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MPS rilancia su Generali e Banco BPM

MPS rilancia su Generali e Banco BPM

Data di pubblicazione 21 agosto 2026
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Autore: Pia Miglio

Monte Paschi si mangia tutti?

Diventare troppo grande per essere comprata, perfino da Intesa Sanpaolo, questo è il senso delle offerte lanciate su Generali e Banco BPM. Vediamole in dettaglio qui.

Per non finire nel piatto di Intesa Sanpaolo (6,815 euro; Isin IT0000072618), Monte dei Paschi (11,724 euro; Isin IT0005508921) prova a sedersi dall’altra parte della tavola. E lo fa presentando contemporaneamente due offerte pubbliche di scambio: una su Banco Bpm (16,75 euro; Isin IT0005218380) , valutata 25,3 miliardi di euro, e una su Banca Generali (68,20 euro; Isin IT0001031084), da 8,72 miliardi. In totale, quasi 34 miliardi, ai quali si aggiunge la distribuzione di 4 miliardi agli azionisti di Mps.

La strategia, anticipata dalle indiscrezioni di cui abbiamo parlato ieri, è ora chiara: se Siena riuscisse a inglobare Banco Bpm e Banca Generali, Intesa si troverebbe davanti una banca molto più grande e diversa da quella sulla quale ha lanciato la sua Opas da 30,6 miliardi. Acquisirla diventerebbe più costoso e molto più complicato.

Questo, però, non significa che Montepaschi abbia già fermato Intesa. Per ora ha apparecchiato il tavolo: prima di poter procedere deve convincere diversi invitati, alcuni dei quali potrebbero non avere alcuna intenzione di partecipare.

Banco Bpm porta in dote sportelli e clienti

L’offerta più importante è quella su Banco Bpm. Tra le due banche si era già parlato di una fusione alla pari, che avrebbe dato vita a un nuovo grande gruppo capace di ridurre le distanze da Intesa Sanpaolo e Unicredit. Banco Bpm aveva però abbandonato il progetto il 1º agosto, lasciando Mps senza la principale alternativa all’offerta di Intesa.

Siena ora rilancia cambiando completamente prospettiva: non propone più una fusione tra pari, ma punta ad acquisire direttamente Banco Bpm.

L’operazione rafforzerebbe soprattutto la parte di business più tradizionale del gruppo. Banco Bpm porterebbe una rete di sportelli, clienti, raccolta e attività di finanziamento a famiglie e imprese. Sommando queste attività a quelle di Mps, nascerebbe un polo bancario di dimensioni sufficienti per confrontarsi con i due principali gruppi italiani.

C’è però un commensale che non può essere ignorato: Crédit Agricole possiede circa il 29% di Banco Bpm. Una quota sufficiente a rendere molto difficile qualsiasi operazione realizzata senza il suo consenso. Mps dovrà quindi convincere la banca francese, probabilmente mettendo sul tavolo condizioni o accordi commerciali capaci di soddisfarla.

Banca Generali aggiunge il risparmio gestito

La seconda offerta di Mps ha dimensioni inferiori, ma un peso strategico altrettanto importante. Acquisendo Banca Generali, Mps rafforzerebbe la propria presenza nella consulenza finanziaria e nella gestione dei patrimoni. Il tassello andrebbe ad aggiungersi a Mediobanca, già acquistata da Montepaschi e ancora in fase di integrazione. Mps potrebbe così riunire attività molto diverse: la banca commerciale di Siena e Banco Bpm, la banca d’affari e la gestione patrimoniale di Mediobanca e la rete di consulenti di Banca Generali.

Il risultato sarebbe un gruppo presente lungo quasi tutta la filiera finanziaria, dal conto corrente ai finanziamenti, fino agli investimenti e alla gestione dei grandi patrimoni. Attraverso Mediobanca, Mps manterrebbe inoltre un ruolo di primo piano negli equilibri di Generali.

Anche questo boccone, però, non è facile da mandare giù. Banca Generali è una società importante per il gruppo assicurativo triestino e la sua cessione deve fare i conti con la posizione di Generali e con gli interessi che ruotano intorno alla compagnia. 

Prima delle acquisizioni serve il sì degli azionisti

Mps non può decidere da sola. Dopo il lancio dell’Opas di Intesa, la banca è soggetta alla “passivity rule”, la regola che impedisce alla società oggetto di un’offerta di adottare autonomamente iniziative capaci di ostacolarla - qui trovi più dettagli. 

Le due operazioni dovranno quindi essere approvate dall’assemblea straordinaria e la banca senese dovrà convincere gli azionisti di Mps che acquisire Banco Bpm e Banca Generali sia più conveniente che accettare l’offerta di Intesa. La prevista distribuzione di 4 miliardi sotto forma di remunerazione agli azionisti serve anche a rendere più attraente questa alternativa.

Il sostegno dell’assemblea rappresenterebbe comunque soltanto il primo passaggio, resterebbero da ottenere il consenso degli azionisti delle società coinvolte, le autorizzazioni delle autorità e, soprattutto, l’appoggio di Crédit Agricole sul fronte Banco Bpm.

Mps può davvero diventare troppo grande per Intesa?

In teoria sì. Se entrambe le acquisizioni andassero in porto, Intesa non potrebbe semplicemente proseguire con l’offerta formulata sull’attuale Mps. Dovrebbe rivalutare un gruppo più grande, più costoso e molto più complesso, decidendo se rilanciare oppure rinunciare.

Nella pratica, però, il percorso è lungo e il successo delle due offerte tutt’altro che assicurato. Mps ha scelto due obiettivi ambiti anche da altri gruppi e sui quali hanno voce azionisti che Siena non controlla. È quindi possibile che la doppia offensiva serva non soltanto a costruire un nuovo polo, ma anche ad alzare il prezzo che Intesa dovrà pagare per conquistare Mps.

La distinzione è importante. Un progetto industriale deve dimostrare di poter creare valore nel tempo; una mossa difensiva può raggiungere il proprio obiettivo anche senza arrivare fino in fondo, se riesce a indurre l’acquirente a offrire di più.

Il rischio di fare indigestione

Se il piano riuscisse, Montepaschi diventerebbe il centro di un gruppo che riunisce Mps, Mediobanca, Banco Bpm e Banca Generali, con un ruolo determinante anche negli equilibri di Generali. Non sarebbe più soltanto una banca commerciale, ma un conglomerato attivo nel credito, nella banca d’affari, nella consulenza e nel risparmio gestito.

Le dimensioni aumenterebbero, ma insieme crescerebbe la complessità. Mps deve ancora completare l’integrazione con Mediobanca. Aggiungere quasi contemporaneamente altre due realtà significherebbe coordinare reti, sistemi informatici, strutture societarie e modelli di attività molto diversi. Le integrazioni richiedono tempo e denaro e possono produrre costi superiori alle attese.

Per capire se il menu sia davvero conveniente, non basta quindi guardare al valore complessivo delle offerte o ai 4 miliardi destinati agli azionisti. Bisognerà conoscere i rapporti di concambio, i risparmi previsti, i costi delle integrazioni e l’effetto delle operazioni sul capitale.

Un nuovo gigante nel mercato italiano

La riuscita del piano cambierebbe anche gli equilibri del sistema bancario italiano. Accanto a Intesa e Unicredit nascerebbe un terzo polo molto forte, con una presenza rilevante nel credito, negli investimenti e nella gestione dei patrimoni.

Aumenterebbe la capacità di competere con i due maggiori gruppi, ma diminuirebbe il numero degli operatori indipendenti. Banco Bpm e Banca Generali finirebbero sotto lo stesso centro decisionale di Mps e Mediobanca, concentrando una parte consistente delle attività bancarie e finanziarie italiane nelle mani di pochi grandi gruppi. Anche gli effetti sulla concorrenza e sulle possibilità di scelta dei clienti dovranno quindi essere valutati con attenzione.

Montepaschi, insomma, ha molta, moltissima carne al fuoco. Non sappiamo ancora quanto riuscirà davvero a portare a tavola, né se l’obiettivo finale sia mangiarsi Banco Bpm e Banca Generali, oppure convincere Intesa a pagare un conto più salato o addirittura a mollare la presa. Il rischio, per MPS, volendo fare tutto insieme, è che una strategia nata per evitare di essere comprati finisca per essere troppo difficile da digerire, per tutti.

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