In Svizzera, la Banca nazionale svizzera (SNB) ha confermato il tasso di riferimento allo 0%, il livello più basso tra le principali economie avanzate. Il dato più significativo, tuttavia, riguarda il cambio di tono: la banca ha rivisto leggermente al rialzo le previsioni d'inflazione e ha eliminato il riferimento alla propria "maggiore disponibilità" a intervenire sul mercato valutario per sostenere il franco. Il messaggio implicito è che il rischio principale non è più un franco troppo forte, ma una risalita graduale dei prezzi, favorita anche dal possibile deprezzamento della valuta che renderebbe più costose le importazioni.
Di segno opposto la linea seguita dalla Norvegia, dove la Norges Bank ha alzato i tassi di 25 punti base, portandoli al 4,5% e confermando uno degli approcci più restrittivi tra le economie sviluppate. La governatriceha lasciato aperta la porta a ulteriori strette, condizionandole alla convergenza dell'inflazione verso l'obiettivo del 2%: con una crescita economica giudicata ancora robusta e pressioni sui prezzi ritenute eccessive, i tassi restano destinati a rimanere elevati più a lungo del previsto.
Sul fronte latinoamericano, il Messico ha scelto la prudenza: Banxico ha mantenuto il tasso al 6,5% per la terza riunione consecutiva, in attesa di conferme sulla sostenibilità del recente rallentamento dell'inflazione. Pur in un contesto di prezzi relativamente sotto controllo, la banca centrale ha modificato la propria comunicazione, eliminando i riferimenti a un mantenimento prolungato dei tassi attuali: un segnale di maggiore flessibilità futura, sia in caso di nuove tensioni inflazionistiche sia di un indebolimento del peso.
Infine, in Indonesia, Bank Indonesia ha lasciato invariato il tasso al 5,75%, preferendo strumenti alternativi alla leva dei tassi per sostenere la rupia. La nuova governatrice Destry Damayanti ha puntato su un rafforzamento degli incentivi per la copertura del rischio cambio e per attrarre capitali esteri, riducendo i costi di hedging, così da difendere la valuta senza frenare la crescita. Resta però sullo sfondo il rischio di un ultimo rialzo entro fine anno, qualora l'aumento dei prezzi del petrolio, il rafforzamento del dollaro e le prossime mosse della Federal Reserve dovessero intensificare le pressioni sulla valuta.

