Il rapporto sull'occupazione USA di luglio ha sorpreso i mercati in negativo: contro attese di un aumento di circa 80.000 posti di lavoro, l'occupazione non agricola è calata di 23.000 unità, con il governo che ha riportato un declino di 23.000 posti contro le previsioni di crescita di 80.000 degli economisti. A complicare il quadro sono arrivate anche revisioni al ribasso dei due mesi precedenti, che hanno ridimensionato ulteriormente la forza apparente del mercato del lavoro mostrata nei mesi scorsi.
Paradossalmente, il tasso di disoccupazione è sceso al 4,1%, sotto il 4,2% atteso dagli analisti, anche se questo miglioramento riflette soprattutto il calo della partecipazione alla forza lavoro piuttosto che una reale creazione di posti. Anche la dinamica salariale è apparsa fiacca, con una crescita mensile della retribuzione oraria media di appena lo 0,1%, inferiore alle stime.
Questi numeri indicano che il mercato del lavoro americano sta iniziando a perdere slancio dopo mesi di relativa tenuta, complice anche la pressione di prezzi in aumento e l'incertezza economica legata al conflitto con l'Iran. I tagli occupazionali si sono concentrati soprattutto nella pubblica amministrazione, nel settore del tempo libero e ospitalità e nel commercio al dettaglio, mentre il settore privato ha comunque generato circa 30.000 nuovi posti, trainato in particolare da sanità e assistenza sociale.
Sul fronte dei mercati, il dato più debole del previsto ha spinto gli investitori a rivedere al ribasso le aspettative su un possibile intervento restrittivo della Federal Reserve a settembre, alimentando invece le scommesse su un atteggiamento più prudente. La reazione immediata è stata un rialzo dei futures azionari statunitensi e un calo dei rendimenti dei Treasury.

