Le ultime decisioni di politica monetaria di Reserve Bank of New Zealand, Bank of Canada e Bank of Japan evidenziano come le principali banche centrali stiano affrontando una fase complessa, caratterizzata da inflazione ancora elevata, incertezze geopolitiche e crescita economica non uniforme. Sebbene le scelte operative siano state differenti, il messaggio comune è che la lotta contro l'inflazione non è ancora conclusa.
In Nuova Zelanda, la Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) ha sorpreso i mercati mantenendo invariato il tasso ufficiale al 2,75%, una decisione approvata con una maggioranza molto risicata (4 voti contro 3). La governatrice Anna Breman ha motivato la scelta con la necessità di valutare meglio gli effetti dell'incertezza globale e della debolezza della domanda interna. Tuttavia, la banca centrale ha chiarito che ulteriori aumenti dei tassi restano altamente probabili nei prossimi mesi qualora le pressioni inflazionistiche persistessero. La decisione ha provocato un forte indebolimento del dollaro neozelandese, mentre l'inflazione è prevista in accelerazione fino al 4,4% nel quarto trimestre, ben al di sopra dell'obiettivo compreso nell’intervallo tra l’1% e il 3%.
Diversa la situazione in Canada, dove la Bank of Canada ha aumentato i tassi al 2,5%, effettuando il primo rialzo in oltre tre anni. L'istituto teme che i rincari energetici, alimentati dalle tensioni in Medio Oriente, possano estendersi all'intera economia e rendere l'inflazione più persistente. La banca ha inoltre rivisto significativamente al rialzo le proprie previsioni, stimando che il ritorno all’obiettivo del 2% di inflazione non avverrà prima della metà del 2028. Pur mantenendo un approccio prudente e dipendente dai dati, la Banca ha lasciato intendere che potrebbero essere necessari ulteriori rialzi nelle prossime riunioni.
In Giappone, la Bank of Japan (BOJ) ha mantenuto i tassi all'1,25% dopo il rialzo effettuato a settembre, ma ha lanciato un segnale molto importante ai mercati: per la prima volta ha dichiarato che l'inflazione di fondo ha raggiunto in modo sostenibile il 2%, obiettivo perseguito per oltre un decennio. Il governatore Kazuo Ueda ha così riconosciuto che il Paese è finalmente uscito dalla lunga fase di bassa inflazione che aveva caratterizzato l'economia giapponese dagli anni Novanta. Questa valutazione rafforza le aspettative di un nuovo aumento dei tassi già nella riunione di dicembre. Contestualmente, la BOJ ha annunciato un'accelerazione significativa nella riduzione delle proprie partecipazioni in ETF, ulteriore segnale della graduale normalizzazione della politica monetaria.
Nel complesso, emerge un quadro in cui le tre banche centrali si trovano in stadi differenti del ciclo monetario. La RBNZ ha scelto una pausa tattica pur mantenendo un orientamento restrittivo, la Bank of Canada ha ripreso ad alzare i tassi per prevenire nuove spinte inflazionistiche, mentre la Bank of Japan sta consolidando il passaggio da anni di politica ultra-espansiva verso una graduale normalizzazione. In tutti e tre i casi, l'inflazione continua a rappresentare il principale fattore che guiderà le prossime decisioni di politica monetaria.

