Nuova obbligazione cumulative, con cedola del 7,25%. Ne vale la pena?
Obbligazioni cumulative
Obbligazioni cumulative
È sbarcata sul mercato una nuova obbligazione Unicredit: Unicredit Spa Oc Jan51 Call Eur (100; Isin IT0005689861). L'importo della cedola è pari al 7,25% lordo annuo, ma essendo un bond cumulative le cedole maturate ogni anno verranno pagate in un'unica soluzione a scadenza ovvero alle date di rimborso anticipato. Dal terzo anno è prevista la possibilità di richiamo anticipata.
Scegliere un’obbligazione che corrisponde le cedole tutte insieme alla scadenza produce effetti specifici per l’investitore. Rispetto alla percezione di cedole periodiche, l’impatto sul potere d’acquisto è diverso, viene meno la funzione reddituale legata agli incassi regolari e non si ha la possibilità di reinvestire le cedole durante la vita del titolo. Inoltre, poiché le cedole cumulate rappresentano la somma di quelle annuali, il rendimento risulta inferiore rispetto a quello ottenibile, a parità di importo investito, con pagamenti periodici. In sintesi, questi sono gli svantaggi delle obbligazioni a cedole cumulate nel tempo; per un’analisi più approfondita è possibile consultare il contenuto dedicato.
Per queste ragioni, se l’obiettivo è garantirsi entrate periodiche, sia nel lungo periodo sia in un orizzonte più breve come quello di un eventuale rimborso anticipato, questa tipologia di titoli non è adatta. Per ottenere flussi di cassa regolari, lo strumento più indicato sono le obbligazioni che distribuiscono cedole periodiche. Se invece lo scopo è disporre di un capitale certo a una data futura, è preferibile orientarsi verso obbligazioni con prezzi contenuti e cedole nulle o quasi nulle: in questo modo è possibile pianificare con maggiore precisione i propri obiettivi, scegliendo un bond senza opzione di rimborso anticipato e con una scadenza coerente con le proprie esigenze.
Il pagamento delle cedole tutte insieme comporta quindi diverse conseguenze. In sintesi, ricevere le cedole in un’unica soluzione alla scadenza è molto diverso dall’avere un flusso di cassa periodico. Chi cerca un investimento che generi una rendita costante nel tempo difficilmente troverà adeguata questa tipologia di obbligazioni, che rimanda i pagamenti a una data futura, anche molto lontana. Questo è già un primo profilo di investitore per cui tali strumenti non risultano adatti, ma non è l’unico aspetto da considerare.
L’assenza di cedole periodiche impedisce anche di sfruttare questi flussi di cassa. Viene meno il valore d’uso delle cedole, ossia la loro funzione di integrazione del reddito: si tratta infatti di incassi che entrano regolarmente sul conto e possono essere utilizzati per sostenere spese o uscite. In questo modo si perde la funzione reddituale della cedola, che rappresenta un’entrata periodica aggiuntiva rispetto al reddito da lavoro.
Si perde inoltre la possibilità di reinvestire. È vero che non sempre l’importo investito consente di ottenere cedole sufficienti per nuovi investimenti, ma ciò dipende dall’ammontare iniziale. Con una cedola del 7,25%, un investimento di 20.000 euro genera 1.073 euro netti, una cifra sufficiente per acquistare 1.000 euro nominali di un nuovo bond. Anche investendo importi più contenuti, ad esempio 5.000 euro, si ottengono 268,25 euro annui di cedole nette che possono essere riutilizzati. Inoltre, come avviene per i contributi a un fondo pensione chiuso, anche importi non elevati possono comunque essere destinati a un nuovo investimento.
Infine, va considerato l’effetto dell’inflazione. Con cedole annuali è possibile acquistare un certo quantitativo di beni e servizi, mantenendo un determinato potere d’acquisto. In un contesto inflattivo, che è quello normale poiché l’inflazione è sempre presente, ricevere una cedola solo dopo molti anni comporta inevitabilmente una perdita di potere d’acquisto.
In generale, i bond cumulative non sono consigliati: in questo, per di più, ha una scadenza troppo lunga, non compatibile con la nostra strategia.