Le previsioni di crescita
Nel breve termine la crescita del PIL globale è stimata al 3,1% nel 2026 e al 3,4% nel 2027. Per il medio periodo (2028–2031) il FMI prevede una media annua del 3,2%, un valore che resta inferiore alla media pre-pandemica del 3,7%.
L'andamento complessivo, tuttavia, nasconde una forte polarizzazione. Sono favoriti gli esportatori di energia al di fuori delle zone di conflitto e le economie fortemente integrate nella catena del valore dell'IA, che beneficiano di termini di scambio favorevoli e di investimenti consistenti. Sono svantaggiati, invece, gli importatori netti di energia estranei al settore tecnologico, tra cui molte economie a basso reddito, che affrontano costi di importazione elevati, pressioni sui cambi e ristrettezza fiscale.
Le principali sfide economiche
Tensioni geopolitiche e materie prime. Il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente e le interruzioni delle rotte marittime chiave, come lo Stretto di Hormuz, mantengono elevati e volatili i prezzi dell'energia e dei beni alimentari, alimentando rischi inflazionistici.
Debito pubblico e costi di finanziamento. Gli alti livelli di debito globale e il rialzo dei tassi di interesse a lungo termine riducono lo spazio fiscale dei governi, rendono più oneroso il rifinanziamento del debito e limitano la capacità di assorbire shock futuri.
Tensioni commerciali e protezionismo. L'introduzione di nuovi dazi e la riconfigurazione delle catene produttive rallentano la crescita dei volumi del commercio mondiale e, nel lungo periodo, riducono l'efficienza produttiva.
Costo della vita e povertà. L'aumento persistente dei prezzi dei beni di prima necessità (energia, cibo, alloggio) colpisce in modo sproporzionato le famiglie a basso reddito, riduce i salari reali e fa crescere i tassi di povertà estrema nelle economie emergenti e in via di sviluppo.
Rischi di mercato legati all'IA. Il boom dell'IA sostiene gli investimenti e il commercio di hardware, ma i guadagni sono fortemente concentrati. Una revisione al ribasso delle aspettative sulla redditività o sulla produttività dell'IA potrebbe causare correzioni repentine dei mercati azionari e un irrigidimento delle condizioni finanziarie globali. Il tema è approfondito nel box finale.
Le previsioni per area geografica
Stati Uniti
La crescita è prevista al 2,3% sia nel 2026 sia nel 2027. A sostenerla concorrono consumi privati solidi, politiche fiscali espansive, condizioni finanziarie favorevoli e forti investimenti privati nel settore tecnologico e dell'IA, al netto dei costi di importazione. In quanto esportatore netto di energia, il Paese subisce un impatto diretto limitato dallo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente.
Area euro
Per l'area euro il FMI stima +1,1% nel 2026 e +1,2% nel 2027: la ripresa resta modesta a causa dei costi energetici elevati e della debole fiducia dei consumatori. Tra le principali economie, per il 2026 la Germania è attesa all'1,3%, la Spagna al 2,5%, l'Italia allo 0,8% e la Francia allo 0,4%.
Asia emergente e in via di sviluppo
Il gruppo cresce del 5,1% nel 2026 e del 4,9% nel 2027. La Cina rallenta al 4,5% nel 2026 e al 4,0% nel 2027, frenata dall'aumento dei prezzi del petrolio, dalla debolezza dei consumi interni e dalle persistenti tensioni nel settore immobiliare. L'India si conferma tra le economie più dinamiche, con il 7,0% in entrambi gli anni, grazie a una solida domanda interna, all'espansione dei servizi, a dinamiche demografiche favorevoli e alle riforme strutturali. Le economie ad alto tasso tecnologico (Corea del Sud, Taiwan e Sud-est asiatico) beneficiano della forte domanda globale di chip, semiconduttori e infrastrutture per data center legati all'IA; la Corea del Sud, ad esempio, cresce del 3,3% nel 2026.
Medio Oriente e Asia centrale
L'area registra una flessione del -0,3% nel 2026, seguita da un forte rimbalzo a «V» del 6,3% nel 2027. L'andamento risente del prolungarsi del conflitto e della chiusura dello Stretto di Hormuz: i produttori più colpiti dalle interruzioni logistiche, come Bahrein, Iraq, Kuwait e Qatar, segnano contrazioni a doppia cifra nel 2026 e forti espansioni nel 2027, con il ripristino delle rotte commerciali. L'Arabia Saudita, grazie a rotte di esportazione più diversificate, passa da una contrazione del 3,3% nel 2026 a un rimbalzo del 7,9% nel 2027.
Africa sub-sahariana
La crescita è stimata al 4,5% in entrambi gli anni, ma la stabilità complessiva cela forti divergenze interne. La Nigeria (4,2% nel 2026) trae beneficio dalla stabilizzazione macroeconomica e da termini di scambio energetici favorevoli, mentre il Sudafrica (1,0%) mantiene una crescita contenuta. I Paesi importatori netti di energia e di cibo affrontano severe difficoltà fiscali e un aggravarsi della povertà, per effetto dei prezzi elevati delle materie prime e del calo degli aiuti ufficiali allo sviluppo.
America Latina e Caraibi
Le previsioni indicano +2,3% nel 2026 e +2,5% nel 2027. Il Brasile rallenta al 2,2% nel 2026 per le politiche monetarie restrittive anti-inflazione e il consolidamento fiscale, mentre il Messico cresce dell'1,5%, sostenuto dalle esportazioni e dall'integrazione nelle catene del valore tecnologiche.
Le previsioni sull'inflazione
Le previsioni indicano un rialzo temporaneo della traiettoria dell'inflazione globale nel 2026, guidato soprattutto dagli shock dal lato dell'offerta energetica e alimentare.
Il quadro globale
L'inflazione complessiva (headline) è prevista in aumento al 4,7% nel 2026, rispetto al 4,1% del 2025, per poi tornare al 4,1% nel 2027. Rispetto alle stime precedenti il report segna una revisione al rialzo cumulativa di 0,7 punti percentuali. La fiammata del 2026 è attribuita all'impatto del conflitto in Medio Oriente sui prezzi delle materie prime: il petrolio è stimato a una media di circa 96 dollari al barile e i prezzi alimentari sono attesi in crescita del 5%.
Economie avanzate ed emergenti
Nelle economie avanzate l'inflazione complessiva sale al 3,1% nel 2026 e cala al 2,7% nel 2027. Gli Stati Uniti registrano il 3,6% nel 2026 e il 2,8% nel 2027; l'area euro il 3,1% e il 2,8%; il Giappone il 2,0% e il 2,6%. Nelle economie emergenti e in via di sviluppo l'inflazione resta più elevata e persistente, al 5,7% nel 2026 e al 5,1% nel 2027.
Inflazione di fondo e tempi di rientro
Finora l'inflazione di fondo (core) si è dimostrata relativamente moderata rispetto a quella complessiva, ma l'aumento dei costi dei beni capitali e dell'energia sta iniziando a trasmettersi a settori specifici. Il rientro verso il target del 2% sarà graduale: entro la fine del 2027 per Giappone e Regno Unito, entro la metà del 2028 per Stati Uniti e area euro. In Cina, invece, l'inflazione risalirà gradualmente dai bassi livelli attuali.
Rischi di escalation
Il prolungarsi delle ostilità o nuove interruzioni delle rotte di transito potrebbero generare ulteriori shock sui prezzi dell'energia e dei fertilizzanti. Nello scenario di rischio simulato dal report, l'escalation del conflitto e un parziale disancoraggio delle aspettative d'inflazione spingerebbero l'inflazione globale 1,1 punti percentuali sopra il livello base nel 2027.
Box di approfondimento: i rischi legati all'Intelligenza Artificiale
I rischi dell'IA secondo il FMI
I rischi individuati dal report spaziano dalla stabilità finanziaria ai vincoli infrastrutturali, fino agli impatti distributivi ed economici generali.
Correzione dei mercati e rischio finanziario. Se i guadagni di redditività e produttività attesi dall'IA si rivelassero troppo ottimistici, gli investimenti potrebbero essere ridimensionati con forza e rapidità. Ne deriverebbe una brusca correzione dei listini azionari, la cui capitalizzazione è fortemente concentrata sui titoli tecnologici, e un irrigidimento delle condizioni finanziarie globali. Sarebbero colpite le economie integrate nella catena dell'hardware e gli investitori esposti ad asset tecnologici; il report segnala inoltre vulnerabilità legate ad accordi di finanziamento circolare e all'aumento della leva finanziaria nell'ecosistema tecnologico.
Colli di bottiglia infrastrutturali ed energetici. L'ondata di investimenti in IA è uno shock di domanda concentrato che mette sotto pressione, nello stesso momento, semiconduttori, data center, infrastrutture cloud, reti elettriche, sistemi di raffreddamento e lavoro specializzato. Il fabbisogno elettrico molto elevato rischia di scontrarsi con la rigidità dei mercati energetici, mettendo a rischio la continuità stessa dello sviluppo tecnologico.
Pressioni inflazionistiche da domanda. La spesa massiccia in chip, data center ed energia precede la comparsa dei guadagni di produttività aggregata e può spingere al rialzo i prezzi dei beni capitali e dei servizi, alimentando tensioni inflazionistiche nelle economie che operano già vicino alla piena capacità produttiva.
Concentrazione dei benefici e divario globale. I guadagni sono concentrati in poche imprese, settori e Paesi: Stati Uniti e Cina controllano la maggior parte dei data center e delle importazioni di hardware, mentre Taiwan e Corea del Sud dominano la produzione di chip. I Paesi a basso reddito o non pronti all'adozione dell'IA rischiano di restare esclusi, con un rallentamento relativo della produttività e un divario di reddito pro capite più ampio rispetto alle economie avanzate.
Rischi informatici e di sicurezza. La crescente digitalizzazione e l'uso di modelli di IA sempre più sofisticati aumentano la portata e la frequenza potenziale degli attacchi informatici, con rischi di interruzione per infrastrutture critiche e servizi finanziari.
Impatti su produttività e competenze. Nonostante i guadagni di efficienza su singole mansioni, come la scrittura di codice o il supporto clienti, nei dati macroeconomici i benefici tardano a emergere a causa di strozzature organizzative e tempi di apprendimento (la cosiddetta «curva a J della produttività»). Inoltre, un'eccessiva dipendenza dagli strumenti di IA al di fuori del loro raggio d'azione ottimale può rallentare i lavoratori più esperti e ostacolare la formazione di nuove competenze.

