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Autore: Alberto Cascione

Lezione 7 : TFR in azienda o fondo pensione? Vantaggi, svantaggi e cosa conviene

La scelta sulla destinazione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) è una delle decisioni finanziarie più importanti nella vita di un lavoratore dipendente. Per aiutarti a non commettere errori abbiamo analizzato nel dettaglio le due opzioni.

TFR in azienda o fondo pensione: quali sono le differenze principali

Quando vieni assunto come lavoratore dipendente, la legge ti concede 60 giorni di tempo per decidere cosa fare del tuo TFR, ovvero quella quota di retribuzione (pari a circa una mensilità all'anno) che viene accantonata per il futuro. Le strade davanti a te sono due: lasciarlo in azienda oppure destinarlo a un fondo della previdenza complementare. Le differenze tra questi due percorsi sono radicali e riguardano sia il modo in cui i tuoi soldi crescono nel tempo, sia come verranno tassati alla fine.
Se decidi di lasciare il TFR in azienda (o all'INPS per le aziende con più di 50 dipendenti), il tuo capitale non viene investito sui mercati finanziari. La sua crescita è legata a un meccanismo di rivalutazione stabilito per legge: ogni anno il montante si rivaluta con una quota fissa dell'1,5% a cui va sommato il 75% dell’inflazione registrata in quell’anno. È una rivalutazione certa, che funge da scudo parziale contro il carovita, ma che storicamente fatica a generare vera ricchezza nel lungo termine.
Se, al contrario, decidi di versare il TFR in un fondo pensione, i tuoi accantonamenti vengono investiti sui mercati finanziari tramite il comparto che deciderai di sottoscrivere (azionario, bilanciato, obbligazionario, garantito,…). In questo caso, il rendimento non è garantito per legge (a meno che tu non scelga una specifica linea garantita), ma dipenderà dall'andamento delle Borse. L'obiettivo è ottenere, su orizzonti temporali lunghi, rendimenti superiori all'inflazione. Ovviamente, esistono differenze nei rendimenti e nei rischi che dipendono dal tipo di comparto.
L'altra differenza abissale è fiscale: il TFR in azienda subisce una tassazione separata (minimo 23%), mentre nel fondo pensione gode di un'imposizione molto più leggera, che va da un massimo del 15% fino a scendere al 9%.

Vantaggi e svantaggi

Come per ogni decisione finanziaria, non esiste un'opzione perfetta in assoluto: entrambe le strade presentano pro e contro che vanno soppesati con attenzione.
Lasciare il TFR in azienda ha l'innegabile vantaggio della stabilità. Sai con quale formula cresceranno i tuoi soldi e non sei esposto alle montagne russe dei mercati finanziari. Inoltre, richiedere un anticipo (per acquisto prima casa o spese mediche gravi) è spesso percepito come più diretto, sebbene i fondi pensione permettano ormai le stesse operazioni. Lo svantaggio principale del TFR in azienda è però duplice: da un lato la tassazione (come abbiamo visto); dall'altro la mancata opportunità di far crescere il capitale nel lungo periodo.
Versare il TFR in un fondo pensione ha come vantaggio cardine il regime fiscale agevolato e la prospettiva di rendimenti potenzialmente molto più elevati. A questo si aggiunge un vero e proprio "regalo": se scegli il fondo negoziale della tua categoria e aggiungi un piccolo contributo volontario, il tuo datore di lavoro è obbligato a versare un ulteriore contributo mensile a tuo favore. Tra gli svantaggi del TFR in un fondo pensione ci sono sicuramente il rischio di mercato (se scegli un comparto azionario potresti subire oscillazioni a breve termine) e il fatto che si tratta di una scelta irreversibile: una volta destinato al fondo, il TFR non può più tornare in azienda (ma puoi spostarlo da un fondo pensione all’altro, seppure con alcuni limiti che però ora stanno cambiando in particolare per la portabilità del contributo del datore di lavoro).
Per fare maggiore chiarezza, ecco una sintesi delle caratteristiche a confronto:

 

TFR IN AZIENDA O NEL FONDO PENSIONE? IL CONFRONTO
TFR in azienda TFR in fondo pensione
Rendimento Formula predeterminata: 1,5% + 75% dell’inflazione Variabile: dipende dall’andamento dei mercati
Rischio Nullo Dipende dal comparto scelto
Tassazione Almeno il 23% Dal 15% a scendere fino al 9%
Contributo datore di lavoro No Si se aggiungi un piccolo contributo volontario (solo per fondi chiusi)
Reversibilità Puoi decidere in futuro di passarlo al fondo pensione. Irreversibile, non puoi riportarlo in azienda.

 

Come spostare il TFR in un fondo pensione

Se dopo aver analizzato i pro e i contro hai deciso che la previdenza complementare è la strada giusta per te, il processo per spostare il tuo TFR è piuttosto semplice e richiede solo un po' di pazienza verso la burocrazia.
Come dipendente neoassunto, devi comunicare la tua scelta entro 60 giorni dall'assunzione compilando il modulo TFR2 che ti verrà fornito dall'ufficio Risorse Umane o dal tuo datore di lavoro. All'interno di questo modulo potrai indicare il nome del fondo pensione che hai scelto. Ricorda la regola del silenzio-assenso: se non compili nulla nei primi 60 giorni, il tuo TFR verrà automaticamente destinato al fondo pensione negoziale della tua categoria.
Cosa succede se hai lasciato il TFR in azienda da anni e ora vuoi spostarlo? Nessun problema. Come abbiamo sottolineato prima, la scelta di lasciare i soldi in azienda è reversibile. Puoi decidere in qualsiasi momento di aprire un fondo pensione e comunicare al tuo datore di lavoro (sempre tramite apposito modulo) che, da quel momento in poi, i futuri accantonamenti del TFR dovranno confluire nel fondo. Attenzione però: salvo accordi specifici, il TFR accumulato fino a quel momento rimarrà "congelato" in azienda e ti verrà liquidato solo alla fine del rapporto di lavoro. Nel fondo finirà solo il TFR futuro.

TFR in azienda o fondo pensione: cosa cambia per giovani e dipendenti

Se sei un giovane lavoratore, magari alla prima o seconda esperienza lavorativa, il consiglio è quello di spostare il TFR in un fondo pensione. Avendo davanti a te 30 o 40 anni prima della pensione, il fattore tempo gioca totalmente a tuo favore. In un orizzonte così lungo, i mercati finanziari hanno storicamente generato rendimenti ampiamente superiori rispetto all'inflazione e alla formula fissa del TFR in azienda. Orientando il tuo TFR e i tuoi contributi su un comparto a forte vocazione azionaria, sfrutterai al massimo il potere dell'interesse composto. Inoltre, maturando molti anni di iscrizione al fondo, ti assicurerai la tassazione agevolata minima del 9% al momento dell'erogazione, salvando letteralmente decine di migliaia di euro dalle mani del fisco.
Se sei un dipendente a pochi anni dalla pensione (meno di 5-7 anni), la situazione è più sfumata. In questo caso, lasciare il TFR in azienda potrebbe sembrare la scelta più conservativa per evitare del tutto la volatilità dei mercati in vista dell'imminente uscita dal lavoro. Tuttavia, destinare il TFR a un fondo pensione scegliendo un comparto a prevalenza obbligazionaria o garantita può rivelarsi ancora una strategia vincente. Da un lato, questi comparti sono pensati per proteggere il capitale pur cercando di generare un rendimento stabile; dall'altro, l’aspetto puramente fiscale non va assolutamente ignorato.
La differenza tra pagare un'aliquota minima del 23% sul TFR lasciato in azienda e il 15% sul TFR nel fondo pensione rappresenta un risparmio immediato e sicuro che è un peccato lasciarsi sfuggire. Questo significa che, anche se in un determinato anno la rivalutazione lorda del TFR dovesse risultare migliore rispetto al rendimento del fondo obbligazionario (scenario comunque non certo), l'enorme vantaggio fiscale del fondo pensione farebbe sì che i soldi netti che ti entrano effettivamente in tasca siano di più.

Takeaway

  • Il TFR in azienda offre un rendimento determinato, i fondi pensione no ma solitamente è più alto.
  • La tassazione dei fondi pensione è più conveniente.
  • La regola del silenzio assenso fa si che se non comunichi nulla il tuo TFR viene spostato automaticamente in un fondo pensione.
  • Per un giovane lavoratore la scelta più conveniente è spostare il TFR in un fondo pensione.

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