A giugno 2026 l'inflazione statunitense ha finalmente dato un segnale di respiro, con il primo calo mensile dell'indice dei prezzi al consumo dal 2020. L'indice generale è sceso dello 0,4% nel mese di giugno, mentre su base annua il carovita frena dl 4,2% al 3,5%. L'inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili di alimentari ed energia, è scesa anch'essa attestandosi al 2,6% annuo.
A trainare questo raffreddamento è stato soprattutto il comparto energetico: la benzina è crollata di quasi il 10% nell'arco del mese, il calo più marcato dal 2022, complice l'attenuazione delle tensioni legate al conflitto con l'Iran che nei mesi scorsi avevano fatto impennare i prezzi del greggio. A questo si sono aggiunti ribassi in diversi altri settori, dall'abbigliamento alle auto usate, fino alle polizze assicurative per i veicoli, mentre anche le tariffe alberghiere hanno smesso di crescere dopo mesi di rincari continui.
Non tutto il quadro è però disteso. I prezzi alimentari continuano a salire per il terzo mese consecutivo, con carne bovina, uova e latticini in prima linea. Anche il settore tecnologico mostra pressioni molto forti, con software e accessori informatici che segnano un incremento del 17,4% su base annua, un dato che ricorda come alcune dinamiche inflazionistiche restino ben lontane dall'essere risolte.
Per la Federal Reserve, guidata dal presidente Kevin Warsh, questi numeri riducono nell'immediato la pressione per un nuovo rialzo dei tassi, tanto che le aspettative di una stretta monetaria a luglio si sono ridimensionate. Warsh ha comunque tenuto a ribadire che l'istituto centrale non è disposto a tollerare un'inflazione persistentemente elevata, segnalando che la vigilanza resta alta. Del resto, la ripresa delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e il conseguente rialzo del petrolio rappresentano un rischio concreto: potrebbero infatti riaccendere le pressioni sui prezzi già nei prossimi mesi, rendendo il miglioramento attuale più fragile di quanto sembri.
I mercati hanno comunque reagito positivamente alla pubblicazione dei dati: i future sulle azioni statunitensi sono saliti, mentre i rendimenti dei Treasury sono scesi, segno che gli investitori leggono questo rallentamento come una boccata d'ossigeno, pur restando consapevoli che si tratta di un equilibrio ancora precario, esposto alle incognite geopolitiche che gravano sui mercati energetici.

