BANK OF ENGLAND: PAUSA HAWKISH
La Banca d'Inghilterra ha lasciato il tasso di riferimento invariato al 3,75%, con un voto dell'MPC di 8 a 1. L'unico dissenziente è stato il capo economista Huw Pill, favorevole a un rialzo immediato. Il governatore Andrew Bailey ha definito la posizione attuale "un punto ragionevole" alla luce di un'economia in rallentamento e di un mercato del lavoro in indebolimento, pur sottolineando la necessità di restare pronti ad agire.
Il tono complessivo rimane tuttavia orientato al rialzo: diversi membri del comitato hanno lasciato intendere che potrebbero sostenere un aumento dei tassi qualora i prezzi dell'energia, spinti dalle conseguenze del conflitto in Iran, continuassero a esercitare pressioni sull'inflazione più ampia. La BoE ha rivisto al rialzo le stime sull'inflazione nel terzo trimestre di circa 1,4 punti percentuali rispetto alle proiezioni di febbraio, e ha scelto di abbandonare le previsioni centrali in favore di tre scenari alternativi legati all'andamento dei prezzi energetici. Nello scenario peggiore, con il petrolio intorno ai 130 dollari al barile, si ipotizzano tra i 66 e i 151 punti base di rialzi aggiuntivi.
I mercati prezzano ora circa due rialzi nel corso del 2026, con una probabilità non trascurabile di un terzo. Bloomberg Economics anticipa che la prima mossa potrebbe arrivare già a giugno.
BANK OF JAPAN: IL VOTO PIÙ SPACCATO DELL'ERA UEDA
Anche la Banca del Giappone ha mantenuto invariato il tasso di policy allo 0,75%, ma la decisione è passata con un voto di 6 a 3, il più netto dall'inizio della governorship di Kazuo Ueda. Tre membri del board — Takata, Tamura e Nakagawa — hanno votato per un rialzo immediato, segnalando una pressione interna crescente verso una normalizzazione più rapida della politica monetaria.
Sul piano macroeconomico, la BOJ ha dimezzato la stima di crescita per l'anno fiscale corrente allo 0,5%, alzando al contempo la previsione sull'inflazione core al 2,8%, sopra le attese. Ueda ha riconosciuto che l'attuale contesto — caratterizzato da crescita debole e prezzi in aumento, tipico di uno shock negativo dell'offerta — rende le decisioni particolarmente delicate, e ha dichiarato di prendere "molto seriamente" i dissensi interni.
Nonostante il tono prudente, il governatore ha lasciato aperta la possibilità di un rialzo già a giugno, qualora le pressioni inflazionistiche si intensificassero senza un deterioramento ciclico marcato. I mercati attribuiscono a quella riunione una probabilità di circa il 66% di un aumento dei tassi. Lo yen ha reagito in modo volatile: un iniziale rafforzamento dopo la decisione è stato seguito da un nuovo indebolimento durante la conferenza stampa, riflettendo l'ambiguità del messaggio complessivo.
BANK OF CANADA: ATTENDISMO MOTIVATO
La Banca del Canada ha confermato il tasso al 2,25%, con il governatore Tiff Macklem che ha definito il livello attuale "appropriato" per accompagnare l'aggiustamento dell'economia verso il target di inflazione. Le previsioni indicano un temporaneo rimbalzo dell'inflazione intorno al 3% ad aprile, seguito da un rientro al 2% all'inizio del 2027.
I rischi, tuttavia, sono chiaramente identificati: la guerra in Medio Oriente e il suo impatto sui prezzi dell'energia, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti e l'imminente revisione dell'accordo USMCA prevista per luglio. Macklem ha precisato che un eventuale shock energetico prolungato potrebbe richiedere rialzi anche consecutivi dei tassi, mentre un inasprimento significativo delle restrizioni commerciali americane potrebbe invece spingere verso tagli.
Sul fronte della crescita, la BoC prevede un PIL reale all'1,2% nel 2026, con una graduale accelerazione negli anni successivi. Essendo il Canada un grande esportatore netto di petrolio, prezzi energetici più elevati producono effetti ambivalenti: aumentano il reddito nazionale, ma comprimono il potere d'acquisto dei consumatori.
BRASILE: TAGLIO CAUTO IN UN CONTESTO COMPLESSO
La Banca Centrale del Brasile ha ridotto il tasso Selic di 25 punti base, portandolo al 14,5% con una decisione unanime. Si tratta del secondo taglio consecutivo dopo un lungo periodo di tassi fermi al 15%, ma l'istituto guidato da Gabriel Galipolo ha mantenuto un tono deliberatamente restrittivo, evitando qualsiasi forma di forward guidance e ribadendo che inflazione e aspettative restano al di sopra del target del 3%.
Le nuove proiezioni indicano che i prezzi potrebbero salire fino al 4,6% a fine 2026, per poi rientrare gradualmente al 3,5% nel quarto trimestre del 2027, nuovo orizzonte di riferimento per la politica monetaria. In questo contesto, ulteriori tagli non sono garantiti e il ritmo di allentamento potrebbe rallentare o interrompersi prima delle attese.
A sostenere la decisione contribuisce la resilienza dell'economia reale: produzione industriale, PIL mensile e creazione di posti di lavoro formali hanno superato le attese, mentre il real brasiliano si è apprezzato di circa il 10% contro il dollaro da inizio anno — la performance migliore tra le valute emergenti — offrendo un parziale cuscinetto contro le pressioni inflazionistiche importate.
IL QUADRO COMUNE
Pur con dinamiche nazionali differenti, le quattro banche centrali condividono una medesima sfida: calibrare la politica monetaria in un contesto dove l'incertezza geopolitica — in particolare l'impatto della guerra in Medio Oriente sui prezzi energetici — rende le proiezioni meno affidabili e le decisioni più difficili. La parola d'ordine della settimana è stata cautela, ma con un chiaro orientamento al rialzo che rende i prossimi appuntamenti di giugno potenzialmente decisivi per la traiettoria dei tassi globali.
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