Perché aspettare “la fine della crisi” può voler dire arrivare tardi
Certificate, crisi e opportunità
Certificate, crisi e opportunità
Nessuno oggi è in grado di dire con precisione quando finiranno le tensioni in Medio Oriente. E, di conseguenza, nessuno può sapere quando si esaurirà davvero anche la pressione sui mercati. È un’incertezza che pesa sugli investitori, perché rende difficile individuare il momento giusto per entrare o per aumentare l’esposizione.
C’è però un aspetto da non trascurare: i mercati, per loro natura, si muovono in anticipo. Questo significa che aspettare un rasserenamento completo del quadro geopolitico potrebbe voler dire perdere parte delle occasioni che oggi la volatilità sta creando. Quando il contesto apparirà più sereno, infatti, molti prezzi potrebbero essersi già riportati su livelli meno interessanti.
Ed è proprio qui che entrano in gioco i certificate. Tra gli strumenti finanziari, sono tra quelli che più risentono della volatilità. Il motivo è semplice: nella formazione del loro prezzo, la volatilità è una variabile decisiva, spesso ancora più del movimento del sottostante. Nei certificati con barriera, un aumento della volatilità tende infatti a comprimere il prezzo del prodotto, perché aumenta il rischio percepito che il sottostante possa avvicinarsi o scendere sotto i livelli critici. Al contrario, quando la volatilità si riduce, il certificato tende a recuperare valore.
È anche per questo che a volte si osserva un fenomeno che può sorprendere: il sottostante non scende in misura particolarmente marcata, ma il certificate perde di più. Non è necessariamente il segnale di un peggioramento strutturale del prodotto: spesso è semplicemente l’effetto della volatilità. In termini intuitivi, è come se in queste fasi i certificate risultassero “compressi” nei prezzi, e proprio per questo oggi possano offrire condizioni di acquisto particolarmente interessanti.
Le opportunità, in effetti, non mancano. In questa fase si possono trovare certificate acquistabili a prezzi sotto quota 1.000 euro — o sotto 100, a seconda del nominale — con cedole molto generose, anche nell’ordine del 18% annuo, oppure con protezioni molto profonde, fino al -60% dei sottostanti. Non è affatto scontato che condizioni simili restino disponibili anche più avanti: se la situazione si stabilizzasse e la volatilità si riducesse, i prezzi potrebbero risalire e il rapporto rischio-rendimento diventare meno favorevole rispetto a oggi.
Questa riflessione vale non solo per chi possiede già certificate in portafoglio e sta valutando se mantenerli o venderli, ma anche per chi vuole aumentare la propria posizione — se ha ancora spazio per farlo — oppure per chi sta pensando di inserirli per la prima volta. Acquistare oggi a prezzi depressi significa infatti non solo puntare sulle cedole, ma anche costruire un potenziale guadagno in conto capitale al momento del rimborso.
Prendiamo un esempio semplice: se un certificate quota oggi 970 euro e a scadenza, oppure in caso di rimborso anticipato, rimborsa a 1.000 euro, c’è un margine potenziale del 3% solo sul prezzo. Se quel richiamo dovesse avvenire tra sei mesi, quel 3% diventerebbe, su base annualizzata, circa un 6% annuo, da sommare alle eventuali cedole incassate nel frattempo. È vero che un rimborso anticipato comporta la rinuncia ai flussi cedolari futuri, ma è altrettanto vero che consente di cristallizzare prima il guadagno in conto capitale.
Naturalmente, il contesto resta delicato e non bisogna ignorarlo. Ma proprio qui emerge un altro punto importante: anche se la fase di stress dovesse protrarsi, alcune caratteristiche tipiche dei certificate offrono comunque un certo grado di protezione. Le cedole, in molti casi, presentano l’effetto memoria, che consente di recuperare in futuro eventuali importi non pagati in precedenza, purché si ricreino le condizioni previste. Questo aumenta la probabilità di incassare nel tempo il flusso cedolare complessivo.
In più, molti prodotti presentano barriere profonde, valutate solo alla scadenza. È un aspetto fondamentale. Significa che durante la vita del certificate il prezzo può scendere, e può farlo anche in misura significativa se i sottostanti continuano a soffrire o se la volatilità resta elevata. Ma ciò che conta davvero, per la protezione finale, è dove si troveranno i sottostanti alla data di valutazione conclusiva. Se a scadenza saranno sopra la barriera, il meccanismo di protezione rimarrà attivo.
Questa protezione non equivale a una garanzia totale del capitale, e va sempre ricordato. Però costituisce un margine di difesa importante: a seconda dei prodotti, si può arrivare a livelli di protezione del 40% e perfino del 60% rispetto ai ribassi dei sottostanti. In altre parole, non si elimina la possibilità di perdite, ma se ne riduce sensibilmente la probabilità, mantenendo nel frattempo la possibilità di incassare cedole elevate.
Il punto, allora, è che attendere un segnale chiaro di fine tensione potrebbe non essere la strategia più efficace. Perché quando quel segnale arriverà, i mercati potrebbero aver già scontato gran parte del miglioramento. Oggi invece la volatilità elevata sta creando una finestra che rende alcuni certificate particolarmente interessanti: prezzi più bassi, rendimenti potenziali più alti, cedole generose, barriere profonde ed effetto memoria.
Operativamente, le scelte non mancano. Trovi i certificate a barriera consigliati qui.