La crescita cinese ha raggiunto il 4,5% nel terzo trimestre, in accelerazione rispetto al 4,3% del trimestre precedente, un livello che riporta Pechino all'interno dell'obiettivo annuo del governo (4,5%-5%). Se questo andamento poggia principalmente sulle esportazioni e sull'industria, riflette anche un'evoluzione più profonda del modello economico cinese. Da diversi anni le autorità hanno progressivamente riorientato le proprie priorità verso l'innovazione, la ricerca e le tecnologie di punta. Oggi questa strategia comincia a produrre effetti visibili, con il boom delle esportazioni e dei comparti legati all'intelligenza artificiale. Questo cambiamento si accompagna tuttavia a diverse sfide, che continuano ad alimentare il dibattito sulle prospettive economiche del Paese.
Un cambiamento profondo
Questi dati, in gran parte in linea con quelli a cui siamo abituati da molti anni, nascondono una realtà ben più interessante: in mezzo decennio, la seconda economia mondiale si è dotata di un nuovo motore di crescita. Nel 2020 le autorità cinesi hanno scelto di far evolvere il proprio modello economico. Fino ad allora il Paese contava soprattutto sulle esportazioni di prodotti a basso valore aggiunto per sostenere il commercio estero. Sul fronte della domanda interna, le famiglie cinesi privilegiavano l'investimento immobiliare rispetto ai consumi. Per mantenere una crescita sostenuta, Pechino aveva quindi incoraggiato il credito immobiliare, favorendo il settore edile e quello immobiliare, due motori fondamentali della domanda interna.
Ma questo modello mostrava progressivamente i suoi limiti. L'aumento dei salari riduceva la competitività di alcune esportazioni, mentre la moltiplicazione dei progetti immobiliari faceva temere un eccesso di offerta sul mercato. Nel frattempo, gli Stati Uniti minacciavano di limitare l'accesso della Cina a diverse tecnologie strategiche. Durante la pandemia la Cina ha dunque avviato una trasformazione importante. Il credito è stato progressivamente reindirizzato verso la ricerca, l'innovazione e le tecnologie di punta. Al contrario, il settore immobiliare ha perso parte del proprio sostegno.
Oggi i risultati di questa strategia diventano più visibili. I prezzi degli immobili continuano a calare e pesano sul morale dei consumatori, che restano prudenti nelle spese: le vendite al dettaglio sono cresciute solo dell'1,1%, nonostante un lieve miglioramento rispetto ai mesi precedenti, mentre gli investimenti immobiliari sono diminuiti del 20,6% nei primi nove mesi dell'anno. Parallelamente, diversi anni di investimenti nei settori innovativi hanno permesso alla Cina di rafforzare la propria posizione in numerose attività tecnologiche. Le esportazioni legate a questi settori trovano ormai sbocchi in molti Paesi. Sono proprio queste ad aver contribuito in larga misura al rimbalzo della crescita registrato nel terzo trimestre, insieme alla produzione industriale, aumentata del 5,5%, il ritmo più elevato degli ultimi sei mesi.
Il bilancio resta da fare
Naturalmente, questa trasformazione è ancora lontana dall'essere compiuta. A questo stadio, la Cina rimane fortemente dipendente dal commercio estero, e la crescente dipendenza dall'export come motore di crescita rappresenta di per sé un rischio. La capacità di rilanciare in modo duraturo i consumi delle famiglie resta incerta: i benefici del boom delle esportazioni e dei settori legati all'intelligenza artificiale non si stanno trasferendo in modo significativo ai consumatori cinesi. Anche il fabbisogno di manodopera non è più lo stesso dell'epoca dominata dall'industria pesante. Questa evoluzione pesa sulla creazione di posti di lavoro e può generare alcune tensioni sociali. A ciò si aggiungono le possibili tensioni commerciali con partner come l'Unione Europea, preoccupati per l'enorme surplus commerciale cinese.
Sul fronte della politica economica, dopo le recenti misure di stimolo, il governo sembra orientato a non introdurre ulteriori grandi interventi nel breve termine, dato che l'obiettivo di crescita appare raggiungibile. Gli economisti prevedono comunque un rallentamento nel 2027, con una crescita che potrebbe avvicinarsi al 4%, a causa della debolezza strutturale della domanda interna. Nonostante queste sfide, la transizione da un'economia esportatrice di prodotti a basso valore aggiunto a un'economia più orientata alle tecnologie di punta appare, a questo stadio, piuttosto riuscita. La ripresa resta tuttavia sbilanciata: senza un rafforzamento della domanda interna, la crescita futura rischia di essere meno sostenibile.

