Anche in finanza si fa spesso ricorso alle etichette. Aiutano a rendere più riconoscibile un’offerta, a darle un pubblico e un’identità. Ma il rischio di scambiare il nome per una garanzia è alto. Per esempio, se c’è scritto conto giovani, viene istintivamente da pensare che sia il conto migliore per chi ha meno di 30 anni (vedi qui per una analisi di queste tipologie di prodotti). Poi, però, se si cominciano a guardare i numeri, il cartellino perde un po’ del suo potere. È successo anche nella nostra analisi sui conti correnti: abbiamo messo a confronto le offerte per due clienti di età diversa e scoperto che diversi conti convenienti non hanno affatto bisogno di definirsi giovani. Non è detto, insomma, che le formule under 30 aumentino la possibilità di trovare il conto più adatto. A contare sono costi, servizi, condizioni e, soprattutto, il modo in cui quel conto verrà utilizzato. È un piccolo esempio di un principio che vale molto più in generale: dietro una promessa accattivante possono esserci vincoli, scadenze e costi; dietro un prodotto dal nome poco appariscente, condizioni migliori di quelle che ci saremmo aspettati. È anche per questo che facciamo confronti, calcoli e simulazioni, di cui vi rendiamo conto sul nostro sito. Non lo facciamo per decidere quale etichetta ci piace di più, ma per vedere che cosa resta quando la togliamo. Così, davanti a una vetrina, c’è un gesto da fare: prima di scegliere il prodotto che sembra fatto apposta per noi, dobbiamo girare il cartellino. E guardare che cosa c’è davvero dietro.
Alessandro Sessa
Direttore responsabile Investi

