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Inflazioni nel mondo

Inflazioni nel mondo

Data di pubblicazione 10 luglio 2026
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Autore: Alberto Cascione

Un mosaico globale di inflazione in movimento

Ecco i dati sull'inflazione di Messico, Brasile, Norvegia, Cina

I dati pubblicati in questi giorni disegnano un quadro dell'inflazione mondiale tutt'altro che uniforme, con alcune economie che vedono i prezzi rallentare e altre, soprattutto in Occidente, alle prese con nuove tensioni di origine energetica.

In Norvegia, il dato diffuso il 10 luglio da Statistics Norway mostra un CPI in calo al 2,7% su base annua a giugno, dal 3,1% di maggio, con una flessione mensile dello 0,2%. Il dato è arrivato sotto le attese di mercato, fissate al 3,2%, grazie soprattutto al rallentamento dei prezzi di alimentari e trasporti. Resta invece invariato al 3,4% l'indicatore core, segno che le pressioni di fondo sui prezzi non si sono ancora allentate. Per la Norges Bank si tratta di un segnale ambivalente: il dato generale avvicina l'inflazione all'obiettivo, ma la componente core suggerisce prudenza, spingendo probabilmente la banca centrale a mantenere un atteggiamento cauto sui tagli dei tassi nei prossimi mesi.

Anche in Cina l'inflazione ha rallentato, scendendo all'1,0% annuo a giugno dall'1,2% di maggio, complice il calo dei prezzi dell'energia e dei combustibili. Dopo un 2025 segnato da diversi episodi di deflazione, il dato attuale rassicura le autorità monetarie cinesi, che - a differenza delle banche centrali occidentali - non devono fronteggiare pressioni al rialzo sui prezzi, vista la debolezza della domanda interna. Anzi, proprio questo margine potrebbe aprire la porta a un ulteriore allentamento monetario, tra tagli dei tassi e delle riserve obbligatorie bancarie, a sostegno di un'economia ancora molto dipendente dal commercio estero. Un contesto che continua a favorire l'obbligazionario cinese, oggi apprezzato anche per la sua bassa correlazione con gli altri asset finanziari e per il crescente interesse verso l'esposizione allo yuan.

In Messico, l'inflazione di giugno si è attestata al 3,37%, il livello più basso dal 2020. Una buona notizia per la Banxico, che dopo aver portato il tasso di riferimento al 6,5% a maggio ha scelto una pausa, in attesa di maggiore chiarezza sull'evoluzione dei prezzi - anche alla luce dell'incertezza geopolitica in Medio Oriente, che potrebbe ancora influenzare il quadro nei prossimi mesi. Sullo sfondo resta l'incognita del futuro dell'accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, che nel primo trimestre ha già contribuito a una contrazione dell'economia messicana, frenata da investimenti deludenti e domanda privata debole. Un costo del credito più basso potrebbe dare ossigeno ai consumatori, in un contesto in cui l'incertezza commerciale resta difficile da rimuovere.

Anche il Brasile segue la stessa direzione, con l'inflazione scesa al 4,64% a giugno dal 4,72% di maggio. Il dato è cruciale per la banca centrale brasiliana, che mantiene il tasso di riferimento al 14,25%, un livello che pesa notevolmente sui consumi delle famiglie. La banca centrale vorrebbe proseguire il ciclo di tagli avviato a marzo, ma deve prima vedere l'inflazione avvicinarsi più stabilmente all'obiettivo del 3,0% (con tolleranza di +/-1,5 punti) prima di riprendere la discesa dei tassi, per non compromettere la propria credibilità agli occhi degli investitori.

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