La settimana delle obbligazioni: divergenze tra Banche centrali
La settimana delle obbligazioni
La settimana delle obbligazioni
La Banca centrale norvegese ha, come ampiamente atteso dai mercati, lasciato il costo del denaro al 4,5%. La stessa Norges Bank ha comunque lasciato aperta la possibilità del primo taglio dei tassi di interesse a marzo. La Norges Bank continua a mantenere così i tassi a livello elevati e continua a confermarsi come una delle Banche più aggressive in fatto di conduzione della politica monetaria, visto che non si è accodata nel 2024 ai tagli effettuati dalle principali colleghe europee, ma anche mondiali. Il taglio a marzo sembra, comunque, essere cosa fatta, lo stesso mercato lo vede con il 90% di probabilità. Quello che succederà dopo marzo dipenderà molto dai dati che arriveranno via via col tempo, su cui gravano l'incertezza delle prossime mosse commerciali da parte degli Stati Uniti. In totale sono possibili tre tagli in questo 2025, ma questo, ovviamente, qualora non dovessero sorgere andamenti inattesi o problemi sul lato dell’inflazione.
GIAPPONE: TERZO RIALZO DEI TASSI
La Banca del Giappone ha aumentato i tassi di interesse, portandoli dallo 0,25% allo 0,50%. Il costo del denaro è ora al livello più alto degli ultimi 17 anni. Sono diversi i fattori che hanno portato a questa decisione. Il primo è l'inflazione, al 3,6% a dicembre, al di sopra dell'obiettivo ufficiale del 2% dall'aprile del 2022. Inoltre, i salari sperimenteranno un secondo anno di forte crescita nel 2025 e così gli aumenti dei prezzi rimarranno ampiamente positivi nei prossimi anni. L'economia giapponese ha, quindi, voltato pagina sulla deflazione, che aveva spinto le Autorità monetarie a perseguire una politica monetaria ultra-espansiva, con tassi negativi e massicci interventi sul mercato obbligazionario per mantenere i tassi di interesse a 10 anni intorno allo 0%. Ora, invece, il contesto è cambiato e c’è la necessità di normalizzare la politica monetaria, soprattutto perché i bassi tassi di interesse hanno causato il calo dello yen sul mercato dei cambi. Sostenere il valore della valuta giapponese è l'altro motivo dell'aumento del costo del denaro. Le basse quotazioni dello yen sono ora un problema piuttosto che un vantaggio per l'economia giapponese. La debolezza della valuta non sta stimolando le esportazioni, poiché la carenza di manodopera sta limitando la produzione industriale, ma sta aumentando il prezzo delle importazioni, penalizzando il potere d'acquisto e i consumi delle famiglie, che rappresentano la metà dell'attività economica giapponese.
PMI CINA: GENNAIO CON POCO SLANCIO
In Cina i dati sul Pmi di gennaio mostrano un’attività economica in rallentamento. Il Pmi manifatturiero è sceso da 50,1 a 49,1 punti (le attese erano per una stabilità), tornando così in contrazione. In rallentamento anche i servizi, il cui relativo indice Pmi è passato da 52,2 a 50,2 punti. Tutto questo porta l’indice composito a rallentare dai 52,2 punti di dicembre ai 50,1 di gennaio.
Nonostante l’economia cinese abbia centrato l’obiettivo di crescita del 5% nel 2024, principalmente grazie a un'espansione tardiva delle esportazioni e a stimoli economici, la crescita è stata irregolare durante tutto l’anno passato e ora l'economia cinese sta perdendo di nuovo slancio. Per il 2025 saranno necessario ulteriori stimoli per sostenere la crescita.
BCE: ARRIVA UN ALTRO TAGLIO
Questa settimana si terrà la riunione della Banca centrale europea e l'Istituto di Francoforte taglierà i tassi di interesse. I mercati sono certi che il costo del denaro sarà tagliato dello 0,25%, oltre al fatto che in tutto si aspettano ben quattro tagli dello 0,25% nel 2025. Non sono solo i mercati ad attendersi un taglio durante la riunione di questa settimana, visto che la maggior parte degli esponenti della Bce si è espressa la scorsa settimana in termini favorevoli a una riduzione del costo del denaro - dicendosi anche allineati a quelle che sono le attese di mercato per questa riunione. C'è anche di più. Anche per la riunione di marzo è stato definito verosimile un taglio dello 0,25%. Tutto questo nonostante i dati sul Pmi.
I dati preliminari hanno mostrato un leggero miglioramento nel settore manifatturiero, con l'indice che è salito da 45,1 a 46,1 punti (le attese erano per 45,6 punti), mentre il Pmi dei servizi ha registrato una lieve flessione da 51,6 a 51,4 punti – ma il dato è in linea con le attese. Il Pmi composito, dunque, sale a 50,2 punti, dai 49,6 di dicembre: dopo il calo degli ultimi quattro mesi dello scorso anno, dunque, l'attività nell'area dell'euro ha iniziato il 2025 in lieve miglioramento. Questo lieve miglioramento di gennaio non modifica però la situazione economica generale nell'area dell'euro, con il settore manifatturiero che rimane ancora in profonda crisi. Inoltre, nel 2025 la crescita del Pil nell'area dell'euro rimarrà debole e dunque l’allentamento monetario da parte della Bce può proseguire.
FED: NESSUN TAGLIO PREVISTO QUESTA SETTIMANA
Negli Stati Uniti, nella settimana che ha visto l’insediamento del presidente Trump, i rendimenti dei Treasury decennali hanno continuato la loro tendenza al rialzo, riflettendo le aspettative di una crescita economica resiliente e la possibilità che la Federal Reserve mantenga i tassi di interesse elevati più a lungo del previsto. La Banca centrale americana questa settimana non toccherà i tassi, i mercati ne sono certi al 100% e sono aspettative più che fondate. L’andamento dell’economia, lo stato di salute del mercato del lavoro e il livello del carovita non consentono un taglio dei tassi, tanto più in una situazione molto incerta sul fronte delle decisioni che prenderà la nuova amministrazione. D’altronde, la Fed può permettersi con tutta tranquillità di non toccare il costo del denaro, perché l’economia americana continua a mostrare di sapere resistere a tassi alti.
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