L'inflazione rallenta, si attenua lo shock petrolifero
I prezzi alla produzione (PPI) sono saliti del 3,5% su base annua, in calo rispetto al 4,1% di giugno e sotto le attese degli analisti, mentre l'inflazione al consumo (CPI) è scesa allo 0,5% dall'1% precedente, e quella core (esclusi alimentari ed energia) allo 0,9% dall'1%. Il rallentamento riflette l'affievolirsi dello shock energetico legato al conflitto Iran-Israele e alle tensioni nello Stretto di Hormuz, con i costi del petrolio in calo rispetto ai picchi dei mesi scorsi.
Un'economia sempre più divisa in due velocità
Il filo conduttore che lega inflazione e commercio estero è la debolezza strutturale della domanda interna. Sul fronte dei prezzi, questa fragilità limita la capacità delle aziende di scaricare sui consumatori l'aumento dei costi di produzione, e si riflette nel calo dei prezzi di turismo e servizi legati alle vacanze. Sul fronte settoriale, energia e materie prime restano molto profittevoli, mentre comparti manifatturieri labour-intensive come l'abbigliamento vedono gli utili ridursi. Questa stessa divergenza si ritrova, ancora più marcata, nel commercio estero: mentre i settori tecnologici e orientati all'export prosperano, la domanda interna e l'occupazione nei settori tradizionali restano deboli.
Il commercio estero resiste alle piogge grazie all'AI
Nonostante piogge e tifoni abbiano temporaneamente bloccato alcuni tra i principali porti cinesi, il commercio estero ha mostrato una forza sorprendente: le esportazioni sono salite del 23,9% su base annua (secondo mese consecutivo sopra il 20%), le importazioni del 27,5%, con un surplus commerciale di 112,5 miliardi di dollari, verso un nuovo record annuale. A trainare la crescita è soprattutto la domanda globale di prodotti legati all'AI e all'alta tecnologia: le esportazioni di chip sono aumentate del 117%, quelle di computer del 67%, di automobili del 60% e di navi del 92%, con un contributo anche dalla transizione energetica e dalle tecnologie green. Parte della crescita in valore riflette però anche l'aumento dei prezzi di semiconduttori, petrolio e metalli, in un contesto di carenza di chip lungo la filiera legata all'AI.
Rischio deflazione e tensioni commerciali
Il surplus commerciale crescente, specie verso l'Unione Europea, continua ad alimentare le tensioni con Stati Uniti ed Europa. Allo stesso tempo, gli economisti temono che il rallentamento dell'inflazione possa riaccendere i timori di pressioni deflazionistiche, con possibili freni a consumi, investimenti e crescita nel lungo periodo.

