Tasso di interesse

Cosa significa tasso di interesse?

Il tasso d’interesse è uno dei concetti fondamentali della finanza e dell’economia. In termini semplici, rappresenta il costo del denaro quando viene preso in prestito oppure la remunerazione riconosciuta a chi presta il proprio capitale. Ogni volta che una somma di denaro viene trasferita da un soggetto a un altro per un periodo di tempo determinato, entra in gioco un tasso di interesse.

Dal punto di vista economico, il tasso di interesse riflette il valore del tempo applicato al denaro: una somma disponibile oggi vale più della stessa somma disponibile in futuro. Questo perché il denaro può essere utilizzato, investito o consumato immediatamente, mentre rinunciarvi comporta un costo opportunità. Il tasso di interesse serve proprio a compensare questa rinuncia.

Il tasso d’interesse può essere espresso in termini percentuali su base annua e si applica a una determinata somma di denaro in prestito. Ad esempio, un tasso del 3% annuo indica che, su 1.000 euro prestati per un anno, il costo o il rendimento sarà pari a 30 euro, al lordo di eventuali imposte e costi accessori.

Nel contesto degli investimenti, il tasso di interesse è una variabile chiave perché influenza la redditività degli strumenti finanziari, le scelte di allocazione del capitale e il confronto tra diverse alternative di impiego del risparmio. Inoltre, incide sul valore attuale dei flussi di cassa futuri, un concetto centrale nella valutazione di obbligazioni, azioni e altri strumenti finanziari.

Che differenze ci sono tra tassi attivi e passivi?

Una distinzione importante riguarda quella tra tassi attivi e tassi passivi, che dipende dal punto di vista adottato: quello di chi presta o di chi riceve il denaro.

I tassi attivi sono i tassi che un risparmiatore o un investitore percepisce quando presta il proprio denaro. Esempi tipici sono:

  • gli interessi riconosciuti su un conto corrente o su un conto di deposito;
  • il rendimento di un’obbligazione;
  • gli interessi maturati su strumenti di risparmio gestito che investono in titoli a reddito fisso.

I tassi passivi, invece, sono quelli che un soggetto paga quando prende denaro in prestito. Rientrano in questa categoria:

  • i tassi applicati ai mutui;
  • i tassi sui prestiti personali;
  • i tassi sui finanziamenti alle imprese.

La differenza tra tassi attivi e passivi è particolarmente rilevante per il sistema bancario. Le banche raccolgono risorse pagando un certo tasso ai depositanti (tasso passivo per la banca, attivo per il cliente) e le impiegano concedendo prestiti a tassi più elevati (tasso attivo per la banca, passivo per il cliente). La differenza tra i due livelli di tasso rappresenta una delle principali fonti di reddito per gli intermediari finanziari.

Per gli investitori, osservare l’andamento dei tassi attivi e passivi consente di valutare la convenienza relativa tra il mantenere liquidità, investire in strumenti a reddito fisso o assumere maggiore rischio per ottenere rendimenti potenzialmente superiori.

Che differenze ci sono tra tasso fisso e variabile? Quali sono i pro e contro dei prodotti a tasso fisso e variabile?

Un’altra distinzione cruciale è quella tra tasso fisso e tasso variabile, che riguarda il modo in cui il tasso di interesse evolve nel tempo.

Il tasso fisso rimane invariato per tutta la durata del rapporto. Chi presta o prende a prestito il denaro conosce fin dall’inizio l’ammontare degli interessi che matureranno nel tempo. Questo tipo di tasso offre prevedibilità e stabilità, elementi spesso apprezzati in contesti di incertezza.

Dal punto di vista degli investimenti, i prodotti a tasso fisso – come alcune obbligazioni – garantiscono flussi di cassa certi. Tuttavia, presentano anche dei limiti:

  • se i tassi di mercato salgono, il rendimento del titolo fisso diventa meno competitivo;
  • il valore di mercato dello strumento può diminuire in caso di aumento dei tassi.

Il tasso variabile, invece, si modifica nel tempo in base all’andamento di un parametro di riferimento, come i tassi interbancari o quelli fissati dalle banche centrali. In questo caso, l’importo degli interessi non è noto con certezza a priori.

I prodotti a tasso variabile possono risultare vantaggiosi quando i tassi di mercato sono in calo o rimangono su livelli contenuti. Tuttavia, espongono chi li sottoscrive al rischio di rialzi futuri, che possono aumentare il costo del finanziamento o ridurre la prevedibilità dei rendimenti.

In ottica di investimento, la scelta tra tasso fisso e variabile dipende da diversi fattori:

  • orizzonte temporale;
  • tolleranza al rischio;
  • aspettative sull’evoluzione dei tassi di interesse;
  • ruolo dello strumento all’interno del portafoglio complessivo.

Qual è la differenza fra tasso di interesse nominale e tasso di interesse reale?

Quando si analizza un tasso di interesse è fondamentale distinguere tra tasso nominale e tasso reale.

Il tasso di interesse nominale è quello espresso nei contratti e comunicato dagli intermediari finanziari. Non tiene conto dell’inflazione, cioè della perdita di potere d’acquisto della moneta nel tempo.

Il tasso di interesse reale, invece, misura il rendimento effettivo del capitale al netto dell’inflazione. In termini semplificati, si ottiene sottraendo il tasso di inflazione dal tasso nominale.

Questa distinzione è centrale per chi investe. Un rendimento nominale positivo non garantisce necessariamente un aumento del potere d’acquisto. Se l’inflazione è superiore al tasso nominale, il tasso reale diventa negativo, e il risparmiatore perde valore in termini reali pur percependo interessi.

Nelle fasi di inflazione elevata, la valutazione dei tassi reali assume un’importanza ancora maggiore. Gli investitori tendono a cercare strumenti capaci di preservare il valore reale del capitale, confrontando i rendimenti attesi con le prospettive di inflazione.

A cosa serve il tasso di interesse?

Il tasso di interesse svolge molteplici funzioni all’interno del sistema economico e finanziario.

In primo luogo, serve a regolare l’incontro tra domanda e offerta di capitale. Tassi più elevati tendono a incentivare il risparmio e a scoraggiare l’indebitamento, mentre tassi più bassi favoriscono il ricorso al credito e gli investimenti.

In secondo luogo, il tasso di interesse è uno strumento di politica monetaria. Le Banche centrali, come la Banca centrale europea e in passato la Banca d’Italia, contribuiscono a definire le condizioni monetarie attraverso decisioni sui tassi ufficiali. Queste scelte influenzano il costo del credito, i rendimenti degli strumenti finanziari e, indirettamente, l’andamento dell’economia.

Per gli investitori, il tasso di interesse rappresenta un parametro di riferimento fondamentale:

  • incide sul valore delle obbligazioni;
  • influenza le valutazioni azionarie;
  • determina l’attrattività relativa tra strumenti rischiosi e strumenti considerati più sicuri.

Infine, il tasso di interesse contribuisce a misurare il rischio. In generale, a rendimenti più elevati corrispondono livelli di rischio maggiori, anche se questo rapporto non è sempre lineare né garantito.

Quali sono i principali tipi di tassi di interesse?

Esistono diversi tipi di tasso di interesse, che rispondono a funzioni e contesti differenti.

Tra i principali si possono citare:

  • i tassi ufficiali fissati dalle Banche centrali, che influenzano l’intero sistema finanziario;
  • i tassi di mercato, determinati dall’incontro tra domanda e offerta di capitale;
  • i tassi sui depositi e sui conti, che regolano la remunerazione della liquidità;
  • i tassi applicati ai diversi tipi di prestito, come mutui, finanziamenti al consumo e credito alle imprese.

Nel mondo degli investimenti, assumono particolare rilevanza i tassi di riferimento utilizzati per valutare strumenti finanziari e per confrontare alternative diverse. Ad esempio, il rendimento dei titoli di Stato viene spesso considerato una base di confronto per altri investimenti, in quanto incorpora un livello di rischio percepito come relativamente contenuto.

Nel complesso, il tasso di interesse è una variabile centrale in materia di risparmio e investimenti. Capirne il significato, le diverse declinazioni e il ruolo all’interno del sistema economico ti permette di leggere con maggiore consapevolezza l’evoluzione dei mercati e di adottare decisioni più informate.