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Indonesia e Turchia: i tassi

Indonesia e Turchia: i tassi

Data di pubblicazione 23 luglio 2026
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Autore: Alberto Cascione

Indonesia e Turchia: due banche centrali, due strategie diverse

Le banche centrali di Indonesia e Turchia hanno confermato i rispettivi tassi, ma con approcci e motivazioni molto diverse tra loro

Indonesia: incentivi ai capitali esteri invece di nuovi rialzi

Bank Indonesia ha lasciato invariati i tassi al 5,75%, dopo averli già aumentati, in totale, dell’1% tra maggio e giugno. Anziché procedere con un ulteriore rialzo per sostenere la rupia, l'istituto ha scelto di introdurre incentivi per gli investitori esteri: sconti più elevati sui costi di copertura valutaria e nuovi strumenti denominati in yuan offshore. La rupia resta comunque esposta ai rischi globali, in particolare alle tensioni in Medio Oriente, a un possibile rialzo dei tassi USA e al rafforzamento del dollaro. Il governatore Perry Warjiyo ha spiegato che questa scelta punta a stimolare gli afflussi di capitale senza penalizzare la crescita e la domanda interna.

Sul fronte economico, la banca centrale mantiene la previsione di crescita del PIL 2026 tra il 4,9% e il 5,7%, con inflazione attesa nell'intervallo 1,5%-3,5% per il 2026 e il 2027. La decisione dovrebbe sostenere consumi e attività economica in un contesto di rallentamento sia dei consumi che della manifattura.

Turchia: prudenza per la quarte riunion consecutiva

La Banca Centrale della Turchia ha mantenuto i tassi fermi al 37% per il quarto incontro consecutivo, una decisione attesa dal mercato. Il motivo principale è il ritorno delle pressioni inflazionistiche legate alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente: l'intensificarsi del conflitto con l'Iran ha spinto il prezzo del petrolio Brent oltre i 98 dollari al barile, aumentando i costi energetici per un paese fortemente dipendente dalle importazioni di energia.

Sul fronte dei prezzi, l'inflazione turca è scesa al 32,1% a giugno, un lieve miglioramento, ma la banca centrale ha avvertito che gli indicatori preliminari suggeriscono un aumento temporaneo della pressione inflazionistica a luglio, sempre a causa del rincaro energetico.

Prima dello scoppio del conflitto, la banca centrale stava gradualmente riducendo i tassi dopo uno dei cicli di rialzo più aggressivi tra i mercati emergenti, portando il tasso dal 50% a livelli più bassi. La guerra ha però interrotto questo percorso di allentamento.

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