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Inflazione USA e FED

Inflazione USA e FED

Data di pubblicazione 11 settembre 2026
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Autore: Alberto Cascione

L'inflazione USA spinge la Fed verso due rialzi dei tassi

Il dato sull'inflazione di agosto rafforza l'ipotesi di un rialzo dei tassi nella riunione di settembre (e non solo)

I numeri chiave

L’inflazione di fondo (cioè calcolata escludendo alimentari ed energia) è salita dello 0,3% su base mensile, superiore al +0,2% previsto da mercati, portando il dato tendenziale al 2,4% annuo. L'inflazione generale è invece cresciuta dello 0,4% mensile e del 3,4% annuo. Tra le componenti, l'energia ha segnato un +2,1%, mentre i costi abitativi (gli shelter cost) sono rimasti relativamente contenuti, con un +0,2% mensile. A sorprendere di più, però, è stata la tenuta dell'inflazione dei servizi: i servizi esclusi energia e affitti (la super core inflation) sono aumentati dello 0,5% mensile, trainati da un incremento record delle tariffe telefoniche wireless, da forti rialzi delle tariffe alberghiere e da un aumento dei prezzi dei biglietti aerei. Proprio questa componente – i servizi core al netto degli alloggi, storicamente monitorata con attenzione dalla Fed come indicatore di persistenza inflazionistica – sembra essere il vero elemento di preoccupazione contenuto nella comunicazione odierna, più che quello sui costi abitativi.

Le cause della pressione inflazionistica

Diversi fattori concorrono ad alimentare i prezzi: il rincaro dell'energia (petrolio e diesel), le tensioni geopolitiche legate al conflitto con l'Iran, l'impatto dei dazi commerciali e i forti investimenti in data center e intelligenza artificiale, che stanno facendo lievitare i costi in alcune categorie tecnologiche.

La reazione dei mercati

Da dopo la pubblicazione del dato, i mercati danno praticamente per scontato un rialzo dei tassi nella prossima riunione della Fed, assegnandogli una probabilità superiore all’80%. Non solo, ora i mercati arrivano ora a prezzare due rialzi entro la fine del 2026. Sul mercato obbligazionario, il rendimento del Treasury a 2 anni – il più sensibile alle mosse della Fed (altro indicatore di cosa si aspettano i mercati la prossima settimana) – è salito fino al 4,66%, massimo dal 2024, mentre quello a 10 anni è sceso al 4,92% dopo aver toccato il 4,98%: un differenziale che suggerisce come gli investitori si attendano che una Fed più aggressiva possa rallentare crescita e inflazione nel medio periodo.

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