News Tempo di lettura: 4 minuti
Data di pubblicazione 11 maggio 2026
author image

Autore: Alberto Cascione

La settimana delle obbligazioni: Banche centrali sotto pressione…

…dal lavoro Usa alle mosse di Oslo, Sydney e Varsavia.

Il rapporto sull'occupazione statunitense di aprile 2026 ha offerto un quadro complessivamente rassicurante. I nuovi posti di lavoro creati hanno superato le attese, risultato sufficiente a dissipare, almeno per ora, i timori di un deterioramento repentino dell'occupazione. Il tasso di disoccupazione si è confermato al 4,3% per il secondo mese consecutivo, ma sarebbe un errore leggerlo in modo acritico: la stabilità di quel dato riflette in parte una riduzione della forza lavoro rilevata nell'indagine sulle famiglie. Meno persone che cercano lavoro non equivale a più persone che lavorano. Il tasso di partecipazione, rimasto sostanzialmente fermo a 61,8%, conferma questa lettura cauta. Sul fronte salariale, la crescita annua delle retribuzioni orarie al 3,6% continua a battere l'inflazione, preservando il potere d'acquisto reale dei lavoratori. Per la Fed, un mercato del lavoro di questo tenore non offre alcuna giustificazione per accelerare i tagli dei tassi. I mercati scontano una Fed sostanzialmente immobile per il 2026. L'economia americana continua a mostrare una resilienza che sorprende per durata, ma che appare sempre più come resistenza graduale piuttosto che forza espansiva.Sullo sfondo, lo shock energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz sta ridisegnando la mappa della politica monetaria globale, costringendo le Banche centrali a scelte difficili tra controllo dell'inflazione e tutela della crescita. Tre istituti offrono uno spaccato eloquente delle tensioni in atto.

 

Webinar Investi sulle obbligazioni

 

L'Australia ha reagito con decisione: la Reserve Bank of Australia ha alzato i tassi per la terza volta consecutiva, portandolo dal 4,10% al 4,35% con una votazione di 8 a 1. Tuttavia, la governatrice ha lasciato intendere che l'istituto potrebbe fermarsi per osservare l'evoluzione del quadro, avendo creato — a suo dire — sufficiente spazio per valutare i rischi sia al rialzo che al ribasso. L'inflazione è ancora al 3,8% e le previsioni indicano un ritorno all’obiettivo del 2,5% non prima della fine del 2027.
La Norvegia ha sorpreso i mercati alzando i tassi dello 0,25%, al 4,25%: è il primo rialzo dal 2023 e il primo di una Banca centrale dell'Europa occidentale dall'inizio del conflitto con l'Iran. Dietro la scelta c’è un quadro interno surriscaldato: inflazione di fondo superiore al 3%, disoccupazione ai minimi storici e crescita salariale tra le più rigide della Scandinavia. La corona norvegese ha risposto con un apprezzamento contro l'euro, tracciando una netta linea di demarcazione rispetto a Bce e Bank of England, ancora in modalità attendista.
All'estremo opposto si colloca la Polonia, che ha mantenuto invariato il tasso al 3,75% per il secondo mese consecutivo. L'inflazione è risalita al 3,2% ad aprile, avvicinandosi al limite superiore dell’obiettivo. Sul mercato il dibattito è aperto: c'è chi esclude modifiche almeno fino a luglio e chi ritiene che il bilancio dei rischi si stia spostando verso un possibile rialzo nella seconda metà dell'anno.

In sintesi, il 2026 conferma che non esiste una risposta univoca alla pressione energetica e inflazionistica: ogni Banca centrale naviga sulla propria rotta, ma tutte condividono la stessa incertezza di fondo.

COME SONO ANDATI I PRODOTTI

  • Ishares Eu Govt Bond 5-7y: +0,5%
  • Xtrackers iBoxx Corp Bd Yld: +0,2%
  • Man Euro Corp Bd D EUR Acc: +0,6%
  • Amundi floating rate: invariato
  • Xtrackers II HY Corp. Bond: +0,4%
  • Nordea 1 European HY: +0,5%
  • Vanguard USD Trea. Bond: -0,1%
  • Xtrackers II US Tre. 1D: -0,1%
  • iShares $ HY Corp Bond: -0,4%
  • UBAM Global High Yield Sol.: -0,1%
  • Spdr Bl 1-10y Us Cor Bond: -0,1%
  • iShares China CNY Bond: +0,2%
  • Nordea Norwegian bond: +1,4%