Italia: l'energia accelera, il nucleo duro no. Secondo i dati definitivi dell'Istat, a settembre l'inflazione è balzata al 4,2% annuo, contro il 3,3% di agosto. Il salto si deve soprattutto ai beni energetici, regolamentati e non, rincarati di oltre il 20% su base annua. Hanno pesato anche gli alimentari freschi, mentre alcuni servizi (ricreazione, cultura, trasporti) hanno mostrato solo un lieve scatto. La componente di fondo, quella che lascia fuori energia e freschi, si ferma all'1,6%: segno che il rincaro non ha ancora contagiato l'intera economia.
Polonia: stesso copione. L’inflazione è stata pari al 4,1% a settembre, con circa il 60% dell'aumento spiegato da energia e carburanti. Questi ultimi hanno subito un forte rialzo mensile e anche le bollette domestiche hanno continuato a salire. Gli alimentari, invece, sono rimasti fermi, l'inflazione core è scesa dal 3,3% al 3,1% e anche i servizi hanno rallentato. Il caro energia, insomma, non sta ancora passando agli altri settori.
Eurozona e la lettura della BCE. Nell’eurozona i prezzi son stati confermati al 3,8%, con l’inflazione di fondo al 2,6%. Christine Lagarde ha spiegato che l'inflazione elevata nell'area euro dipende ancora in larga parte dallo shock energetico. Non ci sono segnali di "effetti di secondo livello", cioè di un travaso sistematico dei costi energetici su salari, beni e servizi. Le aspettative restano ancorate e non si vede una spirale prezzi-salari, anche se la vigilanza deve restare alta. La BCE deciderà riunione per riunione, in base ai dati, con l'obiettivo di riportare l'inflazione al 2% nel medio periodo.

