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Svizzera, Polonia, Turchia

Svizzera, Polonia, Turchia

Data di pubblicazione 03 luglio 2026
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Autore: Alberto Cascione

L'inflazione rallenta in Svizzera, Polonia e Turchia

Il petrolio più economico allenta le pressioni sui prezzi

A giugno 2026 i dati sull'inflazione pubblicati in tre economie molto diverse tra loro — Svizzera, Polonia e Turchia — raccontano una storia comune: il calo dei prezzi energetici, e in particolare del petrolio, sta contribuendo a raffreddare la corsa dei prezzi al consumo, anche se con intensità e implicazioni di politica monetaria molto differenti da un Paese all'altro.

Svizzera: l'inflazione torna a scendere dopo otto mesi

In Svizzera l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,5% su base annua a giugno, in rallentamento rispetto allo 0,6% di maggio e in linea con le attese. È la prima frenata registrata negli ultimi otto mesi, dovuta soprattutto al calo dei costi energetici, benzina in testa. L'inflazione core, che esclude le voci più volatili come energia e alimentari, si è mantenuta stabile allo 0,3%, segno che le pressioni di fondo restano molto contenute. Alcuni rincari — verdure, hotel, autonoleggi — sono stati compensati dal calo dei prezzi di voli aerei, gasolio da riscaldamento e diesel.

Per la Banca Nazionale Svizzera (SNB) il dato resta pienamente coerente con l'obiettivo di inflazione compreso tra 0% e 2%; l'istituto si attende un lieve rialzo nei prossimi trimestri, ma senza segnali di pressioni persistenti. Con i tassi già a zero, la SNB fa sempre più affidamento sugli interventi valutari per evitare che un franco troppo forte spinga l'inflazione al di sotto del target, e ha confermato la propria disponibilità a intervenire sul cambio se necessario. In sintesi, la priorità della banca centrale elvetica non è contenere prezzi troppo alti, ma evitare che scendano troppo.

Polonia: inflazione ai minimi, si allontana il rischio di nuovi rialzi dei tassi

In Polonia l'inflazione ha rallentato per il terzo mese consecutivo, scendendo al 2,5% a giugno dal 3,1% di maggio: un dato inferiore alle attese (2,7%) e il più basso degli ultimi mesi, ormai in linea con l'obiettivo del 2,5% fissato dalla banca centrale. Questo raffreddamento riduce quasi del tutto il rischio di ulteriori rialzi dei tassi e alimenta invece le aspettative di futuri tagli. Diversi economisti ritengono che la banca centrale polacca possa assumere un atteggiamento più accomodante nei prossimi trimestri, soprattutto se crescita economica e inflazione di fondo continueranno a indebolirsi. I dati indicano inoltre che l'impatto del conflitto in Medio Oriente sui prezzi energetici è stato meno pesante del previsto per la Polonia.

Sui mercati, la reazione è stata immediata: lo zloty si è indebolito sull'euro, i titoli di Stato polacchi sono saliti con rendimenti in calo, e gli investitori prezzano ormai una probabilità maggiore di tagli dei tassi rispetto a nuovi rialzi. Restano comunque alcuni rischi di medio-lungo periodo, come il rincaro dei fertilizzanti, ma il quadro attuale appare favorevole a una politica monetaria meno restrittiva.

Turchia: l'inflazione resta altissima, ma torna a rallentare

Il quadro turco è di tutt'altra scala, ma segue la stessa direzione. Dopo due mesi consecutivi di accelerazione, l'inflazione ha rallentato a giugno 2026, sempre grazie al calo dei prezzi energetici: l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 32,1% su base annua, contro il 32,6% di maggio, un dato in linea con le previsioni.

Il precedente aumento era stato innescato dal rincaro dei costi energetici seguito alle tensioni geopolitiche e alle difficoltà nei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia particolarmente sensibile per la Turchia, fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio e gas naturale.

Sul fronte della politica monetaria, la banca centrale turca mantiene un approccio prudente: ha sospeso il ciclo di tagli dei tassi avviato in precedenza e continua a finanziare il sistema bancario a un tasso del 40%, superiore a quello ufficiale del 37%. Alcuni economisti e operatori di mercato non escludono comunque una riduzione del tasso di finanziamento nella riunione di luglio, favorita dal recente calo del petrolio; il governatore ha però chiarito che non c'è fretta di allentare la politica monetaria. Le aspettative restano caute: la maggior parte degli economisti prevede che l'inflazione chiuderà il 2026 poco sotto il 30%, un livello comunque superiore alla stima ufficiale della banca centrale, fissata al 26%.

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