Perché restiamo cauti sul Regno Unito
L'eventuale arrivo di Andy Burnham a Downing Street non è necessariamente il catalizzatore che i mercati si aspettavano. Il suo messaggio è quello del cambiamento, ma il margine di manovra a disposizione appare molto ridotto. Se decidesse di aumentare la spesa pubblica per rilanciare l'economia, i mercati obbligazionari potrebbero rapidamente fargli pesare i vincoli di bilancio del paese. Se invece scegliesse la linea della prudenza, rischierebbe di spianare la strada a Nigel Farage e al suo movimento alle prossime elezioni. In entrambi gli scenari, l'incertezza resta elevata.
Un cambiamento atteso da tempo, mai davvero arrivato
Quando Keir Starmer è arrivato al potere, una larga parte dell'elettorato britannico chiedeva una svolta netta e riforme ambiziose, dopo oltre un decennio di governi conservatori. Il suo mandato, tuttavia, si è caratterizzato soprattutto per la volontà di rassicurare i mercati, le imprese e l'elettorato moderato, più che per una trasformazione profonda del paese. Su molti temi, il governo laburista ha scelto la continuità rispetto alla rottura, riprendendo in alcuni casi posizioni vicine a quelle dei conservatori, e persino alcune proposte avanzate dal movimento di Nigel Farage.
Il risultato è che i problemi strutturali che frenano l'economia britannica restano in gran parte irrisolti. La produttività continua a crescere a ritmi modesti, le infrastrutture invecchiano, l'attrattività economica del paese resta perfettibile e la crescita stenta a ritrovare slancio. Persino il sistema sanitario nazionale (NHS), il cui miglioramento era tra le priorità annunciate, ha registrato solo progressi parziali, per mancanza di margini di bilancio sufficienti a finanziare gli investimenti necessari.
Una Borsa più legata al passato che al futuro
Questa mancanza di rinnovamento si riflette chiaramente anche sul mercato azionario. La Borsa di Londra resta fortemente dominata dal settore finanziario, che rappresenta circa un quarto della sua capitalizzazione (indice MSCI UK). Gruppi come HSBC e Barclays continuano a occupare un ruolo centrale. Ma la City di Londra, da sempre cuore della finanza britannica, non è più la porta d'accesso obbligata all'Europa che è stata per decenni. Deve oggi confrontarsi con la concorrenza delle grandi banche americane e con l'ascesa di piazze finanziarie alternative come Hong Kong, Singapore e Dubai.
Ancora più preoccupante è la difficoltà della Borsa britannica ad attrarre le aziende che incarnano i grandi temi di crescita del momento. Il settore tecnologico rappresenta appena l'1% circa del mercato londinese, mentre una singola società come British American Tobacco pesa oltre il 4% dell'indice. Un simbolo eloquente di un mercato che guarda ancora ai propri campioni storici, più che ai leader di domani. Le maggiori capitalizzazioni restano infatti concentrate su nomi consolidati come AstraZeneca, GSK, Shell o BP. Si tratta di aziende di qualità, che continuiamo ad apprezzare, ma operano in settori che oggi non concentrano più l'entusiasmo principale degli investitori globali.
Il mercato obbligazionario continua a preoccupare
Se le prospettive del mercato azionario restano incerte, anche la situazione del mercato obbligazionario solleva interrogativi. I gilt – i titoli di Stato britannici - a 10 anni offrono ormai rendimenti superiori al 4,8%, mentre le scadenze a 30 anni superano il 5,5%. Questi rendimenti elevati riflettono in parte le preoccupazioni degli investitori sui conti pubblici del Regno Unito. Dal 2021, il disavanzo di bilancio medio si è attestato attorno al 4,8%, e molti temono che un governo guidato da Andy Burnham, espressione dell'ala più a sinistra del Partito laburista, possa lasciarlo crescere ulteriormente. Consapevole di questi timori, Burnham cerca di rassicurare i mercati, insistendo regolarmente sulla propria volontà di gestire le finanze pubbliche in modo responsabile, senza moltiplicare spese avventate. Ma lo scetticismo resta diffuso. Sono pochi quelli che riescono a immaginare come un governo intenzionato a rilanciare la crescita, aumentare gli investimenti e rispondere alle aspettative sociali possa evitare una pressione ulteriore sui conti pubblici.
Conclusione: un capitolo si chiude, ma non sarà più facile scriverne il prossimo
Il passo indietro di Keir Starmer segna senza dubbio la fine di un capitolo politico. Ma nulla garantisce che il prossimo sarà più semplice da scrivere. Tra un'economia che fatica a ritrovare dinamismo, una Borsa ancora dominata dai settori tradizionali e conti pubblici sotto stretta osservazione, il Regno Unito continua ad accumulare sfide. Per questo, a livello di portafoglio, né la Borsa di Londra, né le obbligazioni in sterline son consigliate. Ci sono singole azioni sulla Borsa londinese che hanno come consiglio “acquista”? Si tratta di consigli specifici e da considerare nella posta extra-portafoglio speculativa, secondo le regole dell'80-10-10.

