Il rating sovrano della Croazia ha raggiunto un traguardo storico. Nel marzo 2026, Standard & Poor's ha promosso il paese alla fascia 'A' con outlook stabile, coronando un percorso di crescita iniziato quasi un decennio fa, quando la Croazia si trovava ancora in territorio speculativo. Anche Moody's e Fitch confermano la solidità del paese, con giudizi rispettivamente di A3 e A-, entrambi con prospettive stabili, a cui si aggiunge la valutazione A di DBRS Morningstar. In circa otto anni la Croazia ha collezionato sei promozioni consecutive, un risultato che riflette l'impatto positivo dell'integrazione nell'Eurozona e nell'area Schengen — tappe completate di recente — oltre all'impulso proveniente dai fondi del PNRR, che hanno sostenuto investimenti e riforme strutturali. La crescita del PIL si è mantenuta stabilmente al di sopra della media dell'Unione Europea, mentre il debito pubblico ha imboccato un sentiero di riduzione progressiva. Le tre agenzie di rating hanno anche assegnato un outlook stabile alla Croazia: non ci sono dunque all’orizzonte né promozioni né bocciature, riflettendo così una fiducia nelle prospettive di medio termine.
Nonostante il quadro positivo, non mancano vulnerabilità strutturali che la Croazia dovrà affrontare nei prossimi anni. Il principale nodo critico riguarda la traiettoria fiscale: S&P prevede una politica fiscale più espansiva, con un deficit medio del 2,7% del PIL nel periodo 2026-2029, alimentato da una crescita della spesa sociale, salariale e militare. Un eventuale scostamento da questo percorso rappresenterebbe il principale rischio di revisione al ribasso del rating. Inoltre, la dipendenza dal turismo rende l'economia croata vulnerabile ai cambiamenti della fiducia e del sentimento globale e ai rischi geopolitici. A questo si affiancano sfide demografiche di lungo periodo di non poco conto: l'emigrazione netta e l'invecchiamento della popolazione potrebbero comprimere la crescita economica e mettere sotto pressione le finanze pubbliche.
Con queste premesse e tale situazione, i titoli di Stato croati meriterebbero di essere all'acquisto come lo sono quelli di altri Paesi oggi consigliati con rating non solo analogo, ma anche inferiore - sempre in ottica di diversificazione, ovviamente. Purtroppo, i titoli quotati su Borsa Italiana, hanno tutti minimi da 100.000 euro, per cui non sono consigliati all'acquisto.