La Bce ha deciso di mantenere invariati i tassi, che restano al 2%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e il tasso sui prestiti marginali al 2,40%. La scelta riflette una valutazione complessivamente coerente con le precedenti proiezioni sull'inflazione, ma in un quadro in cui i rischi si sono aggravati su entrambi i fronti: al rialzo per i prezzi e al ribasso per la crescita. La BCE ribadisce il proprio approccio basato sui dati, senza pre-impegnarsi su un percorso predefinito dei tassi, ma la porta è aperta ad un rialzo dei tassi a giugno.
Il fattore determinante dell'attuale scenario è il conflitto in corso in Medio Oriente, che ha provocato un brusco rialzo dei prezzi energetici. Questo si ripercuote negativamente sia sull'inflazione sia sulla fiducia di consumatori e imprese. La BCE sottolinea che l'impatto sull'economia dipenderà dalla durata e dall'intensità del conflitto: più a lungo perdurerà la guerra, più marcati saranno gli effetti secondari su prezzi e salari.
Sul fronte della crescita, le prospettive si sono deteriorate: i sondaggi segnalano un rallentamento, i tempi di consegna si allungano, i costi degli input aumentano e la propensione a consumare e investire si indebolisce. A fare da cuscinetto ci sono la solidità finanziaria delle famiglie e i piani di spesa pubblica in difesa e infrastrutture. Per quanto riguarda l'inflazione, ad aprile è salita al 3%.
I rischi alla crescita sono orientati al ribasso: prolungate interruzioni delle forniture energetiche, turbolenze sui mercati finanziari globali, tensioni commerciali internazionali e la guerra in Ucraina costituiscono le principali fonti di vulnerabilità. Al contrario, i rischi sull'inflazione sono al rialzo, con il pericolo che il caro-energia si trasmetta più del previsto a prezzi e salari, generando effetti di secondo ordine persistenti.
Sul piano finanziario, le condizioni si sono inasprite rispetto al periodo pre-guerra. Il costo del debito di mercato per le imprese è salito al 3,9% a marzo. I prestiti bancari alle aziende sono cresciuti del 3,2% su base annua, ma gli standard creditizi si sono irrigiditi, con le banche più preoccupate per i rischi economici dei loro clienti.