La settimana delle obbligazioni: inflazione, tassi e politica
La settimana delle obbligazioni
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La scorsa settimana sono stati gli Usa a offrire i maggiori spunti sui mercati – e non sempre in chiave positiva. I dati sull’inflazione di dicembre 2025 hanno mostrato che il ritmo di crescita dei prezzi ha continuato a rallentare, indirizzando l’attenzione degli investitori verso le probabili mosse della Federal Reserve nei prossimi mesi. Nonostante il rallentamento, i valori dell’inflazione restano ancora al di sopra dell’obiettivo ufficiale della Fed, generando dibattiti sulle tempistiche e sull’entità di eventuali tagli ai tassi di interesse. La lettura dei dati Usa alimenta un clima di incertezza, perché da un lato conferma una discesa dell’inflazione, dall’altro mantiene aperto il dibattito sull’orientamento futuro della politica monetaria statunitense, con i mercati che seguono con attenzione le dichiarazioni dei funzionari della Fed. In questo contesto, la Fed è al centro di un acceso confronto politico. Le tensioni tra la Casa Bianca e il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, e le conseguenze sulle aspettative di mercato sono al centro delle riflessioni dei mercati. L’indipendenza della banca centrale è ritenuta un fattore cruciale per l’orientamento dei tassi e per la stabilità del dollaro. Le controversie legate a un’indagine penale sui costi di ristrutturazione della sede della Fed, da molti considerate come un pretesto per intimorire la Fed e influenzarne le decisioni, sono elementi che incidono sui mercati obbligazionari e valutari.
Guardando all’eurozona, il quadro generale dell’economia risulta caratterizzato da una progressiva normalizzazione dell’inflazione. L’economia dell’area mostra inoltre segnali di espansione, sostenuti dalla tenuta del mercato del lavoro e da dinamiche positive nei consumi. In questo contesto si inserisce il ritorno alla crescita della Germania nel 2025, dopo anni di contrazione, con un incremento del Pil dello 0,2%. Questa salita modesta è frutto soprattutto della spesa pubblica e dei consumi delle famiglie, mentre gli investimenti e la produzione industriale restano sotto pressione.
Rimaniamo in Europa, ma fuori dall’eurozona: in Polonia, la Banca centrale ha deciso di lasciare i tassi di interesse invariati al 4%, interrompendo la serie di riduzioni iniziata a giugno del 2025. La decisione riflette la volontà di osservare meglio gli effetti delle misure di allentamento già attuate. A dicembre 2025 l’inflazione si è attestata al 2,4% su base annua, leggermente sotto l’obiettivo del 2,5%, e la combinazione di scorte elevate, buoni raccolti e uno złoty forte contribuisce a sostenere la tendenza disinflazionistica e questo porta a pensare a un possibile nuovo taglio dei tassi già a marzo.
In Asia, la Bank of Korea ha confermato una posizione di politica monetaria neutrale, mantenendo il tasso di riferimento invariato al 2,5% per la quinta riunione consecutiva e rimuovendo ogni riferimento a futuri tagli, segnalando la fine del ciclo di allentamento iniziato nell’autunno del 2024. Nella decisione della Banca centrale ha avuto un ruolo significativo il marcato indebolimento del won, mentre l’economia coreana mostra resilienza, trainata dalle esportazioni e da un graduale recupero dei consumi interni.
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