Giappone: come si spiega il recente recupero dello yen?
Yen giapponese
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Dopo un periodo prolungato di grosse difficoltà, che l'ha portato anche su minimi storici, lo yen giapponese ha rialzato la testa inanellando circa due settimane di recuperi (venerdì 26 è stato il primo giorno di cali dopo una serie positiva). Possiamo dire che siamo giunti a un punto di svolta per la valuta nipponica? Oppure, quali sono le motivazioni per questo più recente andamento? La cosa certa è che non esiste un'unica motivazione, ma una combinazione di esse.
La prima è dovuta al differenziale dei tassi di interesse. La Banca centrale giapponese si appresta ad alzare i tassi nel giro di poco tempo, nella riunione della prossima settimana la Bank of Japan potrebbe decidere una doppia mossa: alzare i tassi di interesse e ridurre il piano di acquisto di bond. Sarebbe una combinazione che andrebbe a ridurre la generosità della politica monetaria rendendola un po’ più restrittiva e generando quindi un rialzo dei rendimenti sul mercato. Insieme a ciò, contemporaneamente sono cambiate repentinamente anche le attese dei mercati circa le sorti dei tassi di interesse negli Stati Uniti: i mercati danno per scontato che ci saranno addirittura due tagli dei tassi: uno a settembre e uno a dicembre.
Una seconda motivazione è legata, sembrerebbe, a possibili interventi sui mercati valutari, non confermati, da parte del Giappone a sostegno dello yen. Su questo si rimane però nell’ambito di voci, indiscrezioni… e quindi il condizionale è d'obbligo.
Una terza motivazione è la chiusura delle speculazioni ribassiste sullo yen. Sembra che i grandi fondi che fino ad oggi puntavano su un calo ulteriore dello yen abbiano cambiato la loro visione, probabilmente anche per i motivi detti in precedenza. Una chiusura di posizioni ribassiste comporta un vantaggio per l'attività che era oggetto di quelle scommesse ribassiste.
C'è poi una quarta motivazione: la fine del cosiddetto carry-trade sui mercati. Cos’è il il carry-trade? È un’operazione che si fa in questo modo: ci si indebita in una valuta con tassi molto bassi, lo yen ha tassi bassissimi, per poi investire su valute con dei tassi più elevati - se pensiamo al dollaro americano il divario è superiore al 5% in termini di tassi. Il differenziale tra i tassi su cui si investe e si ricevono interessi e i tassi su cui si pagano i debiti comporta un guadagno. Ovviamente la strategia è vincente se il cambio tra le due valute su cui si è preso a prestito e su cui si investe non gioca a proprio sfavore. In altri termini, il carry-trade funziona se lo yen giapponese non si apprezza a tal punto nei confronti, per esempio, del dollaro americano da azzerare i guadagni dal differenziale di tassi. Una situazione in cui c'è una valuta per la quale si attende un calo o anche solo una stabilità è una situazione favorevole alle strategie di carry-trade. Come visto in precedenza, però, vengono ora a mancare alcuni di questi requisiti. Il differenziale di tassi di interesse potrebbe abbassarsi, seppur di poco, ma comunque una riduzione del margine di guadagno ci sarà. In più lo yen potrebbe tornare a guadagnare riducendo fortemente la convenienza di implementare una strategia di carry-trade.