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Data di pubblicazione 17 giugno 2026
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Autore: Alberto Cascione

Inflazione: Eurozona, Italia, Polonia e Regno Unito a confronto

Il confronto tra le quattro aree mostra un'Europa dell'inflazione tutt'altro che omogenea

Inflazione zona euro e salari: cosa raccontano i dati di maggio 2026

L'inflazione annua dell'area euro è salita al 3,2%, in aumento rispetto al 3,0% di aprile. A spingere il dato generale è soprattutto la componente energetica, che ha toccato il 10,9% su base annua, seguita dai servizi, passati dal 3,0% al 3,5%. In controtendenza alimentari, bevande alcoliche e tabacco, scesi al 2,0% dal 2,4% precedente, mentre i beni industriali non energetici sono rimasti relativamente stabili allo 0,9%. Anche l'inflazione core, che esclude energia e alimentari, ha accelerato al 2,5% dal 2,2% di aprile, un segnale che la Banca Centrale Europea osserva con particolare attenzione perché indica pressioni sui prezzi più persistenti e meno legate ai soli rincari energetici.

In questo contesto si inserisce la dinamica salariale, elemento chiave per le scelte di politica monetaria della BCE. La crescita dei salari nell'Eurozona dovrebbe accelerare nella seconda metà del 2026, ma resterà ben distante dal picco del 5,2% raggiunto nel 2024: la stima si attesta intorno al 2,6% annuo nel terzo e quarto trimestre. Questo rimbalzo riflette in larga parte un effetto tecnico, legato ai consistenti pagamenti una tantum erogati nel 2024 e non replicati nel 2025, più che una nuova fiammata salariale.

La BCE monitora i salari con attenzione perché temuto è il rischio che l'inflazione energetica si trasmetta in modo duraturo all'economia, attraverso aumenti retributivi da un lato e rincari dei prezzi praticati dalle imprese dall'altro. Non a caso l'Istituto di Francoforte ha già alzato i tassi e i mercati scontano ulteriori ritocchi al rialzo fino a un livello di circa il 2,5%. Pur in presenza di segnali di distensione, come la riapertura dello Stretto di Hormuz, gli effetti della crisi energetica sui prezzi richiederanno ancora diversi mesi prima di normalizzarsi completamente.

Inflazione in Italia e Polonia: due traiettorie opposte

Italia: i prezzi accelerano ancora, energia e servizi sotto la lente

In Italia l'inflazione prosegue la sua corsa. Secondo i dati Istat di maggio 2026, il carovita è salito al 3,2% su base annua, dal 2,7% di aprile, con un incremento mensile dello 0,4%. L'accelerazione è legata principalmente al balzo dei prezzi degli energetici non regolamentati, passati dal 9,6% al 12,5-12,6% annuo, a quelli regolamentati, saliti dal 5,3% al 5,6-5,8%, e ai servizi di trasporto e ricreativi/culturali, entrambi in crescita.

Un dato interessante riguarda il cosiddetto "carrello della spesa", l'insieme dei beni alimentari e per la casa più acquistati: la sua crescita ha invece frenato, passando dal 2,3% di aprile all'1,9% di maggio, segno che le tensioni più forti restano concentrate sul fronte energetico. L'inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, è invece salita all'1,8% dall'1,6% precedente.

Polonia: frenata a sorpresa, respiro per la Banca Centrale

In Polonia il quadro è opposto. L'inflazione al consumo di maggio 2026 è scesa al 3,1% su base annua, in calo dal 3,2% di aprile, contro attese di mercato che indicavano invece un'accelerazione fino al 3,7%. Il rallentamento è stato determinato soprattutto dal forte calo dei prezzi alimentari, il più marcato registrato nel mese di maggio dall'inizio della transizione economica polacca nei primi anni Novanta. Su base mensile i prezzi al consumo sono addirittura scesi dello 0,3%, la prima flessione mensile in un anno.

Le pressioni sui prezzi energetici restano comunque elevate: elettricità, gas e altri combustibili sono cresciuti del 5% su base annua, mentre i carburanti per i trasporti privati sono saliti del 12,3%, complici le tensioni geopolitiche legate al conflitto in Medio Oriente. Il dato più contenuto del previsto ha offerto respiro al Consiglio di Politica Monetaria della banca centrale polacca (NBP), che può così permettersi di mantenere i tassi invariati e valutare con più calma l'impatto dello shock petrolifero, riducendo nel contempo il rischio che l'inflazione superi la soglia del 3,5% prima del quarto trimestre 2026.

Inflazione nel Regno Unito: stabilità al 2,8%, ma i servizi continuano a spingere

Nel Regno Unito l'inflazione di maggio 2026 si è fermata al 2,8% su base annua, invariata rispetto al mese precedente e sotto le attese degli economisti, che prevedevano un'accelerazione fino al 3%. Il rallentamento è stato sostenuto in particolare dai prezzi di alimentari e bevande analcoliche. Le pressioni interne restano tuttavia elevate: l'inflazione dei servizi, considerata l'indicatore più rappresentativo della domanda interna, è salita al 3,7%, sopra le previsioni degli analisti.

Questo quadro misto spinge la Bank of England verso un approccio prudente, di tipo attendista. I mercati si aspettano che i tassi restino fermi al 3,75% nel breve periodo, con le aspettative di nuovi rialzi che si stanno progressivamente riducendo, fino a scontare un solo ulteriore intervento. Il recente calo dei prezzi energetici, legato alla fine delle tensioni in Medio Oriente, potrebbe contribuire a contenere le pressioni future sui prezzi. Resta però un fattore di rischio concreto: l'aumento delle bollette domestiche previsto per luglio, pari a circa il 13%, che potrebbe aggiungere fino a 0,4 punti percentuali al tasso di inflazione complessivo. Le autorità monetarie britanniche si trovano quindi a dover bilanciare un mercato del lavoro debole con un'inflazione ancora sopra il target del 2%, in un contesto dove il rischio di una spirale salari-prezzi non è del tutto scongiurato.