La settimana delle obbligazioni: Usa solidi, Europa stabile, Cina fragile
La settimana delle obbligazioni
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Il contesto macroeconomico globale presenta un quadro articolato, con dinamiche differenti tra Stati Uniti, area euro e Cina. Negli Stati Uniti, i dati sul mercato del lavoro di gennaio risultano complessivamente rassicuranti. Sono stati creati circa 130.000 nuovi posti di lavoro, in netto miglioramento rispetto a dicembre, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3%. La solidità dell’occupazione appare particolarmente significativa alla luce della contrazione del settore pubblico, che ha perso 42.000 posti, mentre il comparto privato ha mostrato una crescita robusta. Questa resilienza dell’occupazione ha inizialmente generato tensioni sui mercati finanziari, poiché riduce la probabilità di un rapido allentamento della politica monetaria. Durante la riunione di gennaio, il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, aveva infatti sottolineato la stabilizzazione del mercato del lavoro, segnalando una minore necessità di tassi più bassi. Tuttavia, il quadro è mutato con la pubblicazione dei dati sull’inflazione. A gennaio, l’inflazione di fondo negli Stati Uniti è scesa al 2,5%, il livello più basso dal 2021, mentre l’indice generale ha rallentato al 2,4%, sotto le attese. Le variazioni mensili risultano in linea con le previsioni e restano influenzate soprattutto dal settore dei servizi, ma emergono segnali di raffreddamento delle pressioni inflattive, in particolare nella cosiddetta inflazione supercore dei servizi (servizi meno gli alloggi), anch’essa ai minimi dal 2021. All’interno dell’indice si osservano movimenti eterogenei, con forti rialzi in alcune voci e moderazioni o cali in altre. In ottica Fed, il processo di disinflazione appare graduale e induce la Banca centrale a mantenere un approccio prudente e attendista. I mercati ipotizzano con l’80% di probabilità due tagli nei tassi nel 2026. Quando arriverà il primo taglio? In una delle riunioni di giugno o luglio.
Nell’area euro, il Pil è cresciuto dello 0,3% nel quarto trimestre del 2025, replicando il risultato del trimestre precedente. Su base annua, l’aumento è stato dell’1,3%, mentre la crescita dell’intero 2025 è stimata all’1,5%. Il quadro resta eterogeneo tra i Paesi, con la Spagna in forte espansione, Germania e Italia in linea con la media e una crescita più contenuta in Francia.
In Cina, infine, la domanda interna rimane debole. L’inflazione di gennaio è scesa allo 0,2%, un dato influenzato da effetti di calendario legati al Capodanno cinese. Su base mensile i prezzi sono aumentati, ma il settore immobiliare continua a mostrare segnali di fragilità, con prezzi in calo su base annua e misure di sostegno che appaiono ancora insufficienti. In questo scenario, sono attesi nuovi interventi a supporto del mercato interno.
Infine, l’economia britannica ha chiuso il 2025 con una crescita debole (+0,1% nel quarto trimestre, +1,3% annuo), alimentando le difficoltà politiche del Governo, molto impopolare. Un suo possibile avvicendamento con un leader più a sinistra preoccupa i mercati per il rischio di maggior spesa pubblica e conti fuori controllo, con effetti negativi su sterlina, debito e borsa. In attesa di chiarezza, restiamo fuori dagli asset britannici.