Per qualche anno il meccanismo è apparso piuttosto lineare: la Banca centrale europea alzava i tassi, il margine d’interesse cresceva, e con esso salivano i profitti delle banche. Con l’inversione del ciclo era ragionevole attendersi un rapido esaurimento di quella spinta. I conti dei primi sei mesi di quest’anno suggeriscono però un quadro meno scontato: gli utili restano elevati, in diversi casi continuano a crescere e, almeno per ora, la qualità del credito non sembra destare particolari preoccupazioni.
Il calo dei tassi resta naturalmente un elemento che va a pesare negativamente sui bilanci delle banche, ma i gruppi maggiori sembrano avere avuto il tempo di prepararsi, lavorando sui costi, aumentando il contributo delle commissioni e puntando con maggiore decisione sul risparmio gestito e sull’integrazione fra banca e assicurazione. Più che stabilire se il semestre sia stato positivo — i numeri lasciano pochi dubbi — può essere utile chiedersi quanta parte di questa redditività riuscirà a conservarsi quando il margine d’interesse offrirà meno sostegno.
Intesa e Unicredit, due strade diverse verso risultati simili
Intesa Sanpaolo (6,837 euro all’11/08/2026; Isin IT0000072618) ha guadagnato 5,55 miliardi di euro nel 1° semestre, il 6,5% in più rispetto a un anno prima, e ha alzato oltre 10 miliardi la previsione per l’intero 2026. Il margine d’interesse è rimasto quasi fermo, con un progresso dello 0,6%, mentre sono cresciute le commissioni e l’attività assicurativa. È forse questo il dato che aiuta meglio a leggere l’evoluzione del gruppo: accanto alla tradizionale attività bancaria, Intesa ha costruito una presenza sempre più rilevante nel campo degli investimenti, nella consulenza e nel campo assicurativo. Inoltre, nei primi sei mesi Intesa Sanpaolo ha destinato 5,3 miliardi di euro alla remunerazione degli azionisti, soprattutto attraverso i dividendi.
Unicredit (84,84 euro all’11/08/2026; Isin IT0005239360) presenta numeri persino più alti: 6,37 miliardi di euro di utile, miglior primo semestre della sua storia. Nel caso di Unicredit, uno degli elementi più evidenti resta l’efficienza: i costi sono scesi dell’1%, il rapporto fra costi e ricavi si è fermato al 34% e il costo del rischio si è mantenuto su livelli molto bassi. Anche Unicredit ha visto crescere a doppia cifra commissioni e risultato assicurativo e ha portato l’obiettivo 2026 ben oltre 11 miliardi di euro.
I risultati delle due banche appaiono quindi simili per solidità degli utili e capacità distributiva, pur nascendo da profili differenti. Intesa fa leva soprattutto sulla profondità della rete italiana e sull’integrazione fra banca, assicurazioni e risparmio; Unicredit mantiene un’impronta più internazionale e una struttura più snella. Per chi investe, queste differenze possono risultare almeno altrettanto importanti del confronto fra i singoli risultati trimestrali.
MPS, dal risanamento al centro della partita
Monte dei Paschi (11,946 all’11/08/2026; Isin IT0005508921) ha chiuso il semestre con oltre 1,1 miliardi di utile, il 25,3% in più a parità di perimetro. Sono numeri che soltanto pochi anni fa sarebbero sembrati irraggiungibili. Oggi, però, MPS non è più soltanto la banca che è riuscita a risollevarsi dopo anni difficili. Con l’acquisizione di Mediobanca ha ampliato le proprie attività alla banca d’affari, al private banking e alla gestione dei patrimoni. Inoltre, attraverso Mediobanca, ha acquisito una partecipazione di circa il 13% in Generali, diventando uno dei protagonisti degli attuali equilibri della finanza italiana.
In questo quadro si comprende meglio anche l’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo a giugno. La valutazione iniziale era di 30,6 miliardi, con una componente in azioni e una in contanti. Ma il progetto non consiste semplicemente nell’aggiungere gli sportelli MPS alla rete di Intesa. La parte più interessante per Intesa è quella che comprende Mediobanca, i clienti patrimoniali e le competenze nella banca d’affari. Una parte della rete tradizionale — circa 635 filiali insieme al marchio MPS — verrebbe invece ceduta a Unipol, che potrebbe poi avvicinarla al sistema Bper.
Mps ha giudicato poco generosa la proposta, mentre nel frattempo si è raffreddata l’ipotesi di una fusione paritaria con Banco BPM e il consiglio continua a esaminare le alternative. In una situazione di questo tipo i conti semestrali restano importanti, ma difficilmente possono spiegare da soli l’andamento del titolo, sul quale incidono anche il concambio, le autorizzazioni, le mosse degli azionisti e il futuro della quota in Generali. MPS appare quindi sempre meno come una normale storia di crescita bancaria e sempre più come un investimento legato alla capacità di eseguire operazioni complesse e di trovare un equilibrio fra diversi interessi proprietari.
Perché Generali resta al centro degli equilibri
Generali (44,01 euro all’11 agosto 2026; ISIN IT0000062072) non è soltanto la maggiore compagnia assicurativa italiana. Il gruppo gestisce anche ingenti patrimoni, investe una parte rilevante delle proprie risorse sui mercati ed è tra i principali acquirenti di titoli di Stato. Per questo la partecipazione di circa il 13% detenuta da Mediobanca ha un’importanza che va oltre i dividendi: non permette da sola di controllare Generali, ma assicura comunque un peso significativo nelle decisioni della compagnia.
I risultati del semestre spiegano bene perché questa quota sia tanto importante. I premi sono aumentati a 53,4 miliardi di euro, mentre la raccolta netta del ramo Vita ha superato gli 8,3 miliardi. Il risultato operativo è cresciuto dell’11,2%, raggiungendo i 4,5 miliardi, e l’utile netto rettificato è salito a 2,54 miliardi. La crescita più sostenuta è arrivata dalle attività di gestione del risparmio e dei patrimoni: il loro risultato operativo è aumentato del 31,3%. Banca Generali ha contribuito con 401 milioni di euro.
C’è però anche un dato meno favorevole. Le catastrofi naturali hanno inciso sui risultati del ramo Danni e fatto salire il combined ratio, cioè il rapporto tra il costo dei sinistri e i premi incassati. L’indicatore si è attestato al 91,5%, oppure al 93,8% se calcolato senza attualizzazione. Sono valori ancora positivi, perché inferiori al 100%, ma il peggioramento mostra quanto sia importante adeguare i prezzi delle polizze alla maggiore frequenza e al crescente costo degli eventi naturali.
Unipol, tra assicurazioni e partecipazioni bancarie
Unipol (28,48 euro all’11 agosto 2026; Isin IT0004810054) è prima di tutto un gruppo assicurativo, ma la sua partecipazione in BPER le assegna un ruolo importante anche nel riassetto del settore bancario italiano.
Nel primo semestre l’attività assicurativa ha registrato un utile superiore al miliardo di euro, in crescita del 41,1%. Il combined ratio è stato pari al 91,8%, un livello che indica una buona redditività del ramo Danni.
L’utile consolidato riportato in bilancio è invece di 913 milioni, perché comprende il contributo di BPER soltanto per i primi tre mesi dell’anno. Includendo la partecipazione per l’intero semestre, il risultato salirebbe a 1,06 miliardi. La differenza mostra quanto BPER contribuisca ormai ai conti di Unipol.
Questo legame potrebbe rafforzarsi ulteriormente se andasse in porto l’offerta di Intesa Sanpaolo su MPS. In base all’accordo raggiunto con Intesa, Unipol acquisterebbe una parte della rete della banca senese, che potrebbe essere integrata nel polo BPER. Il gruppo avrebbe così accesso a una clientela più ampia alla quale proporre polizze, prodotti di risparmio e altri servizi finanziari. I benefici dipenderanno però dal prezzo dell’operazione e dalla capacità di integrare la nuova rete senza far crescere troppo i costi.
Le indicazioni che arrivano dai numeri
Dai risultati del semestre emerge un settore più solido di quanto si temesse dopo l’inizio della discesa dei tassi. Banche e assicurazioni hanno continuato a registrare utili elevati, anche grazie al maggiore contributo delle commissioni, delle polizze e della gestione del risparmio. Proprio queste attività sono diventate uno dei principali terreni di confronto fra i gruppi e aiutano a spiegare le numerose operazioni in corso.
Nei prossimi mesi l’attenzione si concentrerà soprattutto sull’offerta di Intesa Sanpaolo per MPS. UniCredit dovrà invece decidere come conciliare la crescita delle attività, la remunerazione degli azionisti e i progetti relativi a Commerzbank. Per Generali sarà importante mantenere redditizio il ramo Danni nonostante l’aumento del costo degli eventi naturali. Unipol, infine, dovrà mostrare quali benefici può ottenere dalla partecipazione in BPER e dall’eventuale acquisizione di una parte della rete MPS.
I risultati di metà anno sono quindi positivi, ma non bastano da soli per valutare le prospettive dei singoli titoli. Molto dipenderà dall’uso che i gruppi faranno del capitale disponibile, dal prezzo pagato per eventuali acquisizioni e dalla capacità di integrare nuove attività senza appesantire i costi e l’organizzazione.
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Una nota sulla tutela dei clienti
Accanto ai risultati e alle operazioni societarie, nelle ultime settimane sono emerse alcune novità che riguardano più direttamente i clienti. La Banca d’Italia ha chiesto agli intermediari di non ostacolare l’apertura del conto di base, uno strumento pensato soprattutto per le persone che rischiano di rimanere escluse dai servizi bancari essenziali.
Consob e IVASS hanno invece disposto l’oscuramento di nuovi siti che proponevano abusivamente servizi finanziari o polizze assicurative. Questi interventi ricordano che la qualità del sistema finanziario non dipende soltanto dalla solidità delle banche e delle compagnie, ma anche dalla possibilità per i clienti di accedere ai servizi e di distinguere gli operatori autorizzati da quelli irregolari.
Glossario
Margine d’interesse. La differenza fra gli interessi incassati sui prestiti e quelli pagati dalla banca sulla raccolta e sulle altre fonti di finanziamento.
Commissioni nette. I ricavi ottenuti da servizi come pagamenti, consulenza, collocamento di prodotti e gestione del risparmio, al netto delle commissioni pagate.
Rapporto costi/ricavi. Misura quanto pesano i costi operativi sui ricavi. In generale, un valore più basso segnala una maggiore efficienza.
Costo del rischio. Indica l’incidenza delle rettifiche sui crediti rispetto ai prestiti concessi. Tende a salire quando aumenta il rischio di insolvenza dei clienti.
Combined ratio. Nel ramo Danni confronta sinistri e costi di gestione con i premi incassati. Sotto il 100% l’attività assicurativa è tecnicamente in utile.
Solvency Ratio. Misura il capitale disponibile di una compagnia assicurativa rispetto a quello richiesto per far fronte ai rischi assunti.
Wealth management. L’insieme dei servizi di consulenza, investimento e gestione del patrimonio rivolti soprattutto alla clientela con maggiori disponibilità finanziarie.
Buyback. Il riacquisto di azioni proprie da parte di una società. Riduce i titoli in circolazione e rappresenta una forma di remunerazione degli azionisti.
Concambio. Il rapporto con cui le azioni di una società vengono scambiate con quelle di un’altra durante una fusione o un’offerta in titoli.
Offerta pubblica di scambio e acquisto. Un’offerta rivolta a tutti gli azionisti nella quale il corrispettivo è formato da azioni, denaro o da una combinazione dei due.

