Mps ha scelto come rispondere all’Opas di Intesa Sanpaolo: provare ad acquisire Banco Bpm e Banca Generali, diventando così molto più grande e difficile da comprare. Il piano ha ottenuto il via libera del consiglio di amministrazione, ma per passare dalle intenzioni ai fatti servirà anche l’autorizzazione dell’assemblea.
A imporre questo passaggio è la cosiddetta passivity rule, prevista dall’articolo 104 del Testo unico della finanza. La regola si applica alle società italiane quotate che diventano oggetto di un’offerta pubblica di acquisto o di scambio e stabilisce che gli amministratori non possano adottare da soli iniziative capaci di ostacolarla.
Una difesa che deve passare dai soci
Quando arriva un’offerta, il consiglio di amministrazione della società interessata potrebbe cercare di renderla meno conveniente o addirittura impossibile. Potrebbe, per esempio, acquistare altre società, cedere attività importanti, aumentare il capitale oppure assumere impegni finanziari capaci di cambiare profondamente il valore e le caratteristiche dell’azienda.
La passivity rule non vieta in assoluto queste operazioni, ma impedisce che siano decise e realizzate soltanto dagli amministratori. Dalla comunicazione dell’offerta fino alla sua chiusura o decadenza, le iniziative che possono contrastarla devono essere autorizzate dall’assemblea competente.
La ragione è piuttosto semplice. Una volta che gli azionisti hanno ricevuto un’offerta, non dovrebbe essere il consiglio a respingerla indirettamente, trasformando la società prima che i soci abbiano potuto valutarla. Spetta invece a questi ultimi confrontare la proposta dell’acquirente con il progetto alternativo preparato dagli amministratori e stabilire quale delle due strade sia più conveniente.
Mps non deve restare immobile
Essere soggetti alla passivity rule non significa dover rinunciare a qualsiasi forma di difesa. Gli amministratori possono continuare a gestire normalmente la società, studiare possibili alternative e presentarle agli azionisti. Possono anche cercare un altro potenziale acquirente: la legge precisa, infatti, che la semplice ricerca di offerte concorrenti non rappresenta un comportamento contrario agli obiettivi dell’offerta in corso.
Il limite riguarda il momento in cui una contromossa deve essere realizzata. Se può compromettere il successo dell’offerta, il consiglio non può procedere senza il consenso dei soci. L’autorizzazione può essere necessaria anche per una decisione presa prima dell’inizio dell’offerta, quando non è stata ancora attuata, non rientra nella normale attività della società e rischia di ostacolare l’operazione.
La normativa permette agli statuti delle società di derogare, in tutto o in parte, alla passivity rule. Una scelta di questo tipo deve però essere comunicata alla Consob, alle altre autorità interessate e al mercato.
Perché riguarda le offerte di Mps
Le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali sono ben lontane dalla normale gestione di una banca. Se fossero completate, cambierebbero radicalmente le dimensioni, le attività e il valore di Mps. Intesa si troverebbe quindi davanti un gruppo molto diverso da quello sul quale ha formulato la propria Opas e dovrebbe rivalutare la convenienza e il costo dell’acquisizione.
Proprio perché le due offerte rappresentano anche una misura difensiva, il Cda di Monte Paschi può proporle, ma non può metterle in pratica senza l’autorizzazione dell’assemblea straordinaria. La decisione finale passa così agli azionisti, chiamati a scegliere tra l’offerta di Intesa e il progetto alternativo elaborato da Siena.
Non si tratta di un passaggio puramente formale. Da una parte c’è l’Opas da 30,6 miliardi di Intesa; dall’altra ci sono due acquisizioni per quasi 34 miliardi, accompagnate dalla prevista distribuzione di 4 miliardi agli azionisti di Mps. Questa remunerazione può rendere il progetto più attraente, ma non elimina gli interrogativi sulla sua realizzazione. I soci dovranno valutare anche i costi, i rischi e la complessità di integrare Banco Bpm e Banca Generali in un gruppo che sta già lavorando all’integrazione con Mediobanca.
La passivity rule non stabilisce quale delle due strade sia migliore e non impedisce a Mps di reagire. Cambia, però, chi può decidere. Quando una società quotata diventa oggetto di un’offerta, la difesa non appartiene soltanto al consiglio di amministrazione: deve essere sottoposta ai proprietari della società. Nel caso di Mps, saranno quindi gli azionisti a stabilire se l’alternativa costruita dalle due nuove operazioni giustifichi i costi e i rischi che comporta oppure se sia preferibile accettare la proposta di Intesa. È questo il punto centrale della regola: impedire che una scalata venga fermata senza che chi possiede le azioni abbia potuto pronunciarsi.

