Lezione intermedio Tempo di lettura: 12 minuti
Eredità e buoni postali

Eredità e buoni postali

Pia Miglio

Autore: Pia Miglio

Lezione 6 : Hai ereditato dei Buoni postali? Conviene incassarli o tenerli?

Hai trovato dei Buoni fruttiferi postali tra i documenti di un familiare scomparso? Prima di riscuoterli controlla quanto valgono, quando scadono e quali interessi riconoscono. Ecco come gestire i Buoni ereditati e capire se conviene conservarli o investire il denaro altrove.
Stai sistemando i documenti di un familiare scomparso e trovi alcuni Buoni fruttiferi postali. Magari li aveva acquistati tuo padre o tuo nonno vent'anni fa, quando mettere i risparmi alle Poste era un'abitudine molto diffusa. Guardi le cifre stampate sui titoli e ti chiedi quanto valgano oggi. E soprattutto: che cosa conviene farne?

La prima idea potrebbe essere quella di andare alle Poste e incassarli. Oppure potresti decidere di lasciarli dove sono, pensando che continuino a guadagnare interessi. Attenzione, perché nessuna delle due scelte è automaticamente quella giusta.

Un vecchio Buono può avere condizioni particolarmente favorevoli, che sarebbe un peccato perdere. Ma può anche essere scaduto da anni e non produrre più nulla. Nel peggiore dei casi potrebbe persino essere prescritto, con il rischio di non poter recuperare né il capitale né gli interessi.

Prima di decidere che cosa fare, quindi, bisogna capire quanto valgono i Buoni, se sono ancora fruttiferi e quali possibilità hanno gli eredi. Solo dopo ha senso scegliere se conservarli oppure incassare il denaro e investirlo diversamente.

Prima di tutto, scopri quanto valgono i Buoni

La cifra stampata su un Buono cartaceo non è necessariamente quella che puoi incassare oggi. Indica il capitale investito inizialmente, al quale potrebbero essersi aggiunti gli interessi maturati nel tempo.

Se hai trovato un vecchio Buono da un milione di lire, per esempio, non devi limitarti a convertirne il valore in euro, circa 516 euro. Potrebbe aver maturato interessi per molti anni e valere parecchio di più. Sempre che sia ancora riscuotibile.

Non tutti i Buoni postali, infatti, funzionano allo stesso modo. Nel corso del tempo Poste Italiane ne ha distribuiti numerosi tipi, con durate e rendimenti diversi. Alcuni riconoscono interessi crescenti negli anni, altri li pagano soltanto dopo determinati periodi. E per alcune vecchie emissioni i tassi inizialmente previsti sono stati modificati successivamente.

Per sapere quanto vale il tuo Buono devi quindi identificarne la serie, controllare la data di sottoscrizione e verificare le condizioni applicabili.

Il primo strumento utile è il calcolatore dei Buoni postali disponibile sul sito di Poste Italiane. Inserendo i dati richiesti puoi conoscere il valore di rimborso, la scadenza e la data di prescrizione. La cifra indicata tiene conto delle imposte sugli interessi, ma non dell'eventuale imposta di bollo.

Se non riesci a identificare la serie oppure hai dubbi sul rendimento applicato, puoi rivolgerti a Poste Italiane e chiedere come è stato calcolato il valore del titolo.

E se sospetti che il familiare scomparso possedesse altri Buoni, ma non trovi i documenti? Puoi chiedere a Poste una ricerca dei titoli. Il servizio prevede il pagamento di una commissione.

Il Buono è scaduto? Attenzione a non aspettare troppo

Una volta scoperto quanto vale il Buono, devi controllare un'altra data: quella di scadenza.

I Buoni postali, infatti, non producono interessi per sempre. Quando scadono, smettono di fruttare. Questo significa che un Buono scaduto cinque anni fa, anche se non è mai stato riscosso, non ha guadagnato nulla durante questi cinque anni.

Se il titolo è ancora fruttifero, invece, bisogna capire quanto potrà rendere fino alla scadenza e se un rimborso anticipato comporterebbe la perdita di una parte degli interessi.

Ma attenzione soprattutto ai Buoni cartacei molto vecchi. In generale, trascorsi dieci anni dalla scadenza, il diritto al rimborso si prescrive: non puoi più recuperare né il capitale né gli interessi.

Per capire quanto sia concreto questo rischio, basta pensare ai Buoni ordinari emessi negli anni Ottanta. Quelli precedenti al 1985 sono ormai generalmente prescritti, mentre quelli emessi nel 1985 arrivano alla prescrizione nel corso del 2026. Ma anche Buoni molto più recenti, con durate più brevi, possono essere già prescritti.

Per questo non basta guardare l'anno di emissione: devi sempre verificare la scadenza e il termine entro il quale puoi riscuotere il titolo. Il decesso dell'intestatario, da solo, non fa ripartire il conteggio.

I Buoni dematerializzati, cioè quelli registrati elettronicamente anziché stampati su carta, funzionano diversamente: alla scadenza è previsto il rimborso automatico sul conto o libretto postale collegato. Non corrono quindi lo stesso rischio di prescrizione dei titoli cartacei.

Come si incassano i Buoni di una persona deceduta?

Hai individuato i Buoni, conosci il loro valore e hai controllato le scadenze. Ora devi capire come ottenere le somme che ti spettano.

I Buoni postali fanno parte dell'eredità, ma non basta presentarsi allo sportello con il titolo in mano per poterlo incassare.

Il primo passo è comunicare il decesso a Poste Italiane e avviare la pratica necessaria a individuare gli eredi. Tra i documenti richiesti possono esserci il certificato di morte, i documenti d'identità e i codici fiscali, oltre a una dichiarazione sostitutiva di atto notorio o a un atto notarile che permetta di stabilire chi ha diritto alle somme.

Se il familiare possedeva anche conti, libretti o altri prodotti finanziari presso Poste, può essere necessario richiedere la Dichiarazione di Credito, un documento che riporta i saldi alla data del decesso e serve per gli adempimenti successori.

C'è però una particolarità: se il patrimonio del defunto presso Poste comprendeva esclusivamente Buoni fruttiferi postali e titoli di Stato, questo documento non viene rilasciato, perché si tratta di prodotti esenti dall'imposta di successione e che non devono essere inseriti nella relativa dichiarazione.

La domanda di rimborso per successione può essere presentata anche da un solo erede. Per liquidare le somme, però, Poste richiede generalmente la firma di tutti gli aventi diritto.

Se ci sono più eredi, quindi, è importante chiarire fin dall'inizio come saranno ripartite le somme e quali documenti occorreranno per incassarle.

E se il Buono era intestato a due persone?

Immagina che tuo padre avesse acquistato un Buono insieme a tua madre. Dopo la sua morte, chi può incassarlo? Tua madre da sola oppure devono intervenire anche gli altri eredi?

La risposta dipende dalle condizioni del titolo.

Alcuni Buoni cartacei riportano la sigla CPFR, che significa con pari facoltà di rimborso. È una clausola che permette a ciascun intestatario di chiedere autonomamente il pagamento dell'intero Buono.

La Corte di Cassazione ha confermato che, in presenza di questa clausola, il cointestatario superstite può chiedere il rimborso anche dopo la morte dell'altro intestatario, senza dover necessariamente ottenere la firma di tutti gli eredi, fatte salve eventuali particolarità del caso.

Attenzione, però: poter incassare un Buono non significa necessariamente avere diritto a tenere tutti i soldi.

Se una parte del denaro apparteneva alla persona deceduta, gli eredi conservano i loro diritti sulla quota che rientra nell'eredità. È una distinzione importante, soprattutto quando ci sono più figli o altri familiari coinvolti nella successione.

Hai ereditato un Buono ancora fruttifero. Devi incassarlo?

Non necessariamente. Ed è un punto che merita attenzione.

Se il Buono non è ancora scaduto, conservarlo potrebbe essere più conveniente, soprattutto se le sue condizioni sono migliori di quelle offerte oggi da prodotti simili.

Devi però distinguere due cose: ereditare i diritti su un Buono e farselo intestare a proprio nome.

I Buoni postali possono passare agli eredi, ma Poste Italiane non consente di modificare semplicemente il nome dell'intestatario originario di un titolo già emesso.

Se hai ereditato un Buono cartaceo ancora fruttifero, puoi valutare di conservarlo fino alla scadenza, mantenendo la documentazione necessaria a dimostrare i tuoi diritti. Se gli eredi sono più di uno, è importante chiarire come verrà gestito il rimborso e a chi spetteranno le somme.

Per i Buoni dematerializzati, invece, la situazione è più articolata. Questi titoli sono collegati a un conto o a un libretto postale e, quando viene comunicato il decesso dell'intestatario, Poste blocca l'operatività dei rapporti a lui riconducibili. In questo caso occorre verificare con Poste quali operazioni siano possibili per gestire il titolo ereditato e se sia consentito mantenerlo fino alla scadenza.

In ogni caso, non confondere la conservazione del vecchio Buono con la sottoscrizione di uno nuovo. Se incassi quello ereditato e ne acquisti un altro, rinunci alle condizioni della precedente emissione. E non è detto che quelle nuove siano migliori.

Quali tasse si pagano sui Buoni ereditati?

Da questo punto di vista, i Buoni fruttiferi postali hanno un vantaggio importante: sono esenti dall'imposta di successione.

Significa che, quando li erediti, il loro valore non è soggetto al prelievo successorio previsto per altri beni. Inoltre, i Buoni non devono essere indicati nella dichiarazione di successione, anche quando questa è necessaria per la presenza di altri beni ereditati.

Questo, però, non significa che il rendimento sia completamente esentasse.

Gli interessi delle emissioni più recenti sono tassati al 12,5%, la stessa aliquota agevolata prevista per i titoli di Stato italiani. Per le emissioni più vecchie possono essere previste regole differenti.

C'è poi l'imposta di bollo, generalmente pari allo 0,2% annuo. I Buoni sono esenti quando il loro valore di rimborso complessivo, secondo le regole applicabili, non supera 5.000 euro. Oltre questa soglia si applica il bollo previsto dalla normativa.

Quando valuti il rendimento di un Buono, quindi, non fermarti agli interessi lordi: verifica quanto potrai effettivamente incassare, dopo le imposte.

Conviene incassare subito oppure aspettare?

A questo punto possiamo tornare alla domanda iniziale. Hai ereditato un Buono che non è ancora scaduto: conviene conservarlo?

Per capirlo devi cambiare prospettiva. Non conta tanto quanto il Buono abbia reso negli ultimi vent'anni, ma quanto può ancora rendere da oggi alla scadenza.

Facciamo un esempio, con cifre ipotetiche.

Hai ereditato un Buono che oggi potresti incassare per 10.000 euro. Se aspetti altri due anni, il valore di rimborso salirà a 10.600 euro. Supponiamo che entrambe le cifre siano già al netto delle imposte sugli interessi, ma prima dell'eventuale bollo.

Conservandolo per altri due anni guadagneresti 600 euro, pari a un rendimento annuo composto di circa il 2,96%.

È questo il rendimento da confrontare con quello che potresti ottenere investendo oggi gli stessi 10.000 euro in un altro prodotto.

Se trovi un'alternativa che offre un rendimento netto superiore, considerando anche durata, costi e rischi, incassare potrebbe avere senso. Altrimenti, aspettare la scadenza del vecchio Buono potrebbe risultare più conveniente.

Attenzione anche al momento in cui chiedi il rimborso. Alcuni Buoni riconoscono gli interessi soltanto al raggiungimento di determinate scadenze intermedie. Incassarli pochi mesi prima può significare rinunciare a una parte del rendimento che avresti ottenuto aspettando.

Naturalmente devi considerare anche quando avrai bisogno del denaro. Un investimento può essere interessante, ma poco adatto alle tue esigenze se non puoi permetterti di aspettare.

Il Buono Soluzione Eredità rende il 3%. Conviene?

Per chi ha concluso una pratica successoria presso Poste Italiane esiste anche un prodotto specifico: il Buono Soluzione Eredità.

Le condizioni della serie oggi in collocamento prevedono una durata di quattro anni e un rendimento annuo lordo del 3%, che diventa il 2,64% netto dopo la tassazione sugli interessi, prima dell'eventuale imposta di bollo.

Tradotto in euro, investendo 10.000 euro e aspettando quattro anni otterresti circa 11.098 euro, dopo le imposte sugli interessi ma prima dell'eventuale bollo.

C'è però una condizione importante: se chiedi il rimborso prima dei quattro anni, non ricevi alcun interesse. Puoi recuperare il capitale, anche parzialmente, ma rinunci al rendimento previsto.

Il Buono è disponibile soltanto in forma dematerializzata, per importi di 50 euro e multipli, e deve essere collegato a un conto BancoPosta o a un libretto postale con la stessa intestazione.

Non può sottoscriverlo chiunque abbia ricevuto un'eredità. È riservato ai beneficiari di una successione conclusa presso Poste Italiane e può essere acquistato a partire dal giorno lavorativo successivo alla conclusione della pratica, entro il novantesimo giorno dalla liquidazione delle somme, secondo le condizioni previste dall'offerta.

Può quindi essere un prodotto da valutare se desideri reinvestire il denaro e sai di poterlo lasciare fermo per quattro anni.

Ma il suo nome non deve trarti in inganno: non è obbligatorio reinvestire l'eredità in questo Buono, né è detto che sia l'alternativa più conveniente.

E se investissi il denaro in un conto deposito o in un BTp?

Una volta incassati i Buoni ereditati, sei libero di utilizzare il denaro come preferisci. Non hai alcun obbligo di reinvestirlo in prodotti postali.

Un'alternativa può essere un conto deposito. Alcune offerte riconoscono rendimenti interessanti, ma devi controllare la durata del vincolo, le condizioni per riavere il denaro in anticipo e la tassazione del 26% sugli interessi. I depositi bancari ammissibili sono generalmente tutelati fino a 100.000 euro per depositante e per banca dal sistema di garanzia dei depositi.

Un'altra possibilità è acquistare un BTp. In questo caso gli interessi sono tassati al 12,5%, come quelli dei Buoni postali più recenti. Il titolo può essere venduto prima della scadenza, ma il suo prezzo varia sul mercato: se vendi in un momento sfavorevole, potresti recuperare meno di quanto hai investito.

I Buoni postali, invece, sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti e garantiti dallo Stato. Prevedono il rimborso del capitale nominale secondo le condizioni contrattuali, anche anticipatamente, ma non sempre riconoscono gli interessi prima della scadenza.

Un'altra differenza riguarda il modo in cui ricevi i rendimenti. Se hai bisogno di un'entrata periodica, per esempio, un'obbligazione che paga cedole regolari può rispondere a un'esigenza diversa rispetto a un Buono che riconosce tutti gli interessi soltanto alla fine.

Il confronto, insomma, non deve fermarsi al tasso pubblicizzato. Devi considerare quanto guadagnerai effettivamente, quando potrai riavere il denaro e quali rischi sei disposto ad accettare.

Prima di decidere, fai le verifiche giuste

Se hai ereditato dei Buoni postali, quindi, il primo passo non è scegliere un nuovo investimento. È capire esattamente che cosa hai ricevuto.

Recupera tutti i titoli, controlla quanto valgono e verifica soprattutto le date di scadenza e prescrizione. Poi chiarisci con Poste Italiane quali documenti servono per la successione, quali somme spettano agli eredi e che cosa puoi fare se desideri conservare i Buoni ancora fruttiferi.

Soltanto dopo ha senso confrontare il rendimento che puoi ancora ottenere con quello delle alternative disponibili.

E non sentirti obbligato a reinvestire tutto immediatamente. Puoi anche scegliere di mantenere una parte del denaro disponibile e investire il resto in funzione delle tue esigenze.

Un'eredità è spesso il risultato di molti anni di risparmio di una persona cara. Può esserci la tentazione di lasciare tutto com'era, quasi per rispettare le sue scelte, oppure quella di incassare rapidamente e voltare pagina.

Ma conservare un investimento non significa necessariamente valorizzarlo. E incassarlo non significa per forza rinunciare a un'opportunità.

Quei Buoni raccontano come qualcuno ha scelto di risparmiare in passato. Per decidere che cosa farne oggi, però, devi guardare al futuro: quanto possono ancora rendere e quale uso puoi fare di quel denaro.


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