Qualunque siano le ragioni del ritiro, l'anticipo ha una conseguenza concreta: permette agli attuali governi europei di scegliere chi guiderà la Bce fino al 2035, prima che le elezioni previste per il prossimo anno possano cambiare gli equilibri politici. Nella primavera del 2027 si voterà in Francia e, nel corso dell'anno, anche in Italia e in altri Paesi. Non è un dettaglio. Per nominare il presidente della Bce serve una maggioranza qualificata rafforzata: almeno 16 Paesi dell’euro su 21, che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Eurozona. Francia e Italia, insieme, vi pesano oggi poco più del 35%: un’opposizione comune potrebbe bloccare un candidato. Anticipare la scelta di fatto la sottrae alle incognite elettorali. Anche i nomi che stanno circolando suggeriscono continuità col passato: l'olandese Klaas Knot e lo spagnolo Pablo Hernández de Cos hanno guidato entrambi le rispettive banche centrali. Le loro posizioni sui tassi non coincidono, ma nessuno dei due rappresenta una rottura rispetto all'impostazione attuale. Del resto, da un'istituzione indipendente dalla politica ci si aspetta che non cambi rotta a ogni elezione. Per gli investitori, la continuità può risultare rassicurante: non mette al riparo dalle oscillazioni dei mercati, né rende prevedibili le decisioni sui tassi, ma può ridurre l'incertezza su come potrebbero essere affrontate eventuali nuove crisi. Mentre il calendario politico continuerà a cambiare, quello della banca centrale, almeno per i prossimi otto anni, potrebbe essere scritto in tempi brevi con poche sorprese.
Alessandro Sessa
Direttore responsabile Investi

