Questa volta, però, il sorpasso è di un altro tipo. A fine settembre il rendimento del decennale francese ha superato quello italiano. In altre parole, per prestare denaro a Parigi gli investitori chiedono oggi qualcosa in più che per prestarlo a Roma. Un ribaltamento che racconta bene quanto siano cambiate le gerarchie del rischio in Europa. I rendimenti stanno salendo in molte grandi economie, spinti dall’inflazione, dai tassi delle Banche centrali, da deficit elevati e da una quantità crescente di debito da finanziare. Più offerta di titoli, più concorrenza per convincere gli investitori, più interessi da pagare. Per chi investe, tassi più alti possono creare occasioni. Ma il rendimento non è mai gratis: se cresce, spesso è perché cresce anche il rischio percepito. Non siamo alla vigilia di una catastrofe obbligazionaria: un calo delle tensioni geopolitiche e del caro-energia potrebbe ridurre l’inflazione e allentare la pressione sui tassi; inoltre, se il mercato dovesse diventare davvero instabile, le Banche centrali avrebbero ancora la possibilità di intervenire. Le difese, in altre parole, esistono. Italia e Francia continueranno a discutere di cucina, vino e moda. Sul debito, però, il recente sorpasso dice qualcosa di più serio: i titoli francesi restano interessanti in ottica di diversificazione, ma senza esagerare. Vale, anche qui, la regola di non investire mai in un solo emittente più del 5% dei propri soldi. Visto che le gerarchie sul mercato possono cambiare, è bene non dimenticare che la prudenza vale sempre. Anche più delle inevitabili rivalità transalpine.
Alessandro Sessa
Direttore responsabile Investi

