Fondi obbligazionari unconstrained: cosa sono?
Fondi obbligazionari unconstrained
Fondi obbligazionari unconstrained
Un fondo obbligazionario unconstrained è un fondo che si caratterizza per un’elevata libertà gestionale in termini di strategie, strumenti e mercati di investimento. A differenza dei fondi obbligazionari tradizionali vincolati a un benchmark, questi prodotti non mirano a replicare un indice di mercato; l’eventuale utilizzo di benchmark ha solo una funzione descrittiva dell’universo investibile o di misurazione della performance, ma non rappresenta un vincolo operativo per il gestore.
La principale peculiarità dei fondi unconstrained risiede nel cosiddetto approccio “go anywhere” – tradotto “andare dappertutto”. Il gestore può allocare il portafoglio tra diverse tipologie di strumenti obbligazionari – titoli governativi, corporate, High Yield, debito dei mercati emergenti, ABS e MBS – e in differenti aree geografiche, senza limiti rigidi. Questa flessibilità nasce dall’esigenza di superare le inefficienze tipiche dei benchmark obbligazionari tradizionali, che tendono a sovrappesare gli emittenti più indebitati: maggiore è il debito emesso, maggiore è il peso nell’indice. In contesti di tassi di interesse molto bassi o negativi, tale impostazione può aumentare il rischio di perdite in conto capitale, spingendo allo sviluppo di soluzioni più libere e adattabili.
All’interno del perimetro normativo UCITS, i fondi obbligazionari unconstrained possono adottare strategie particolarmente sofisticate. Il gestore ha la possibilità di assumere posizioni short per trarre beneficio da ribassi di prezzo, di gestire la duration in modo dinamico fino a renderla negativa, e di utilizzare derivati come CDS, swap e contratti forward sia per finalità di copertura sia per incrementare l’esposizione ai mercati tramite leva finanziaria. Anche la liquidità può essere considerata una vera e propria asset class: in assenza di opportunità ritenute interessanti, il gestore può mantenere una quota significativa del portafoglio in cash.
Dal punto di vista degli obiettivi, questi prodotti puntano generalmente al conseguimento di rendimenti assoluti o totali. Nel primo caso, l’obiettivo è generare una performance positiva rispetto a un parametro monetario, come l’Euribor maggiorato di uno spread; nel secondo, si mira alla massimizzazione del rendimento complessivo, combinando cedole e plusvalenze, entro un determinato livello di volatilità.
I fondi obbligazionari unconstrained offrono diversi vantaggi strategici. La grande discrezionalità consente di cogliere opportunità lungo l’intero spettro del fixed income, senza vincoli geografici o settoriali. L’assenza di un benchmark da replicare permette di evitare le distorsioni tipiche degli indici tradizionali, mentre la gestione flessibile della duration consente di proteggere il capitale o addirittura di beneficiare di fasi di rialzo dei tassi di interesse. Inoltre, grazie all’accesso a strategie complesse e all’uso della liquidità come strumento tattico, questi fondi possono offrire una diversificazione più ampia delle fonti di rischio, con rendimenti che dipendono non solo dall’andamento dei tassi ma anche dal rischio di credito, dalle valute e dalle strategie su derivati. Molti gestori, infine, dichiarano obiettivi di rendimento assoluto su un intero ciclo di mercato, indipendentemente dalla direzione dei mercati obbligazionari.
Accanto ai vantaggi, l’investimento in fondi obbligazionari unconstrained presenta tuttavia diverse criticità. L’ampia libertà concessa al gestore implica una delega quasi totale, che richiede da parte dell’investitore un’attività di monitoraggio e di due diligence continua e approfondita. La complessità e l’opacità delle strategie, spesso basate su derivati, leva finanziaria e posizioni short, rendono difficile comprendere il reale posizionamento del portafoglio, soprattutto per un investitore non professionale, e la semplice analisi dei titoli detenuti può risultare fuorviante.
Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dall’elevata correlazione che molti di questi fondi hanno sviluppato con i mercati più rischiosi, come l’azionario e il credito High Yield o dei mercati emergenti. Nel tentativo di generare rendimento in un contesto di tassi bassi, il rischio di tasso è stato spesso sostituito con il rischio di credito, facendo perdere a questi strumenti la tradizionale funzione difensiva associata all’obbligazionario governativo. Esiste inoltre il rischio di “style drift”, ossia il cambiamento dello stile gestionale rispetto a quanto inizialmente dichiarato, favorito dalla flessibilità del mandato.
La mancanza di una classificazione univoca rende complesso il confronto tra prodotti simili, spesso inseriti in categorie eterogenee come i “Flexible Bond”, mentre la storia mostra che, nonostante la flessibilità, i fondi unconstrained possono registrare performance negative anche significative in fasi di mercato particolarmente turbolente, talvolta peggiori rispetto a quelle dei benchmark obbligazionari tradizionali. Infine, l’utilizzo della liquidità come asset class può risultare inefficiente per alcuni investitori, poiché comporta il pagamento di commissioni di gestione anche su quote di portafoglio mantenute in liquidità.