Gli indici azionari statunitensi ed europei viaggiano su livelli molto elevati, sostenuti anche dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. In un recente articolo pubblicato sul blog della Banca centrale europea, cinque economisti della BCE sostengono che l’esperienza delle precedenti grandi rivoluzioni tecnologiche renda probabile, prima o poi, una correzione delle attuali valutazioni azionarie. Non sappiamo però quando potrebbe arrivare e, nel frattempo, i mercati potrebbero continuare a salire.
Il recente rialzo dei tassi d’interesse aggiunge un ulteriore elemento di incertezza. In concreto, cosa significa tutto questo per il tuo portafoglio? E come puoi prepararti senza cercare di indovinare il momento esatto in cui i mercati cambieranno direzione? Vediamo cosa c’è dietro l’avvertimento degli economisti BCE e quali accorgimenti possono rendere il portafoglio più resistente.
Perché gli economisti BCE vedono un rischio di correzione?
Gli autori guardano ai cicli del passato – dalle ferrovie all’elettricità fino a internet – per mostrare come le grandi ondate di innovazione siano state spesso accompagnate da una forte crescita delle valutazioni azionarie, seguita prima o poi da un ridimensionamento.
Le spiegazioni possibili sono due. Da una parte, gli investitori potrebbero essere troppo ottimisti e spingere i prezzi oltre livelli giustificabili dai risultati delle imprese. Dall’altra, le quotazioni elevate potrebbero essere razionali perché riflettono le aspettative sui futuri guadagni di produttività generati dall’intelligenza artificiale. Anche in quest’ultimo caso, però, la storia mostra che una tecnologia può avere successo senza impedire una successiva correzione delle quotazioni.
Questo non significa che i prezzi attuali abbiano già raggiunto il massimo. Se l’intelligenza artificiale produrrà effetti economici maggiori di quelli oggi previsti, le Borse potrebbero salire ancora. Il problema è che non possiamo sapere in anticipo in quale punto del ciclo ci troviamo.
L’attenzione è rivolta soprattutto agli Stati Uniti, dove le grandi società tecnologiche hanno avuto un peso determinante nel rialzo degli indici. Puoi approfondire questo aspetto nell’articolo che abbiamo pubblicato lo scorso luglio, “ETF globali: il rischio nascosto delle Big Tech”.
E noi europei siamo davvero al riparo?
Non molto. Secondo le stime riportate dagli economisti BCE, le famiglie dell’area euro hanno circa 440 miliardi di euro di esposizione ai titoli tecnologici statunitensi, soprattutto indirettamente attraverso fondi ed ETF.
È un dato importante perché significa che si può essere fortemente esposti alle grandi società tecnologiche americane anche senza aver mai comprato direttamente un’azione Nvidia, Microsoft o Apple. Molti ETF globali, per esempio, investono una quota consistente del patrimonio negli Stati Uniti e nelle società di maggiori dimensioni.
In caso di brusca correzione a Wall Street, questa esposizione, insieme alla forte correlazione che storicamente lega le Borse europee a quella statunitense, potrebbe trasmettere il ribasso anche da questa parte dell’Atlantico. Se possiedi fondi azionari internazionali o ETF globali, quindi, è utile sapere quanta parte del tuo portafoglio dipende effettivamente dal mercato americano e dai suoi maggiori titoli.
In concreto, cosa cambia per i tuoi investimenti?
Una correzione significa innanzitutto una diminuzione, talvolta consistente, del valore del portafoglio. Facciamo un esempio molto semplice. Se 20.000 euro di un portafoglio complessivo da 50.000 euro fossero investiti nelle posizioni interessate da una correzione del 20%, la perdita su quella parte dell’investimento sarebbe di circa 4.000 euro.
Una discesa dei mercati può però creare anche opportunità per chi dispone di un portafoglio ben costruito e di un orizzonte sufficientemente lungo. Il punto non è cercare di prevedere quando arriverà il ribasso, ma verificare in anticipo se i propri investimenti sono in grado di sopportarlo.
Non bisogna quindi prepararsi a un crollo “imminente”, che potrebbe anche non verificarsi per molto tempo. Bisogna piuttosto costruire il portafoglio in modo che una forte discesa non costringa a cambiare strategia proprio nel momento peggiore.
Quattro mosse per preparare il portafoglio
1. Verifica la tua reale esposizione alle grandi società tecnologiche
Possedere cinque fondi diversi non significa necessariamente essere ben diversificati. Se tutti investono nelle stesse società, negli stessi settori o nello stesso Paese, il rischio di concentrazione rimane.
Controlla quindi le principali posizioni dei tuoi fondi e dei tuoi ETF e prova a capire quanta parte del portafoglio dipende dalle maggiori società statunitensi, dal settore tecnologico, dagli Stati Uniti e dal dollaro. Chiediti soprattutto cosa accadrebbe se quella parte dell’investimento perdesse il 20% o il 30%: saresti in grado di aspettare oppure una perdita del genere comprometterebbe progetti per i quali avrai bisogno del capitale?
Non esiste una soglia valida per tutti. La concentrazione accettabile dipende dall’orizzonte temporale, dalla situazione patrimoniale e dalla capacità di sopportare le oscillazioni dei mercati.
2. Tieni il grosso del patrimonio nel portafoglio principale
La diversificazione non elimina il rischio di una discesa. In una correzione importante possono perdere terreno contemporaneamente Stati Uniti, Europa e mercati emergenti, mentre anche alcune obbligazioni possono soffrire quando i tassi salgono.
Per questo è più utile partire da un portafoglio principale coerente con il proprio profilo di rischio, composto dalla combinazione di azioni e obbligazioni prevista dalle nostre strategie. Questa parte dovrebbe rappresentare almeno l’80% degli investimenti.
La quota restante può eventualmente essere utilizzata per investimenti aggiuntivi e più mirati. Ma deve rimanere una componente secondaria: complessivamente non più del 20% del portafoglio, limitando inoltre al 10% massimo la quota destinata ai prodotti che classifichiamo come speculativi e quindi particolarmente rischiosi.
L’obiettivo non è trovare il settore che salirà quando le Big Tech scenderanno, ma evitare che poche scommesse possano determinare il risultato dell’intero portafoglio.
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3. Non confondere il fondo di emergenza con i soldi da investire
Una riserva di liquidità destinata alle spese impreviste deve rimanere disponibile e non dovrebbe essere utilizzata per comprare azioni durante una correzione. La sua funzione è un’altra: evitare di essere costretti a vendere gli investimenti quando i mercati sono in difficoltà perché serve improvvisamente denaro.
È invece diverso il caso di somme che hai già deciso di destinare agli investimenti. Se non vuoi investirle tutte in una volta, puoi distribuirne l’ingresso sui mercati nel tempo. E se durante questo percorso dovesse verificarsi una correzione, compreresti una parte degli investimenti a prezzi più bassi.
Non serve, però, accumulare liquidità apposta aspettando il prossimo crollo: nessuno sa quando arriverà e, nell’attesa, si potrebbe rinunciare a mesi o anni di rialzi.
4. Ragiona in termini di orizzonte temporale e regolarità
Più è lungo l’orizzonte di investimento, maggiore è la possibilità di attraversare una fase negativa senza dover vendere. Una correzione pesante resta comunque una perdita e il recupero può richiedere tempo, ma ha conseguenze molto diverse per chi dovrà utilizzare quel capitale tra due anni e per chi investe con un orizzonte di dieci o quindici anni.
Continuare a investire con regolarità, per esempio attraverso versamenti programmati, permette inoltre di distribuire nel tempo i prezzi di acquisto e riduce il rischio di concentrare tutto l’investimento proprio alla vigilia di una discesa.
Per concludere
Quanto pubblicato dalla BCE non annuncia un crollo imminente. Gli stessi autori sottolineano che è impossibile sapere in anticipo quando arriverà una correzione e che le quotazioni potrebbero salire ancora prima di scendere.
Per chi investe, quindi, la conclusione non dovrebbe essere “vendere prima che scoppi la bolla”, ma verificare se il proprio portafoglio è costruito per sopportare anche una fase di forte ribasso.
Chi ha un orizzonte di investimento molto lungo può avere maggiori possibilità di recuperare una perdita importante rispetto a chi dovrà utilizzare quel capitale entro pochi anni. Per questo la stessa composizione del portafoglio non può andare bene per tutti.
Controllare la concentrazione degli investimenti, mantenere un’allocazione coerente con il proprio profilo di rischio, conservare separato il fondo per le emergenze e investire con un orizzonte adeguato permette di affrontare una correzione senza dover cercare di prevedere quando arriverà.

