La settimana delle obbligazioni: divergenze monetarie
La settimana delle obbligazioni
La settimana delle obbligazioni
Il confronto tra le più recenti decisioni di politica monetaria mette in luce un panorama fortemente frammentato, in cui le Banche centrali reagiscono in modo diverso a inflazione, crescita e rischi macroeconomici, iniziando così a delineare una divergenza nelle rispettive condotte.
La Banca centrale europea conferma un’impostazione improntata alla continuità e alla prudenza, mantenendo invariati i tassi e ribadendo un approccio graduale e dipendente dai dati. La resilienza dell’economia dell’eurozona, sostenuta dal mercato del lavoro e dagli investimenti pubblici, consente alla Bce di attendere, pur in un contesto ancora fragile per via delle tensioni geopolitiche e delle incertezze sul commercio internazionale. Il calo temporaneo dell’inflazione sotto l’obiettivo (è all’1,7% a gennaio) non viene percepito come problematico e rafforza una strategia di attesa, senza segnali di un’imminente mossa, né al rialzo, né al ribasso sul costo del denaro.
Nel Regno Unito, la Bank of England adotta una linea apparentemente simile sul piano formale, mantenendo i tassi invariati, ma con un orientamento di fondo che lascia presagire la volontà di tagliare i tassi. Il voto che ha portato alla decisione di lasciare i tassi invariati è stato molto equilibrato, segnalando un cambiamento significativo all’interno della Banca d’Inghilterra, mentre le prospettive di un rapido rientro dell’inflazione verso l’obiettivo e i segnali di rallentamento dell’economia alimentano le aspettative di un taglio dei tassi nel breve periodo. La reazione dei mercati, con un indebolimento della sterlina, riflette la percezione di una Banca centrale più incline ad agire rispetto alla Bce.
La Polonia mostra un atteggiamento analogo a quello della Bank of England: formalmente prudente, ma sostanzialmente accomodante. La scelta di lasciare i tassi invariati è stata accompagnata da un linguaggio che apre chiaramente la strada a possibili tagli nei prossimi mesi, sostenuti da un’inflazione in calo e da una crescita economica robusta.
L’India, invece, sceglie una pausa prolungata: la Reserve Bank of India mantiene i tassi invariati, forte di un contesto macro migliorato, ma resta cauta alla luce dei possibili rischi inflazionistici futuri. In altri termini, non ha tagliato e non lo farà in futuro.
In Messico, la Banca centrale messicana - Banxico – ha interrotto il ciclo di tagli per via di un’inflazione di fondo ancora elevata e posticipa il ritorno all’obiettivo prefissato, privilegiando la stabilità dei prezzi rispetto al sostegno alla crescita.
In netto contrasto con questo quadro si colloca l’Australia. La Reserve Bank of Australia ha scelto di alzare i tassi, distinguendosi come l’unica tra le principali Banche centrali a muoversi in senso restrittivo. La decisione è motivata dal riaccendersi delle pressioni inflazionistiche, in un’economia che continua a operare vicino alla piena capacità produttiva. Pur definendo il rialzo come un aggiustamento e non come l’inizio di un nuovo ciclo restrittivo, la Banca centrale segnala il rischio che l’inflazione possa rivelarsi più persistente del previsto.