La settimana delle obbligazioni. Arriva la Fed: focus sulle dichiarazioni
La settimana delle obbligazioni
La settimana delle obbligazioni
Questa settimana si terrà la riunione della Fed. Le attese per la Banca centrale americana sono interamente orientate verso un nulla di fatto sui tassi di interesse, con una conferma dell’attuale livello del costo del denaro. Quando è prevista una mossa da parte della Fed? Al momento, per i mercati la prima reale possibilità di un taglio dei tassi è rappresentata dalla riunione di giugno, per la quale oggi si stima una probabilità di circa il 60% che la Fed decida di ridurre i tassi di interesse. Se la Fed si riunirà questa settimana, altre Banche centrali hanno invece già preso le proprie decisioni la scorsa settimana. Tra queste, la Banca centrale giapponese. La Bank of Japan (BoJ) ha scelto di mantenere i tassi allo 0,75%, il livello più alto degli ultimi trent’anni. La decisione segue l’aumento di dicembre e riflette la volontà di monitorare con attenzione gli effetti delle recenti strette monetarie. In parallelo, la BoJ ha rivisto al rialzo le proprie previsioni di inflazione, confermando un orientamento restrittivo, tipicamente definito “da falco”, e lasciando aperta la porta a nuovi rialzi. I mercati hanno interpretato queste stime come un possibile indizio di un intervento già ad aprile.
Un’altra Banca centrale che si è riunita è stata la Bank Indonesia, che ha mantenuto invariati i tassi al 4,75% per il quarto mese consecutivo, in linea con le attese. La priorità resta la stabilità della rupia, recentemente scesa su minimi storici. Il governatore ha ribadito la disponibilità a intensificare gli interventi sui mercati per stabilizzare e, se possibile, rafforzare la valuta. I margini per nuovi tagli dei tassi restano, invece, limitati. Nonostante ciò, la rupia continua a subire pressioni.
Anche in Cina i tassi sono stati lasciati invariati, ma le notizie più importanti sono arrivate dall’economia reale. Nel quarto trimestre del 2025 il Pil ha rallentato al 4,5% annuo, pur centrando l’obiettivo del 5% sull’intero anno grazie alle esportazioni. La domanda interna resta debole, con consumi e investimenti frenati dal mercato del lavoro fragile e dal calo del settore immobiliare. A sostenere la crescita è il manifatturiero, trainato da un export record e da un surplus commerciale senza precedenti. Tuttavia, il 2026 si preannuncia più complesso: la Cina non potrà più contare solo sulle esportazioni e dovrà trovare nuove fonti di crescita interna per affrontare un contesto globale sempre più protezionistico.
E nella zona euro? Dai verbali della riunione di dicembre 2025 si scopre che la Bce ha mantenuto invariati i tassi con la volontà di adottare un approccio prudente volto a garantire la stabilità dei prezzi. L’inflazione appare infatti sotto controllo, mentre l’economia dell’area euro mostra una certa tenuta, con il Pil in crescita dello 0,3% nel terzo trimestre 2025, sostenuto da consumi, investimenti e da un mercato del lavoro solido. Restano però forti pressioni salariali, con retribuzioni in aumento del 4%, che rendono l’inflazione dei servizi persistente. Nonostante ciò, a dicembre l’inflazione è scesa all’1,9%, mentre a gennaio 2026 l’attività economica è stazionaria, con indice PMI stabile, con segnali di rallentamento nei servizi, pur ancora in espansione, e segnali di accelerazione nel manifatturiero, che rimane però ancora in territorio di contrazione.
COME SONO ANDATI I PRODOTTI
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