L’inflazione torna ad accelerare con decisione nell’Eurozona. A settembre la crescita dei prezzi al consumo ha raggiunto il 3,8% su base annua, contro il 3,2% di agosto, superando leggermente le attese, ferme al 3,7%. Si tratta del livello più elevato degli ultimi tre anni. A imprimere la spinta principale sono stati ancora una volta petrolio e gas naturale, rincarati in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche e dalla persistente instabilità in Iran. L’accelerazione non riguarda però soltanto le componenti più volatili. L’inflazione core – o di fondo, che esclude energia e alimentari, è salita al 2,5%, mentre quella dei servizi ha raggiunto il 3,2%. Anche i dati provenienti dalle principali economie dell’area hanno sorpreso al rialzo, mostrando come la ripresa delle pressioni sui prezzi sia piuttosto diffusa. Il quadro rafforza così le aspettative di una politica monetaria più restrittiva da parte della Banca centrale europea, con la prospettiva di ulteriori rialzi dei tassi qualora l’inflazione dovesse mantenersi su livelli elevati.
Italia
In Italia l’accelerazione dei prezzi è stata ancora più marcata. Secondo le stime preliminari dell’Istat, a settembre i prezzi sono aumentati dello 0,7% rispetto al mese precedente e del 4,2% su base annua, dopo il 3,3% registrato ad agosto. Anche nel caso italiano il principale impulso arriva dall’energia. I prezzi degli energetici regolamentati hanno accelerato dal 18,6% al 25,9% su base annua, mentre quelli degli energetici non regolamentati sono passati dal 17% al 22,2%. A questo si aggiunge una maggiore dinamica degli alimentari non lavorati, la cui crescita è salita dal 3,8% al 5,5%. Hanno accelerato anche i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, dal 2,6% al 2,9%, e i servizi relativi ai trasporti, dallo 0,8% all’1,6%. Le pressioni di fondo rimangono tuttavia molto più contenute rispetto all’indice generale. L’inflazione core, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è salita dall’1,5% all’1,7%. Anche il cosiddetto “carrello della spesa” mostra un’accelerazione: i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono passati da una crescita dello 0,9% all’1,7%.
Germania
Anche in Germania l’inflazione ha sorpreso al rialzo, raggiungendo il 3,3%, il livello più elevato degli ultimi tre anni e superiore alle previsioni degli economisti. Come nel resto dell’Eurozona, il principale motore dell’aumento dei prezzi è rappresentato dall’energia. Il dato tedesco presenta tuttavia una differenza importante rispetto all’accelerazione dell’indice generale: l’inflazione core è rimasta stabile al 2,4%. Per il momento, quindi, le pressioni provenienti dall’energia non sembrano essersi trasferite con la stessa intensità alle altre componenti dei prezzi, mentre gli effetti di secondo livello su salari e consumi restano limitati.
Francia
In Francia l’inflazione è salita al 3,4%, raggiungendo il livello più elevato da oltre due anni e superando anche in questo caso le attese del mercato. Il comparto energetico rimane il principale responsabile dell’accelerazione, con prezzi dell’energia aumentati del 21,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Rispetto alla Germania, emergono però segnali più evidenti di una diffusione delle pressioni inflazionistiche. Gli aumenti iniziano infatti a interessare anche i servizi e i beni alimentari, suggerendo che l’incremento dei costi energetici stia gradualmente coinvolgendo una gamma più ampia di beni e servizi.
Fuori dall’Eurozona: Polonia e Svizzera
Le pressioni derivanti dall’energia non si fermano ai confini dell’area euro. In Polonia l’inflazione annuale è salita al 4% a settembre, dal 3,4% di agosto, superando così il limite superiore dell’obiettivo della banca centrale polacca, fissato al 2,5% con una fascia di tolleranza di un punto percentuale. A determinare gran parte dell’accelerazione è stato il forte rincaro dei carburanti, aumentati del 36% su base annua, il ritmo più elevato degli ultimi quattro anni. Nonostante il balzo dell’indice generale, l’inflazione core rimane relativamente ontenuta. Questo riduce la pressione per un intervento immediato sui tassi.
Più contenuta resta invece l’inflazione in Svizzera, dove a settembre il tasso annuo è salito all’1%, dallo 0,8% di agosto, raggiungendo il livello più elevato degli ultimi due anni. L’accelerazione è stata determinata soprattutto dal rincaro del petrolio e dall’indebolimento del franco svizzero, che ha reso più costose le importazioni. Il dato rimane comunque pienamente all’interno dell’intervallo tra 0% e 2% considerato compatibile con la stabilità dei prezzi dalla Banca nazionale svizzera. Anche l’inflazione core ha registrato soltanto un lieve aumento, passando dallo 0,4% allo 0,5%, segnalando un rafforzamento ancora moderato delle pressioni interne.

