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Brasile, Giappone, Regno Unito

Brasile, Giappone, Regno Unito

Data di pubblicazione 18 settembre 2026
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Autore: Alberto Cascione

Banche centrali in movimento: BoE, BOJ e Brasile su strade opposte

Le ultime decisioni delle principali banche centrali mondiali disegnano un quadro di crescente divergenza nella politica monetaria globale, in un contesto dominato dalle tensioni in Medio Oriente e dalle incertezze politiche interne

Bank of England: ferma ma in allerta

La Bank of England ha mantenuto il tasso d'interesse al 3,75%, con un voto tutt'altro che unanime: 6 membri a favore di non fare nulla contro 3 favorevoli a un rialzo immediato. Il governatore ha spiegato che l'impatto dell'attuale shock energetico sull'economia britannica resta finora contenuto, ma un periodo prolungato di prezzi elevati potrebbe rendere necessaria una stretta monetaria e infatti i rischi per l'inflazione sono giudicati oggi più orientati al rialzo rispetto a luglio, con proiezioni che indicano un possibile superamento del 4% all'inizio del 2027, ben oltre l’obiettivo del 2%. Nonostante l'assenza di un rialzo immediato, i mercati hanno reagito con cautela: le aspettative di future strette monetarie si sono ridimensionate dopo un comunicato giudicato meno aggressivo del previsto, mentre i titoli di Stato britannici sono saliti, con il rendimento del gilt trentennale in calo. Se ci sarà un rialzo, la riunione di novembre potrebbe essere la prima data utile.

Brasile: taglio dei tassi alla vigilia del voto

Controcorrente rispetto a Londra e Tokyo, la banca centrale brasiliana ha tagliato i tassi, portandoli al 13,75%, complice il rallentamento dell'inflazione e un'attività economica in progressivo indebolimento. È il primo taglio dei tassi alla vigilia di un'elezione presidenziale in vent'anni. La decisione, approvata all'unanimità è arrivata in un clima di forte incertezza politica: le elezioni del 4 ottobre vedono il presidente Lula e il senatore Flávio Bolsonaro in sostanziale parità nei sondaggi, con gli investitori concentrati sui rispettivi programmi in materia di debito pubblico e spesa fiscale. Un eventuale deterioramento della fiducia fiscale potrebbe indebolire il real, alimentare l'inflazione e frenare ulteriori tagli. Il messaggio della banca centrale è che il ciclo di allentamento proseguirà, ma con gradualità, condizionato da inflazione, esito elettorale e contesto finanziario globale.

Giappone: rialzo diviso sotto pressione USA

In direzione opposta si muove la Bank of Japan, che ha alzato i tassi dello 0,25 portandoli all'1,25% — il livello più alto degli ultimi decenni. La decisione non è stata unanime: due membri hanno votato contro, segnalando crescenti resistenze interne alla velocità della normalizzazione. Si tratta del sesto rialzo sotto la guida di Kazuo Ueda e dell'intervallo più breve tra due strette dal 1990. La mossa arriva dopo pressioni ripetute del Segretario al Tesoro USA Bessent, favorevole a una politica più restrittiva per sostenere lo yen e ridurre la necessità di interventi valutari congiunti. Paradossalmente, nonostante il rialzo dei tassi, lo yen si è indebolito fino a 157,14 sul dollaro, mentre il Nikkei 225 ha guadagnato fino al 2%, favorito dal vantaggio competitivo di una valuta più debole: il mercato ha letto il voto diviso come un segnale meno aggressivo delle attese. Sul fronte inflazione, la BOJ segnala rischi persistenti al rialzo: i prezzi restano sopra il target del 2% da quattro anni consecutivi, e le imprese trasferiscono sempre più i costi su prezzi finali e salari. La banca centrale ha ribadito l'intenzione di proseguire con nuovi rialzi se l'economia evolverà come previsto — i mercati assegnano già circa l'80% di probabilità a un'ulteriore stretta entro dicembre.

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