E-mail di alert
Riceverai un'e-mail non appena pubblicheremo una nuova analisi o un altro suggerimento per i tuoi investimenti!
Solo i nostri abbonati possono utilizzare il servizio di alert.
Nonostante il miglioramento del dato complessivo, il mercato del lavoro continua a preoccupare. Coerentemente con gli altri dati economici pubblicati oggi.
Leggermente superiore alle attese la discesa dei prezzi alla produzione, ma esclusivamente a causa di alimentari e energia. Nessun calo (e nessuna sorpresa) dagli altri comparti.
Dati contrastanti sui sussidi di disoccupazione: aumentano più del previsto le richieste settimanali, ma i dati “a più lungo respiro” sono positivi.
Anche per l’eurozona, come per l’Italia, confermati i dati preliminari. I prezzi scendono, ma non nei settori legati alle spese “necessarie”.
Prosegue il calo dei prezzi, anche se non in tutti i settori. I dati definitivi sull’inflazione in Italia confermano le attese e le indicazioni preliminari.
Nuova sforbiciata ai tassi ufficiali inglesi: nemmeno ai tempi della Grande depressione erano così bassi.
Prezzi in frenata un po’ in tutta Europa, ma solo grazie al petrolio. Mercato del lavoro ancora fragile. Negli Usa la frenata del carovita è molto più brusca delle attese del mercato.
A sorpresa la Banca centrale Usa gioca tutte le carte sul fronte dei tassi, subito seguita dal Giappone.
Lo stop al piano di sostegno al settore auto Usa pesa sul dollaro. Il calo della domanda preoccupa la Bce.
In Europa i dati sul Pil ribadiscono la recessione, mentre i prezzi alla produzione frenano più del previsto. Negli Usa l’edilizia langue e anche il mercato del lavoro non va meglio. In frenata il Pil australiano.
Si moltiplicano le azioni a supporto dell’economia, ma secondo l’Ocse la crisi è tutt’altro che finita.
In Europa i dati sulla disoccupazione danno ragione all’Ocse, mentre i prezzi calano più in fretta del previsto. Negli Usa molti dei dati che avevano regalato qualche sospiro di sollievo nello scorso mese tornano a peggiorare.
Forse non sanno che pesci pigliare: questo il pensiero di fronte ai verbali della Fed dove spuntano divergenze nelle previsioni di crescita.
Col Pil in calo per il secondo trimestre consecutivo, l’eurozona è ufficialmente entrata in recessione. La debolezza del settore auto si fa sentire sui dati Usa. A sorpresa, il Giappone entra in recessione.
Con Australia, Gran Bretagna e eurozona tutte le Banche centrali hanno replicato i tagli di ottobre.
In Europa economia sempre più fiacca: calano i prezzi, ma anche produzione industriale e vendite al dettaglio. Settimana Usa a due velocità: il settore edilizio va meglio del previsto, ma crolla il mercato del lavoro.
In Europa inflazione ancora in discesa, ma i venti di recessione affondano la fiducia in Germania. Negli Usa Pil e ordini di beni durevoli migliori delle attese, ma solo grazie allo Stato. Crolla la fiducia.
Usa e Giappone tagliano i tassi ufficiali, giocandosi le ultime carte (o quasi) per sostenere l’economia.
Il taglio “coordinato” dei tassi ufficiali dell’8 ottobre non pare essere bastato: arrivano altre sforbiciate.
I dati economici sull’Italia fotografano un’economia in difficoltà. Arriva il segno meno per il Pil britannico. Negli Usa la settimana parte bene, ma poi arrivano anche le cattive notizie. Rallenta anche l’Est.