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Data di pubblicazione 05 giugno 2026
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Autore: Alberto Cascione

Eurozona in contrazione, ma non solo: i dati di Svizzera, Polonia...

Il Pil dell'eurozona segna un valore negativo. Non è però l'unico dato su Pil o inflazione che sono arrivati

PIL UE

Nel primo trimestre del 2026, l'economia dell'eurozona ha registrato una contrazione dello 0,2%, una revisione al ribasso rispetto alla stima iniziale che indicava una crescita dello 0,1%. Il dato negativo è tuttavia quasi interamente riconducibile all'Irlanda, il cui PIL è stato corretto drasticamente da -2% a -12,1%, un crollo legato alle distorsioni statistiche generate dal settore delle multinazionali straniere insediate nel paese. Al netto dell'effetto irlandese, l'eurozona avrebbe mostrato una crescita compresa tra +0,2% e +0,3%, segnalando una certa tenuta dell'economia reale sottostante. Il quadro macro resta comunque fragile: il conflitto in Medio Oriente e il conseguente rialzo dei prezzi energetici pesano sia sulle prospettive di crescita sia sulla politica monetaria della BCE, che si prepara a rialzare i tassi per la prima volta dal 2023, con il rischio però che energia cara e domanda debole finiscano per frenare la ripresa.

Polonia

La Polonia rallenta a inizio 2026, ma conserva fondamentali solidi rispetto al resto d'Europa. Il PIL è cresciuto del 3,5% su base annua nel primo trimestre, in calo dal 4,1% del quarto trimestre 2025, con una dinamica trimestrale dello 0,6% contro l'1,0% precedente. A pesare sul risultato sono stati soprattutto il rallentamento dei consumi privati — cresciuti del 3,3% annuo contro il 4,3% di fine 2025 — e il raffreddamento degli investimenti, scesi al +2,4% da +6,6%, frenati da condizioni meteorologiche sfavorevoli e da una minore dinamicità degli enti locali. Per il 2026, gli analisti stimano una crescita del 3,4%, trainata in prospettiva dal rimbalzo degli investimenti legati ai fondi UE. Sul fronte dei tassi, la banca centrale ha mantenuto il tasso di riferimento al 3,75% per il terzo mese consecutivo, in un contesto di inflazione sorprendentemente bassa: il CPI di maggio si è attestato al 3,1% annuo, sotto sia il dato di aprile (3,2%) sia le attese degli economisti (3,6%), con prezzi alimentari in calo e crescita salariale ai minimi da cinque anni. La disinflazione riduce la pressione per ulteriori strette monetarie, sebbene permangano rischi legati all'energia, alla geopolitica e alla politica fiscale interna.

Svizzera

L'economia svizzera ha archiviato il primo trimestre 2026 con una crescita del PIL dello 0,4% su base trimestrale, leggermente al di sotto della stima iniziale dello 0,5%. La crescita è stata trainata quasi interamente dalla spesa pubblica, mentre i consumi delle famiglie si sono mostrati stagnanti e gli investimenti privati hanno registrato un calo: segnali di raffreddamento della domanda interna. In parziale controtendenza, il settore manifatturiero ha contribuito positivamente, con il PMI manifatturiero salito a 57,3 — massimo degli ultimi tre anni — pur in presenza di difficoltà nel comparto chimico-farmaceutico. Il franco forte, rafforzato ulteriormente dalla domanda di beni rifugio legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, costituisce al tempo stesso un fattore di contenimento dell'inflazione e un potenziale ostacolo alle esportazioni. Sul fronte dei prezzi, l'inflazione a maggio 2026 è rimasta allo 0,6% annuo — in linea con aprile ma leggermente sotto le attese — con un'inflazione core al solo 0,3%. Il dato, ben all'interno del target della Banca nazionale svizzera (0–2%), consente all'istituto di mantenere una politica monetaria accomodante: gli analisti non prevedono rialzi dei tassi prima del 2028.

Turchia

La Turchia ha sorpreso i mercati nel primo trimestre 2026 con una crescita del PIL inferiore alle attese: +0,1% su base trimestrale (contro le previsioni di +0,3%), in netto rallentamento rispetto al +0,4% del trimestre precedente. Su base annua, il PIL è sceso al 2,5% dal 3,4%. A frenare l'economia hanno contribuito la politica monetaria restrittiva — con tassi di riferimento al 37% e costo effettivo di finanziamento fino al 40% — lo shock energetico derivante dal conflitto in Iran, e la pressione sulla lira turca. I consumi delle famiglie, che rappresentano circa il 75% del PIL, hanno rallentato al 4,8% annuo, mentre le esportazioni hanno subito un crollo del 12,7%, segnalando una marcata debolezza della domanda estera. Sul fronte dei prezzi, l'inflazione è accelerata per il secondo mese consecutivo, raggiungendo il 32,6% annuo a maggio, spinta dallo shock energetico globale legato al conflitto USA-Israele-Iran; su base mensile il ritmo è però rallentato all'1,7% rispetto al 4,2% di aprile, un segnale che potrebbe indurre la banca centrale a non alzare ulteriormente i tassi nel breve periodo. Gli analisti stimano che l'inflazione si chiuderà a fine anno attorno al 30% o oltre, con rischi connessi al caro petrolio, alla debolezza della lira e alla pressione sulle riserve valutarie.

Australia, Brasile e Indonesia

Tra i principali paesi extra-europei, i dati del primo trimestre 2026 disegnano un quadro differenziato. In Australia il PIL è cresciuto appena dello 0,3%, ben al di sotto delle attese: la crescita è stata sostenuta quasi interamente dagli investimenti nei data center, che hanno spinto la spesa in macchinari ai massimi degli ultimi trent'anni (+16%), mentre la domanda delle famiglie rimane debole e il tasso di risparmio è in calo. Inflazione elevata, alti tassi d'interesse (4,35%) e costi energetici in rialzo pesano sui consumi e sull'attività economica, con il concreto rischio di una contrazione nel secondo trimestre. In Brasile, al contrario, l'economia ha mostrato un rimbalzo più solido: il PIL è cresciuto dell'1,1% nel trimestre, sopra le attese, trascinato dall'agricoltura (+2%), dalla crescita degli investimenti (+3,5%) e da una politica fiscale espansiva del governo Lula, che ha introdotto aiuti sociali e tagli alle tasse sui carburanti. La crescita però si accompagna a rischi rilevanti: il debito pubblico ha superato l'80% del PIL, il disavanzo fiscale si allarga e i tassi d'interesse rimangono molto elevati (circa 15%), rendendo difficile un allentamento monetario nel breve. In Indonesia, infine, il dato più recente riguarda l'inflazione di maggio, salita allo 0,28% mensile — più del doppio rispetto allo 0,13% di aprile — per effetto dell'aumento dei prezzi alimentari, in particolare peperoncino, olio da cucina e riso. Su base annua l'inflazione resta contenuta all'1,35%, ma la volatilità dei prezzi dei beni alimentari rappresenta un elemento di attenzione in un paese con consumi interni fortemente influenzati dalla disponibilità alimentare stagionale.