Corea: niente più tagli e won debole. Occasione di acquisto?
Corea del Sud: investire nelle obbligazioni in won?
Corea del Sud: investire nelle obbligazioni in won?
La Bank of Korea ha deciso di mantenere invariato il tasso di interesse di riferimento al 2,5% per la quinta riunione consecutiva, segnando così l’adozione di una posizione di politica monetaria chiaramente neutrale. Un elemento particolarmente significativo della comunicazione ufficiale è stata la rimozione di ogni riferimento a eventuali futuri tagli dei tassi: un cambiamento che indica la volontà dell’istituto centrale di chiudere definitivamente il ciclo di allentamento avviato nell’autunno del 2024. Tra le principali preoccupazioni della banca centrale figura il marcato indebolimento del won – vedi di seguito. Sul fronte economico, la banca centrale riconosce che l’economia coreana sta mostrando una certa resilienza, sostenuta soprattutto dalla solidità delle esportazioni e da un recupero graduale dei consumi interni. In questo quadro, le previsioni per il 2026 indicano una crescita dell’1,8% accompagnata da un’inflazione attesa intorno al 2,1%.
LA DEBOLEZZA DEL WON
Da maggio 2025 il won coreano ha perso molto terreno, nei confronti del dollaro e di conseguenza anche nei confronti dell’auro. Nonostante ciò, la banca centrale e il governo hanno preferito evitare interventi diretti e massicci sul mercato valutario. Hanno invece esercitato pressioni su attori istituzionali, come fondi pensione e grandi conglomerati, affinché convertano una quota maggiore delle loro disponibilità in dollari e sostengano la valuta domestica. Parallelamente, è arrivato un avvertimento ai trader: non mettere alla prova la capacità di reazione delle autorità.
In questo contesto complicato, la Corea del Sud prosegue comunque nella sua agenda di riforme orientate a rendere il Paese più appetibile per gli investitori internazionali. A partire da luglio, il mercato valutario sarà aperto 24 ore su 24 e le restrizioni sulle transazioni offshore saranno allentate. L’obiettivo di queste misure è chiaro: ottenere la promozione da parte di MSCI allo status di mercato sviluppato, un riconoscimento che rifletterebbe gli avanzamenti economici e istituzionali del Paese. Tuttavia, queste aperture comportano inevitabilmente una maggiore esposizione alle dinamiche globali e una riduzione del controllo diretto sulle fluttuazioni della valuta.
Il quadro internazionale non offre un sostegno particolarmente favorevole. Anche se il dollaro negli ultimi tempi appare meno forte, questo non implica automaticamente un beneficio per tutte le economie. Alcuni Paesi, come la Corea, restano vulnerabili ai movimenti dei capitali. Gli Stati Uniti e la Cina, grazie alla loro dimensione economica e al loro peso geopolitico, possono permettersi un margine di manovra assai maggiore e riescono, almeno in parte, a mitigare gli effetti della globalizzazione finanziaria.
Un ulteriore elemento che contribuisce all’indebolimento del won riguarda il comportamento degli investitori coreani stessi. Ricordando il trauma della crisi del 1997, molti risparmiatori retail hanno aumentato i loro investimenti negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, le giovani generazioni — spesso escluse dal mercato immobiliare, soprattutto a Seoul — si orientano sempre più verso investimenti finanziari, sia domestici sia esteri. Questa combinazione di capitali che escono dal Paese e domanda crescente per asset stranieri esercita inevitabilmente una pressione al ribasso sulla valuta nazionale.