È notizia recente il “mega” buyback di Nvidia, di cui hanno parlato anche i media. I buyback sono i riacquisti di azioni proprie da parte di una società. Sono uno strumento per remunerare gli azionisti, ma rispondono anche ad altre finalità: per esempio un utilizzo più efficiente della liquidità che la società ha a disposizione. I buyback possono inoltre sostenere le quotazioni azionarie e far aumentare l'utile per azione, sostenendo così il prezzo e la valutazione di Borsa. Ci sono poi effetti di segnalazione verso il mercato: un buyback comunica fiducia del management nella società e nel suo futuro, ma anche che l'azione è ritenuta sottovalutata. Sono, in sintesi, i principali motivi per cui una società può decidere di optare per un buyback.
Una tendenza in crescita
L'aspetto più interessante è che sempre più società ricorrono ai buyback. Sono strumenti usati da tempo, tanto che esiste una letteratura ricca di studi sugli effetti dei buyback sui prezzi delle azioni. La domanda è se abbiano un effetto positivo sulle azioni e quindi anche per gli azionisti. La risposta è tendenzialmente sì, anche se dipende da una serie di fattori. Trovi i risultati sintetizzati in un'analisi che puoi leggere qui.
Dividendi e buyback: due modi diversi di remunerare gli azionisti
Quando si pensa alla remunerazione che una società può dare ai propri investitori, storicamente si pensa ai dividendi. Il dividendo viene staccato dall'azione e accreditato direttamente sul conto dell'investitore, che può disporne come preferisce. Se la cifra è sufficiente, può reinvestirla; ricordiamo che, grazie alle frazioni di azione di cui abbiamo parlato, è possibile reinvestire anche piccole cifre - bastano poche decine di euro. In alternativa può essere usata per le spese mensili. In ogni caso è un flusso di cassa che entra nelle tasche dell'azionista, fa parte del rendimento generato dalla scelta di investire in quella società e si somma alla variazione del prezzo, positiva o negativa che sia.
Con un buyback, invece, non c'è un vantaggio monetario diretto e visibile per l'investitore. I vantaggi derivano, come abbiamo visto, da un effetto positivo sul prezzo dell'azione, e si materializzano nel momento in cui l'azione viene venduta: la performance può risultare più alta rispetto a quella che si sarebbe avuta senza buyback. C'è poi un effetto indiretto sul conto economico: la società impiega la liquidità in modo più efficiente, invece di destinarla a investimenti che renderebbero meno, e l'utile per azione sale perché ci sono meno azioni in circolazione. Ma resta il fatto che il beneficio si coglie quando si vende.
Sono quindi due modalità diverse di remunerare gli azionisti, che agiscono in momenti diversi: il dividendo durante il periodo di possesso, attraverso i soldi che entrano sul conto; il buyback al momento della vendita dell'azione.
Le scelte delle società
Non sorprende che esistano società che adottano entrambe le strategie, società che preferiscono solo i dividendi e società che puntano solo sui buyback, magari con un peso molto più alto dei buyback rispetto ai dividendi sulle risorse distribuite. Quello di Nvidia è un esempio importante, perché in genere le società tecnologiche tendono a non staccare dividendi, ma utilizzano di più i buyback. Le società più mature, con flussi di cassa stabili, tendono invece a distribuire dividendi più elevati.
Come investire sulle due strategie
Sono due soluzioni che possono anche essere combinate, con vantaggi diversi in termini di guadagno per gli investitori, e si può investire su entrambe le strategie. Sulle società che staccano dividendi, per esempio, abbiamo da tempo consigliato uno smart portfolio che investe con uno stile focalizzato sulle società che staccano dividendi: si tratta di DividendGrowth (scopri di più), acquistabile su eToro. Da tempo proponiamo anche uno smart portfolio basato sulle società che fanno buyback, sempre acquistabile su eToro: si tratta di Buybacks (scopri di più qui). È un modo per diversificare ulteriormente i tuoi investimenti.
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