro continua a mostrarsi resiliente, con la disoccupazione attorno al 4,3%.

Tra i fattori che alimentano le pressioni sui prezzi figurano il conflitto in Medio Oriente legato all'Iran, con le sue ripercussioni sui costi energetici, e la forte domanda generata dagli investimenti nell'intelligenza artificiale. Non manca però un elemento di possibile distensione: i segnali di un'intesa USA-Iran, che potrebbero portare a un calo del prezzo del petrolio e quindi attenuare in parte le tensioni inflazionistiche.

Warsh ha intanto annunciato l'intenzione di imprimere un cambiamento più strutturale alla Fed — un vero e proprio "regime change" (cambio di rgime) — che prevede una revisione delle modalità di comunicazione dell'istituto e un riesame dell'approccio ai dati, al bilancio e al framework usato per definire la politica sull'inflazione. Ha però confermato che l'obiettivo del 2% di inflazione resta invariato e non sarà oggetto di revisione.

In sintesi, la Fed di Warsh resta in una fase di attesa prudente: non taglia i tassi, ma non esclude nemmeno futuri rialzi, mostrando un orientamento complessivamente più restrittivo rispetto a quanto i mercati si aspettavano, in un contesto di inflazione ancora elevata e visioni interne divergenti sul percorso da seguire.