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Indonesia: il punto

Indonesia: il punto

Data di pubblicazione 01 luglio 2026
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Autore: Alberto Cascione

MSCI lascia l'Indonesia nel limbo

Cosa sta succedendo all'Indonesia? Quali sono le prospettive?

Il 23 giugno, l'Indonesia sperava in una risposta definitiva. Ci si aspettava che MSCI (Morgan Stanley Capital International) decidesse se mantenere o no lo status di mercato emergente (MSCI Emerging Markets) alla Borsa di Giacarta, ma non è stata presa ancora nessuna decisione. Il verdetto è stato rinviato a novembre, prolungando l'incertezza che circonda uno dei mercati più promettenti del Sud-est asiatico.

Un 2026 particolarmente difficile

Per gli investitori, la prima metà dell'anno è già stata molto difficile: da gennaio la Borsa di Giacarta ha perso quasi il 40% del suo valore in euro; una performance drammaticamente inferiore alle attese e che contrasta nettamente con le prospettive economiche del Paese. Questa sfiducia non rappresenta, però, una novità: da quando si è insediato nell'ottobre 2024, il Presidente Prabowo Subianto ha faticato a convincere i mercati. L'aumento della spesa pubblica, il rafforzamento del ruolo dello Stato nell'economia e l'istituzione di un unico esportatore per diverse materie prime hanno alimentato le preoccupazioni sull'evoluzione del clima imprenditoriale nel Paese. Ma il vero shock è arrivato da MSCI. Il gestore dell'indice ha, infatti, evidenziato pubblicamente i gravi problemi di governance all'interno delle società indonesiane quotate: strutture azionarie opache, concentrazione della proprietà delle società quotate nelle mani di poche grandi famiglie e protezione insufficiente contro le manipolazioni del mercato. Di fronte a questa minaccia, Giacarta è intervenuta. Le autorità hanno nominato un nuovo organismo di regolamentazione, rafforzato i requisiti imposti alle società quotate e inasprito alcuni criteri di ammissione al mercato. Questi sforzi sono stati accolti con favore, ma ritenuti insufficienti da MSCI, che preferisce aspettare la loro attuazione prima di esprimere un giudizio. Nel frattempo, diversi titoli sono stati rimossi dagli indici e persistono critiche sulla qualità delle informazioni finanziarie, in particolare per quanto riguarda la trasparenza nei confronti degli azionisti.

Una sfida colossale per i mercati

Non si tratta solo di una questione di reputazione: se l'Indonesia dovesse perdere il suo status di mercato emergente, le conseguenze sarebbero importanti. Molti fondi ed ETF che replicano gli indici MSCI sarebbero automaticamente costretti a vendere le proprie posizioni in Indonesia, tanto che, secondo alcune stime, ciò comporterebbe deflussi di capitali dal Paese superiori a 10 miliardi di euro. Un'ondata di vendite di questo tipo peserebbe non solo sulle azioni indonesiane, ma anche sulla rupia, già fortemente indebolita rispetto al dollaro statunitense. I costi di finanziamento delle aziende potrebbero quindi aumentare, mentre l'accesso ai capitali internazionali potrebbe diventare più difficile. Per Giacarta, la posta in gioco a livello finanziario è quindi enorme.

Un'economia nonostante tutto in ottima forma

La cosa che sorprende è che, mentre nella maggior parte dei casi un crollo brusco del mercato azionario è associato a una recessione o a significativi squilibri macroeconomici, nulla di simile sembra profilarsi all'orizzonte per l'Indonesia. I suoi fondamentali rimangono solidi: l'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) prevede per il Paese una crescita del 4,7% nel 2026 destinata ad accelerare al 5,0% nel 2027. Quanto all'inflazione dovrebbe stabilizzarsi al 3,4% quest'anno per poi rallentare al 2,7% nel 2027. Il deficit pubblico (le uscite statali che superano le entrate) dovrebbe, invece, rimanere vicino al 3,0% del PIL (tutta la ricchezza prodotta nel Paese), il limite fissato dalla Costituzione indonesiana, mentre il debito pubblico (la somma dei deficit del passato) si aggira intorno al 40% del PIL. E l'accordo di pace in Medio Oriente e il ritorno dei prezzi del petrolio ai livelli pre-conflitto potrebbero rendere la situazione ancora più favorevole. Ovviamente, non tutto è perfetto. Il governo potrebbe gestire meglio alcuni programmi di assistenza sociale, accelerare la transizione energetica per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi importati e migliorare la trasparenza di Danantara, il suo fondo sovrano. Ma nel complesso, il Paese ha indicatori economici da far invidia a molte economie industrializzate. Ed è proprio questo contrasto tra fondamentali solidi e un mercato azionario sotto pressione che continua ad attirare l'attenzione degli investitori a lungo termine.

L’MSCI fa sentire la sua voce in tutti i mercati

L'Indonesia non è un caso isolato. Negli ultimi mesi, MSCI sembra applicare i suoi criteri con maggiore rigore. Anche la Turchia è sotto esame: Istanbul dovrà dimostrare progressi tangibili entro novembre per evitare un potenziale declassamento. Anche in questo caso, i problemi di trasparenza e i timori di manipolazione del mercato sono al centro delle preoccupazioni. Al contrario, la Corea del Sud persegue da decenni l'ambizione di entrare a far parte dei mercati industrializzati. Nonostante i progressi riconosciuti, Seul dovrà attendere ancora un po'. Il gestore dell'indice ritiene che persistano alcune debolezze, in particolare nei mercati delle opzioni e nella liquidità dei mercati offshore del won. La situazione è simile per il Vietnam, che spera di uscire dalla categoria dei mercati di frontiera (frontier markets), ossia di economie in via di sviluppo che si trovano in una fase precedente rispetto ai mercati emergenti. Mentre il FTSE Russell ha già fatto il grande passo, MSCI rimane più cauto. Il flottante limitato (troppe poche azioni in circolazione) di molte società, le restrizioni imposte agli investitori stranieri e le preoccupazioni in materia di governance rimangono ostacoli importanti. Il maggiore rigore riflette un cambiamento fondamentale di MSCI, che pone maggiore enfasi sulla qualità, la trasparenza e l'accessibilità dei mercati che compongono i suoi indici. Un approccio che, a lungo termine, dovrebbe rafforzare la fiducia degli investitori e migliorare la qualità delle società rappresentate. A breve termine, tuttavia, genera inevitabilmente periodi di elevata volatilità.

La Borsa di Giacarta sotto pressione

Se il mercato azionario indonesiano sta attraversando un periodo di turbolenze non è perché l’economia indonesiana sia in difficoltà, ma perché il suo status di mercato emergente è messo in discussione. Con una decisione rinviata a novembre, si prevede che l'incertezza continuerà a pesare su Giacarta nei prossimi mesi. Se le autorità riusciranno a convincere MSCI e a salvaguardare questo status strategico, gli investitori potrebbero tornare, rapidamente, a focalizzarsi sui punti di forza del Paese: una crescita solida, finanze pubbliche sane e un considerevole potenziale a livello demografico.