India: la crescita resta la priorità
La Reserve Bank of India (RBI) ha lasciato invariati i tassi al 5,25%, mantenendo un orientamento neutrale. Il messaggio è chiaro: al momento la banca centrale privilegia il sostegno alla crescita economica rispetto a un contrasto preventivo dell'inflazione. A conferma di questa fiducia, la RBI ha rivisto al rialzo la stima di crescita del PIL per l'anno fiscale in corso, portandola al 6,7% dal 6,6% precedente, grazie alla solidità di domanda interna, manifattura, servizi ed esportazioni.
Pur avendo registrato a giugno un'inflazione superiore all’obiettivo del 4%, il governatore della banca centrale ha spiegato che le pressioni sui prezzi derivano soprattutto da fattori legati all'offerta e non sono diffuse nell'economia — tanto che la previsione d'inflazione per l'anno è stata addirittura abbassata al 5%. I mrcati non si aspettano rialzi dei tassi nel breve periodo, il che favorisce imprese, banche e famiglie indebitate — meno i risparmiatori, i cui rendimenti reali resteranno vicini allo zero ancora per mesi.
Brasile: quarto taglio consecutivo, ma senza indicazioni sul futuro
La banca centrale brasiliana ha invece proseguito il proprio ciclo di allentamento, riducendo i tassi dal 14,25% al 14%, il quarto taglio consecutivo da 25 punti base (100 punti base complessivi dall'avvio del ciclo a marzo). La mossa era attesa dal mercato.
Il dato più significativo, però, è che il comunicato non ha fornito indicazioni precise sulle prossime mosse: sia un nuovo taglio sia una pausa restano possibili, a seconda dell'evoluzione dei dati. Il taglio è motivato da un'inflazione in rallentamento (dati di giugno e inizio luglio migliori delle attese) e da un'attività economica che perde slancio, con servizi e industria in indebolimento, mentre il mercato del lavoro resta solido ma con una crescita più moderata. La prudenza resta comunque alta: le aspettative d'inflazione sono ancora sopra il target del 3%, e pesano rischi come le tensioni in Medio Oriente, la volatilità del petrolio, possibili rincari alimentari legati a El Niño, un eventuale dollaro forte in caso di Fed restrittiva e gli stimoli fiscali del governo Lula. Gli analisti sono divisi tra chi prevede ulteriori tagli entro fine anno e chi si aspetta una pausa per consolidare la disinflazione.
Messico: Banxico conferma la pausa, seconda volta consecutiva
Banxico ha deciso, all'unanimità, di mantenere i tassi al 6,5% per la seconda riunione consecutiva, una scelta ampiamente prevista. La decisione riflette l'equilibrio tra un'inflazione generale e una crescita in rallentamento da un lato, e le pressioni ancora persistenti sui prezzi dei servizi dall'altro. La banca centrale aveva già interrotto a giugno il ciclo di riduzione dei tassi avviato due anni prima.
L'inflazione core, cioè quella di fondo, resta pressoché stabile al 3,95%, ancora sopra l'obiettivo del 3%, mentre quella dei servizi è scesa leggermente al 4,36%, ma continua a preoccupare: se questa componente dovesse restare elevata, Banxico potrebbe rivedere al rialzo le proprie previsioni d'inflazione. Al momento la banca centrale prevede che inflazione generale e core tornino all’obiettivo del 3% nel secondo trimestre del 2027. I mercati ritengono che eventuali nuovi tagli arriveranno solo dopo ulteriori conferme di un rallentamento duraturo dell'inflazione.
Il quadro d'insieme
Le tre banche centrali condividono un atteggiamento di fondo prudente ma orientato al sostegno della crescita, pur muovendosi su binari diversi: l'India resta ferma con condizioni finanziarie accomodanti, il Brasile continua a tagliare ma senza sbilanciarsi sul futuro, e il Messico mantiene la pausa in attesa di segnali più solidi sull'inflazione dei servizi. In tutti e tre i casi, i rischi geopolitici — Medio Oriente in primis — e le dinamiche dei prezzi restano le variabili chiave da monitorare per capire le prossime mosse.

