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Usa: situazione e prodotti

Usa: situazione e prodotti

Data di pubblicazione 24 giugno 2026
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Autore: Alberto Cascione

Stati Uniti: prospettive economiche in miglioramento?

Gli ultimi indicatori economici hanno rassicurato gli investitori sulle prospettive economiche degli Stati Uniti. L'ottimismo è tornato sui mercati finanziari americani?

Il mercato del lavoro riparte

Con soli 120.000 nuovi posti di lavoro creati tra il gennaio 2025 e il febbraio 2026, il mercato del lavoro americano aveva attraversato quattordici mesi particolarmente difficili, che contenevano in germe una futura crisi economica. E visto che consumi delle famiglie sono la forza trainante dell'attività economica oltreoceano, senza la creazione di posti di lavoro per incrementare i loro redditi, gli americani prima o poi avrebbero dovuto ridurre i consumi. A marzo, però, questo periodo di stagnazione del mercato del lavoro si è concluso con la creazione di 214.000 nuovi impieghi. Una ripresa che è proseguita nei due mesi successivi con altri 351.000 nuovi posti di lavoro. In tre mesi, l'economia americana ha, quindi, creato cinque volte più posti di lavoro che nei quattordici mesi precedenti. Il tanto temuto arresto dei consumi, che avrebbe fermato l'espansione economica americana, non è quindi più all'ordine del giorno. Anzi, i recenti indicatori confermano una ripresa economica, con l'attività manifatturiera che ha registrato a maggio la sua maggiore espansione dal 2022, mentre l'ultimo Beige Book della Fed (la Banca centrale americana), che riassume la situazione osservata in tutto il Paese, prevede una continua espansione economica negli Stati Uniti.

Inflazione meno preoccupante

L'altra principale preoccupazione degli analisti per l'economia americana era l'impennata dei prezzi. A causa dell'impennata dei prezzi dell'energia, in maggio l'inflazione era balzata infatti al 4,2% dal 2,4% di febbraio. Con l'accordo firmato tra Stati Uniti e Iran, tuttavia, i timori inflazionistici si sono notevolmente allentati. Certo questo accordo è ben lungi dal risolvere tutti gli aspetti del conflitto e la parte più difficile deve ancora venire, in particolare con i negoziati tecnici sul programma nucleare iraniano che dovranno concludersi entro i prossimi 60 giorni. Tuttavia, ora lo Stretto di Hormuz è aperto e l'Iran può di nuovo esportare i suoi idrocarburi. Da un giorno all'altro, quindi, milioni di barili di petrolio aggiuntivi si sono riversati sul mercato energetico globale; il che ha innescato un crollo dei prezzi del petrolio. Il prezzo di riferimento del greggio statunitense è sceso così a circa 75 dollari al barile, rispetto al picco di oltre 110 dollari di poche settimane fa e ai 65 dollari di febbraio, prima dell'inizio delle ostilità. E, se questo brusco calo dei prezzi energetici verrà confermato, l'inflazione statunitense diminuirà nei prossimi mesi, anche perché lo shock petrolifero non aveva ancora avuto un impatto significativo sugli altri beni. Senza l'energia, l'inflazione Usa era salita, infatti, solo leggermente, passando dal 2,5% di febbraio al 2,9% di maggio.

La Fed conferma lo statu quo

Kevin Warsh, il nuovo presidente della Fed, ha accolto con favore il crollo dei prezzi del petrolio. Quella che, prevista per il 16 e il 17 giugno, si preannunciava come una prima riunione del comitato di politica monetaria ad alto rischio si è trasformata, infatti, in un debutto relativamente sereno. La ripresa del mercato del lavoro e l'allentamento delle pressioni inflazionistiche hanno, infatti, consentito ai membri del comitato di confermare all'unanimità lo statu quo monetario.

E pur ribadendo l'impegno della Fed nella lotta all'inflazione, affermando che il comitato di politica monetaria "ripristinerà la stabilità dei prezzi", il nuovo presidente si è limitato a commentare, a malapena, le proiezioni economiche dei membri del comitato di politica monetaria, che preannunciavano un aumento del tasso di riferimento entro la fine dell'anno. Ha dichiarato, infatti, di non attribuire molta importanza alle previsioni economiche. E, secondo certe fonti, sembra anche che Warsh non abbia neppure partecipato a questo esercizio trimestrale, dato che sono state registrate solo 18 previsioni a fronte di 19 potenziali partecipanti.

Come investire

A seconda della strategia di portafoglio che segui - difensiva, equilibrata o dinamica - le azioni statunitensi devono rappresentare il 5%, il 15% e il 25% del tuo portafoglio. E anche le obbligazioni in dollari sono un investimento imprescindibile. In quest’ultimo caso, a seconda del portafoglio replicato, non solo cambiano le percentuali, ma anche le tipologie di obbligazioni. Per questo, anche i prodotti so diversi. Ecco una rassegna.

Vanguard USD Treasury Bond UCITS ETF (Dist) (18,704; IE00BZ163M45) e Xtrackers II US Treasuries UCITS ETF 1D (169,27; LU0429459356). Titoli di Stato Usa.

iShares $ High Yield Corp Bond UCITS ETF (Dist) (82,96; Isin IE00B4PY7Y77). Etf sui bond high yield Usa. UBAM Global High Yield Solution RC USD (258,58; Isin LU0569864480). Fondo a gestione attiva che punta sui bond high yield globali, ma visto che è preponderante il peso di quelli in dollari, è consigliato per i bond high yield in dollari. Ha una politica di gestione che lo rende particolarmente interessante.

IE00BYV12Y75 – SPDR Bloomberg 1-10 Year U.S. Corporate Bond UCITS ETF (Dist) (26,415; Isin IE00BYV12Y75). Obbligazioni societarie Usa.