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Indonesia, Turchia, Svizzera

Indonesia, Turchia, Svizzera

Data di pubblicazione 05 agosto 2026
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Autore: Alberto Cascione

Svizzera, Indonesia e Turchia: i segnali da monitorare

I tre casi, pur molto diversi tra loro, restituiscono un quadro coerente sullo stato dell'economia globale a metà 2026

Svizzera: l'inflazione più bassa tra le economie avanzate

A luglio 2026 l'inflazione svizzera è scesa allo 0,4% su base annua, dal 0,5% di giugno, in linea con le attese. Il calo dei prezzi di abbigliamento e autonoleggi ha più che compensato il rincaro dell'energia (diesel e gasolio da riscaldamento). Anche l'inflazione "core" (che esclude le componenti più volatili come cibo e energia) resta stabile e contenuta, allo 0,3%. Calcolata con il metro di misura europeo, l'inflazione svizzera si ferma allo 0,7%, contro il 2,9% dell'Eurozona — un divario enorme che conferma la Svizzera come un'isola di stabilità dei prezzi. La Banca Nazionale Svizzera prevede che l'inflazione resti sotto controllo almeno fino all'inizio del 2027 (massimo 0,8%), ben dentro l'obiettivo ufficiale (0-2%). Di conseguenza, i tassi d'interesse potrebbero restare fermi allo 0% fino a fine 2027, in assenza di shock. La banca centrale continua inoltre a intervenire sul mercato valutario (circa 3,9 miliardi di franchi acquistati nel primo trimestre) per evitare che il franco si rafforzi troppo.

Indonesia: crescita sopra le attese, ma con nubi all'orizzonte

L'economia indonesiana ha sorpreso positivamente nel secondo trimestre 2026, con un PIL cresciuto del 5,29% su base annua — sopra le stime (5,14%), anche se in rallentamento rispetto al 5,61% del trimestre precedente. A trainare la crescita sono stati soprattutto i consumi delle famiglie (+5,06%, oltre metà del PIL), gli investimenti (+6,87%, spinti da veicoli e attrezzature) e una forte spesa pubblica (+16%, grazie a programmi sociali come i pasti gratuiti e ai bonus per i dipendenti pubblici). Quasi tutti i settori hanno contribuito positivamente — manifattura, agricoltura, commercio, costruzioni, servizi — con la sola eccezione del comparto minerario, rimasto fermo. Non mancano però le incognite: l'export di materie prime soffre per i prezzi energetici elevati, gli investitori restano cauti sulle politiche economiche del presidente Prabowo Subianto, e le recenti dimissioni del governatore della banca centrale hanno aumentato la volatilità dei mercati. Il governo punta comunque a una crescita tra il 5,6% e il 6% per l'intero 2026 — un traguardo che il Paese non raggiunge dal 2012 — anche se lo spazio per nuovi stimoli è limitato e i tassi più alti potrebbero rallentare l'economia nella seconda metà dell'anno. Sul fronte sociale, il quadro migliora: disoccupazione in calo al 4,65% e povertà scesa all'8,07%.

Turchia: la disinflazione rallenta, l'energia resta il rischio principale

Anche in Turchia l'inflazione continua a scendere, ma con maggiore cautela. A luglio si è attestata al 31,8% su base annua, in calo dal 32,1% di giugno — secondo mese consecutivo di miglioramento, leggermente meglio delle attese (31,9%). Su base mensile, però, i prezzi sono saliti dell'1,78% (contro l'1% del mese precedente), complice anche l'adeguamento già annunciato dei prezzi dei servizi sanitari. Il rischio principale arriva dall'energia: la Turchia dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas, e a luglio il prezzo del Brent è salito per le rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran. Gli scenari divergono molto: se il processo di pace dovesse riprendere e i prezzi del petrolio tornare a livelli normali, l'inflazione potrebbe chiudere il 2026 intorno al 28%; ma in caso di un Brent a 130 dollari al barile, potrebbe risalire fino al 35%. Per contenere la situazione, la banca centrale turca ha già inasprito la politica monetaria da marzo, con un tasso overnight al 40% e strumenti di finanziamento più costosi. Gli economisti vedono poco spazio per tagli dei tassi nel 2026. L'obiettivo ufficiale di inflazione a fine anno era del 26%, ma potrebbe essere rivisto il 13 agosto; le stime di mercato sono comunque più caute, con alcune banche d'affari che indicano circa il 29,7%.

Il filo comune

I tre casi, pur molto diversi tra loro, restituiscono un quadro coerente sullo stato dell'economia globale a metà 2026: da un lato le economie sviluppate con inflazione sotto controllo (come la Svizzera) hanno margine per mantenere politiche monetarie accomodanti; dall'altro, le economie emergenti mostrano resilienza della domanda interna (Indonesia) ma restano esposte a shock esterni — in particolare energetici e geopolitici — che possono rapidamente complicare il quadro dei prezzi, come dimostra il caso turco.

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