Obbligazione perpetua

Cosa sono le obbligazioni irredimibili o “perpetue”?

I prestiti irredimibili sono obbligazioni senza una data di scadenza fissa. Questo significa che l’emittente paga cedole regolari (interessi) ma non ha l’obbligo di restituire il capitale in una data prefissata. In molti casi, tuttavia, l’emittente ha la facoltà di richiamare o rimborsare anticipatamente il titolo a determinate condizioni. Per questo motivo tali strumenti sono spesso definiti come “bond perpetui”.

Queste obbligazioni non sono affatto una novità: esistono da secoli e sono state emesse sia da Stati che da grandi società. Storicamente, molti governi le utilizzavano per finanziare esigenze di spesa senza dover continuamente rinnovare il debito alla scadenza.

Perché alcuni emittenti emettono bond perpetui?

Perché per il debitore possono avere diversi vantaggi. Primo, “stabilizzano” la raccolta, evitando di dover cercare nuovi investitori disposti a finanziare la società ogni volta che i bond scadono, e che occorre collocarne altri per sostituirli. Secondo, se emessi in un periodo di tassi bassi permettono alla società di finanziare la propria attività con un costo relativamente contenuto. Terzo, se il titolo perpetuo è “subordinato” sono considerati “quasi capitale” dalle autorità di vigilanza: permette di non compromettere né il giudizio sulla solidità patrimoniale espresso dalle agenzie di rating né, ad esempio, i requisiti richiesti da Banca d’Italia come il rapporto tra patrimonio e rischi assunti.

Quali sono i potenziali vantaggi per gli investitori?

Viste le loro caratteristiche, e in particolare il fatto di non avere scadenza, sono investimenti che presentano dei vantaggi per alcuni investitori “particolari” (ad esempio gestori di fondi, assicurazioni…) che possono beneficiare del fatto che, generalmente, questi bond hanno rendimenti più elevati di quelli a più corta scadenza.

Un’altra tipologia di investitori che possono trovare interessanti questi titoli sono, invece, gli investitori: viste le oscillazioni di prezzo al variare dei tassi, possono portare a guadagni elevati (ma anche i rischi lo sono altrettanto).

Quali sono gli svantaggi per gli investitori?

Visto quello che ti abbiamo appena detto, la contropartita è proprio il rischio: bond “perpetui” o bond “matusalemme” a lunghissima scadenza, per esempio 100 anni, hanno forti oscillazioni anche in presenza di variazioni anche piccole dei tassi di mercato. Lo vediamo con un esempio. Supponiamo di avere un bond perpetuo con un prezzo di 100 e una cedola annua pari a 4. Se i tassi di mercato salgono anche solo di un punto, dal 4 al 5%, il prezzo del titolo crolla a 80: in questo modo, il rendimento per chi lo acquista oggi (4/80=5%) è uguale al rendimento dei nuovi titoli emessi sul mercato. E se invece avessimo acquistato un BTp decennale? Il suo prezzo calerebbe “solo” a poco meno di 92.

Un altro svantaggio da tenere in considerazione è che spesso questi titoli sono “subordinati”: in caso di difficoltà dell’emittente vengono cioè rimborsati solo dopo aver rimborsato tutti i bond “tradizionali” – ma se le difficoltà dell’emittente sono serie, dopo aver rimborsato gli obbligazionisti “prioritari” potrebbe non essere rimasto nulla, o poco, per gli obbligazionisti subordinati.

Come recupero il mio capitale se il bond è perpetuo?

Non avendo scadenza, per recuperare il tuo capitale devi vendere il titolo a un altro investitore che “subentri” al tuo posto come creditore della società. E non è detto che sia semplice, in particolare se il titolo non è quotato o se, pur essendo quotato, non ha molti scambi in Borsa.
Oltre alla vendita sul mercato, un altro modo in cui potresti riavere il capitale si basa sul fatto che molti bond “perpetui” hanno una facoltà di rimborso anticipato, ma attenzione: è la società emittente, e non l’investitore, ad avere questa facoltà. In altre parole, è la società, e non tu, a decidere se rimborsarti o no in quella data.